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Febbre, un indicatore esterno per segnalare che qualcosa non va bene

Gennaio 28, 2014 9:30 am

Il freddo espone l’organismo alle malattie da raffreddamento ed influenzali, oltre che alle infezioni virali e puntualmente arriva la febbre. Non preoccupiamoci: è un naturale meccanismo di difesa dell’organismo.

Lo sanno bene i genitori dei piccoli che frequentano la materna che, in media, hanno la febbre almeno 6 o 7 volte durante l’inverno. Ma anche se è un fatto noto, mamma e papà non possono fare a meno di preoccuparsi ed hanno ogni volta bisogno di sapere esattamente come comportarsi. Proprio per aiutare i genitori a valutare la reale necessità di recarsi al pronto soccorso o di contattare più o meno velocemente il pediatra, il National Institute of Health and Clinical Excellence – NICE, ha stilato tempo fa le linee guida per fornire indicazioni su come gestire un bambino al di sotto dei cinque anni di età, in caso di febbre e malessere.

Quando si può fare automedicazione
Nei bimbi più grandicelli, dall’anno in poi, una febbre anche superiore a 39°C non è necessariamente indizio di un disturbo serio, soprattutto se dura pochi giorni e scende con l’assunzione dell’antipiretico. Se poi il bambino è vivace e reattivo, se presenta un colorito normale, respira bene, sorride e si dimostra sereno e reattivo agli stimoli, non è il caso di preoccuparsi. Se il pianto fa la sua comparsa, in genere arriva per motivi normali come stanchezza, sonno o nervosismo, soprattutto se poi smette senza difficoltà e non ha sonnolenza, pelle ben idratata, mucose di occhi e labbra appaiono umide come al solito. Quando mamma e papà notano nel figlio queste caratteristiche generali, possono stare tranquilli, prendendosi cura del bimbo anche a casa propria. Prima di un certo valore del rialzo termico, in genere si indicano i 38°C misurati esternamente o i 38.5°C rilevato con la misurazione rettale, è meglio evitare di somministrare farmaci per abbassare la febbre, soprattutto se si ha l’impressione che il bimbo stia abbastanza bene e giochi come al solito. Si può invece cercare di creare le condizioni migliori per il comfort del piccolo e quindi per favorire una naturale evoluzione della malattia. Un gioco tranquillo, la lettura di una fiaba da parte della mamma o del papà, tanti liquidi tiepidi da bere alleviano sicuramente il fastidio della febbre e danno benessere al bambino. L’antipiretico classico: il paracetamolo, può essere somministrato se la febbre sale oltre il 38.5°, nella dose appropriata per età e peso, ad almeno quattro ore di distanza tra una somministrazione e l’altra.

Quando si deve chiamare il medico
Il pediatra va contattato quando il bambino è pallido e si dimostra poco reattivo agli stimoli, rifiuta il gioco e non ride o addirittura sorride meno del solito. La sonnolenza può essere il sintomo di malessere: se il bambino si addormenta e poi si sveglia con difficoltà, solo dopo prolungate stimolazioni, significa che non sta bene. In questo caso bisogna fare attenzione ai sintomi respiratori. Il bambino deve emetterne almeno cinquanta atti respiratori al minuto e non deve alzare e abbassare le pinne nasali, ovvero, i lati esterni delle narici: è infatti il segnale di una difficoltà di respirazione. Un altro elemento di controllo delle condizioni di idratazione del bambino piccolo, sotto l’anno di età, è il peso corporeo. I genitori devono sapere qual è il peso del bambino per poter fare un confronto utile, pesandolo non appena inizia a manifestare i sintomi di una forma gastroenterica con vomito e diarrea per un controllo successivo dopo un paio di giorni. Se il peso scende del dieci per cento – per esempio, un chilo in un bimbo che pesa dieci chili, è possibile che ci sia una disidratazione in atto. Ci sono, infine, i sintomi di una possibile broncopolmonite, può essere la complicanza dell’influenza o della bronchite. La febbre in questo caso può non essere altissima, ma il bambino mostra chiari segnali di malessere con pallore, spossatezza, difficoltà respiratoria e perfino dolori addominali.

Sahalima Giovannini

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