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Le allergie iniziano a comparire, non scambiamole per raffreddore

marzo 28, 2013 9:30 am

La primavera è iniziata e con essa le allergie: ma tra starnuti e naso che cola, con gli ultimi strascichi dell’influenza non è facile capire se si tratta di allergia o raffreddore. Ci vuole la giusta diagnosi.

Ormai è primavera da qualche giorno e già sono in tanti, tra adulti e bambini, ad accusare sintomi tipici dell’allergia, come starnuti, occhi arrossati e che lacrimano, scolo nasale, prurito in gola e tosse. Le allergie sono un fenomeno molto diffuso soprattutto in età pediatrica, tanto è vero che ne sono soggetti 20 bimbi su 100. In particolare costituisce un serio problema la rinite allergica, che sta aumentando sempre di più: secondo gli esperti, negli ultimi cinque anni la sua diffusione è cresciuta del 5 per cento, un trend che non accenna a diminuire. Il problema principale di questi disturbi allergici è il fatto che talvolta possono essere confusi con disturbi da raffreddamento, come avvertono gli esperti della Sipps (Società italiana di pediatria preventiva e sociale). Soprattutto in questi primi giorni di primavera, in cui il clima è ancora fresco e sono ancora diffuse le sindromi parainfluenzali, non è rato che una manifestazione allergica sia scambiata per una semplice influenza o un raffreddore. Il rischio si corre soprattutto se un bambino – o anche un adulto – non ha mai sofferto prima di allergia: questo problema può comparire anche da un anno all’altro.

Attenzione all’autodiagnosi
La somiglianza con i sintomi del raffreddamento induce molti genitori a sottovalutare il problema della rinite e ad effettuare un’autodiagnosi. Secondo gli esperti, in molti casi bambini e adulti con rinite vengono gestiti in autonomia, con farmaci non adatti. Così il disturbo non solo non migliora, ma rischia di peggiorare: non di rado le manifestazioni di rinite allergica sono seguite da veri e propri attacchi di asma che possono costituire un rischio. Per avere conferma è necessario recarsi dal pediatra e successivamente da un allergologo, che effettuerà alcuni test per verificare la sensibilizzazione a sostanze potenzialmente allergeniche. Questo, però, deve essere fatto per tempo: in un caso su tre, infatti, ci si reca dallo specialista ma solo quando i sintomi di cui si soffre sono giudicati come intollerabili. E, senza arrivare all’asma, la rinite allergica peggiora non poco la qualità della vita: comporta sintomi intensi a carico degli occhi, del naso, compromettendo la capacità di studio, di compiere sport e di giocare serenamente all’aperto. Il bambino con rinite, pur essendo presente a scuola, ha una perdita di produttività che va da circa l’11% fino al 40%.

Allergeni presenti tutto l’anno
La situazione si fa ancora più seria per le persone che vivono in città, adulti o bambini che siano. L’azione dei pollini, particelle invisibili prodotte dalle piante a scopo riproduttivo, che si diffondono nell’aria anche a grande distanza, si uniscono alle polvere PM10, le cosiddette “polveri sottili” di cui spesso si parla a proposito di inquinamento atmosferico. Si crea un mix altamente irritante per i soggetti predisposti. In primavera si verifica la pollinazione delle urticacee (in particolare parietaria) e delle composite (assenzio, ambrosia) che continua fino all’inizio dell’autunno. Quindi la rinite allergica può durare per un lungo arco di tempo, da gennaio ad ottobre. I cambiamenti climatici attualmente in corso, caratterizzati principalmente da un aumento della temperatura (il famigerato effetto serra), hanno modificato la biologia delle piante, ripercuotendosi sulla loro pollinazione e di conseguenza sui sintomi degli allergici. Vi sono studi che riportano un aumento negli ultimi anni del polline di betulla, ambrosia e cedro, altri riferiscono che l’ambrosia produce più polline in ambiente urbano, più caldo e ricco di CO2, che in campagna. La temperatura influenza anche il calendario di pollinazione: in generale le piante in città fioriscono 2-4 giorni prima rispetto all’ambiente rurale. A causa dell’aumento termico globale alberi come il nocciolo, la betulla, l’ontano, l’olivo ed erbe come le graminacee e la parietaria tendono ad anticipare l’inizio della pollinazione di circa un giorno ogni anno. Si osserva anche un prolungamento del periodo di pollinazione: la parietaria ora produce pollini nei primi mesi di autunno in regioni ove normalmente la fioritura cessava a fine settembre.

I consigli degli esperti per le mamme
Per ridurre, se possibile, i disagi legati alla rinite allergica, la Sipps ha elaborato un decalogo rivolto alle future mamme, con semplici misure preventive da seguire fin dai primi giorni della gravidanza e nei primi mesi di vita del neonato. Smettere di fumare, assumere farmaci solo se necessario e dietro consiglio medico, evitare le situazioni di stress sono solo alcune delle regole di base, alle quali seguono altre come quella di evitare di esporre i neonati al fumo passivo e favorire l’allattamento al seno per almeno sei mesi. Se invece l’allergia del bambino e’ ormai stata diagnosticata, occorre evitare esposizione al fumo di sigaretta, sia attivo che passivo, ridurre le concentrazioni di acari della polvere, ridurre e pulire frequentemente gli arredi che costituiscono un habitat favorevole per l’acaro, come moquette, divani, poltrone e tendaggi pesanti, favorire ventilazione e ricambio dell’aria negli ambienti domestici e ricorrere a materiali speciali per il rivestimento dei cuscini e dei materassi. Per tenere sotto controllo le allergie è possibile ricorrere anche ad aiuti farmacologici di vario tipo, come antistaminici, cortisonici e cromoni. In alcuni casi può essere necessario effettuare la prevenzione con il cosiddetto “vaccino”, che consiste nella somministrazione dell’allergene responsabile dei disturbi allergici e viene prescritto quasi sempre per via sublinguale, con gocce o spruzzi da mantenere sotto la lingua per alcuni secondi e poi deglutire.

Sahalima Giovannini

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