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L’allergia e l’intolleranza al latte

Agosto 27, 2009 12:29 pm

Sono sempre di più i bambini che hanno problemi con uno degli alimenti principali della loro dieta quotidiana: vediamo quali sono le cause e come si arriva ad una diagnosi certa.

La componente degli alimenti che attiva una reazione allergica coinvolgendo il sistema immunitario è detta allergene. L’allergia alimentare si scatena nel momento in cui l’allergene penetra nell’organismo per via digestiva. La sintomatologia che ne consegue è sostenuta da meccanismi immunologici che provocano la comparsa di una serie di sintomi a livello cutaneo (orticaria, angiodema, rush cutanei), dell’apparato gastroenterico (vomito, diarrea, coliche addominali) e dell’apparato respiratorio (rinite, asma). I segnali delle reazioni allergiche si scatenano all’improvviso e la sintomatologia varia a seconda dell’età di un individuo: nel lattante per esempio è maggiormente interessato l’apparato gastrointestinale; nel bambino la sintomatologia è generalmente a carico dell’epidermide (cute) e, andando avanti con l’età, è l’apparato respiratorio a essere colpito il più delle volte. Nell’adulto i sintomi sono più diffusi e vanno dall’orticaria ai disturbi respiratori fino ad arrivare, in qualche caso, al vero e proprio shock anafilattico. L’importanza del fattore ereditario è dimostrato dal ripetersi di manifestazioni allergiche nella stessa famiglia; non si eredita una particolare forma di allergia, quanto una generica predisposizione al gruppo delle malattie allergiche.

Gli alimenti che più di frequente causano allergia sono: il latte (proteine), i cereali (glutine), la soia, i pomodori, le uova, gli agrumi, i crostacei, cioccolato e noci. Il latte e le uova provocano manifestazioni particolarmente frequenti nel bambino, spesso di tipo immediato, che possono insorgere anche per minime quantità di cibo.

L’allergia al latte
A proposito del latte, alimento di fondamentale importanza per la crescita di un bambino, l’allergene in questione è la betalactoglobulina una delle proteine del latte vaccino. L’allergia alle proteine del latte vaccino può dare manifestazioni extraintestinali come l’eczema, la rinite e l’asma. La sintomatologia a carico dell’apparato gastroenterico di regola appare nei bambini i primi 3-6 mesi quando gradualmente viene aggiunto il latte vaccino al latte materno.
Normalmente se ci si trova di fronte ad una allergia questa si manifesta dopo qualche giorno, alcune volte però i sintomi possono comparire in seguito alle prime poppate di latte vaccino. I sintomi più comuni sono: vomito, diarrea liquida, mucosa o muco-ematica, dolori addominali e abbondante presenza di meteorismo.

La diagnosi e la cura dell’allergia al latte
La diagnosi viene fatta osservando la scomparsa totale dei sintomi con l’abolizione del latte e la successiva ricomparsa alla reintroduzione del latte stesso. Nel caso di dubbio conviene ricorrere ad alcuni esami specifici di laboratorio con i quali viene misurata, attraverso un prelievo di sangue, la presenza degli anticorpi specifici per l’allergene. In questo caso, dunque, gli anticorpi alla betalactoglobulina. Il trattamento consiste nell’abolizione del latte vaccino e di tutti i suoi derivati. Dopo i 12 – 18 mesi di età il latte vaccino può essere reintrodotto gradualmente.

L’intolleranza al latte
Secondo recenti stime circa un terzo della popolazione italiana adulta soffre di intolleranza al latte. La situazione ultimamente ha subito un notevole peggioramento: una delle cause di questo aumento può essere attribuito alle manipolazioni che subiscono i cibi dal momento della produzione a quella del consumo. Soprattutto tra i piccoli l’intolleranza al latte è notevolmente più frequente dell’allergia. Nel caso dell’intolleranza al latte, la lattasi, enzima che interviene nella scomposizione del latte riducendolo a galattosio e glucosio è praticamente assente o quasi nella mucosa intestinale. Il lattosio (zucchero del latte) è presente in ogni tipo di latte sia di mucca, di capra o umano. Quando questo arriva nel colon, non avvenendo la trasformazione non è tollerato, la conseguente reazione è la fermentazione con i sintomi tipici, come gonfiore e crampi addominali, meteorismo, diarrea. L’intolleranza al lattosio può essere dovuta a una deficienza primaria (una condizione genetica piuttosto rara), oppure, caso più frequente, secondaria e transitoria (dovuta ad una patologia intestinale passeggera). La lattasi è normalmente carente nei bambini prematuri ma si compensa con la crescita.

La diagnosi e la cura dell’intolleranza al latte
La diagnosi per allergia al latte viene fatta mettendo a dieta il bambino per qualche giorno con latte “delattosato”: in caso di intolleranza i sintomi scompariranno e allora la dieta potrà continuare con questo tipo di latte, facilmente reperibile in commercio. Attualmente nella pratica clinica vengono usati come sostituti del latte le formule a base di soia o di idrolisati proteici. Sono in commercio delle formule specificamente preparate per fornire i nutrienti essenziali alla buona crescita del bambino, che debbono essere prescritte però, in base alle specifiche esigenze individuali, dal pediatra.
Il più delle volte il difetto può limitarsi ad una carenza non grave della lattasi (e raramente è così forte da costringere ad eliminare tutto il lattosio nella dieta), che può anche facilmente regredire se l’alimento “incriminato” viene sospeso per qualche tempo; quando l’intolleranza risulterà scomparsa si potrà iniziare a riprendere gradualmente il latte. Diagnosticare con certezza se la causa di questi sintomi è l’intolleranza al lattosio è diventato ancora più facile grazie al “breath test”, ovvero il test del respiro.
Questo test, assolutamente non invasivo, consiste nel fare espirare i pazienti in un palloncino ogni 30 minuti, nelle 3 ore successive all’assunzione del lattosio (25 grammi di lattosio per gli adulti, mentre nel caso dei bambini, 1 g pro Kg di peso corporeo); nell’aria espirata poi, con il gas-cromatografo, viene misurata la quantità di idrogeno. In caso di malassorbimento del lattosio, il campione prelevato conterrà un eccesso d’idrogeno, cosa che non avverrà nel paziente che invece digerisce normalmente il lattosio.

Maria Germana Imbrighi

Ha collaborato:
Prof. Luigi Tarani

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