

La celiachia non è più considerata una malattia rara dell’infanzia. Oggi rappresenta una delle patologie autoimmuni più diffuse e in continua crescita, con diagnosi che riguardano bambini, adolescenti e adulti di ogni età. In Italia, secondo le più recenti stime aggiornate al 2026, le persone con diagnosi accertata di celiachia hanno ormai superato le 265.000 unità, ma il numero reale potrebbe essere molto più elevato. Gli esperti ritengono infatti che una larga parte dei soggetti celiaci non abbia ancora ricevuto una diagnosi corretta.
La celiachia è provocata da una risposta anomala del sistema immunitario nei confronti del glutine, complesso proteico presente nel frumento, nell’orzo, nella segale e in altri cereali correlati. Quando il glutine viene assunto da una persona geneticamente predisposta, il sistema immunitario attacca la mucosa dell’intestino tenue provocando un progressivo danneggiamento dei villi intestinali, strutture fondamentali per l’assorbimento dei nutrienti. Negli ultimi anni è aumentata non soltanto la conoscenza della malattia, ma anche la capacità di riconoscere forme meno evidenti rispetto al passato. Un tempo la celiachia veniva associata quasi esclusivamente a diarrea, dimagrimento e malnutrizione infantile. Oggi sappiamo che molti pazienti possono presentare sintomi differenti e apparentemente lontani dall’intestino: anemia cronica, stanchezza persistente, osteoporosi precoce, infertilità, cefalea, alterazioni neurologiche, dermatiti o disturbi dell’umore.
L’incremento delle diagnosi dipende certamente dal miglioramento degli strumenti diagnostici, ma non solo. Alcuni ricercatori ipotizzano che anche le modificazioni alimentari degli ultimi decenni possano avere un ruolo. L’alimentazione moderna prevede infatti un consumo molto elevato di cereali e prodotti industriali contenenti glutine. Inoltre, le varietà di grano attualmente coltivate risultano più ricche di glutine rispetto a quelle utilizzate in passato. Accanto ai fattori alimentari esiste poi una predisposizione genetica ben definita. La presenza degli aplotipi HLA-DQ2 e HLA-DQ8 rappresenta una condizione necessaria per lo sviluppo della malattia, anche se non sufficiente da sola a determinarla. È infatti probabile che intervengano ulteriori fattori ambientali capaci di attivare la risposta autoimmune.
Una delle domande più frequenti riguarda proprio il momento di comparsa della malattia. Oggi sappiamo che non si nasce necessariamente celiaci attivi, ma si nasce predisposti. La celiachia può manifestarsi in qualsiasi fase della vita: durante l’infanzia, nell’adolescenza, dopo una gravidanza o persino in età avanzata. Fra i possibili fattori scatenanti vengono studiati alcuni virus intestinali, infezioni gastrointestinali, periodi di forte stress fisico o psicologico, interventi chirurgici e importanti cambiamenti immunitari dell’organismo. In soggetti predisposti geneticamente, questi elementi potrebbero contribuire all’avvio del processo autoimmune. Questo spiega perché persone che hanno consumato glutine per anni senza problemi possano improvvisamente sviluppare la malattia in età adulta.
Negli ultimi anni l’attenzione scientifica si è concentrata anche sulla sensibilità al glutine non celiaca, condizione diversa dalla celiachia ma caratterizzata da sintomi intestinali ed extra intestinali che migliorano eliminando il glutine dalla dieta. In questi casi non sono presenti né il danno autoimmune intestinale tipico della celiachia né i meccanismi allergici del grano. Tuttavia, i pazienti riferiscono gonfiore addominale, stanchezza, cefalea, difficoltà digestive e disturbi cognitivi che tendono a ridursi con una dieta priva di glutine. La comunità scientifica continua a studiare questa condizione per comprenderne meglio i meccanismi biologici e distinguere i casi reali dalle forme influenzate da altre componenti alimentari o da disturbi funzionali intestinali.
La diagnosi tempestiva della celiachia resta fondamentale per prevenire complicanze anche importanti. Se non trattata, la malattia può infatti favorire carenze nutrizionali, osteoporosi infantile, problemi della crescita nei bambini, disturbi riproduttivi e, nei casi più severi, aumentare il rischio di alcune patologie autoimmuni e linfoproliferative. L’unica terapia realmente efficace resta ancora oggi la rigorosa dieta senza glutine per tutta la vita. Una terapia impegnativa, ma che nella maggior parte dei casi consente una completa remissione dei sintomi e un ritorno ad una buona qualità di vita. In questo scenario diventa essenziale sensibilizzare famiglie, scuole e medici a riconoscere anche i segnali più sfumati della malattia. La celiachia moderna, infatti, non sempre si presenta con sintomi evidenti: spesso si nasconde dietro disturbi comuni e sottovalutati.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico Guidagenitori.it