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Ipertiroidismo e ipotiroidismo possono colpire anche i bimbi e i ragazzi

gennaio 10, 2014 9:30 am

Le malattie della tiroide nei bambini sono spesso sottostimate: una su tre non viene diagnosticata tempestivamente, infatti i sintomi vengono attribuiti alla crescita. Secondo gli esperti è necessaria la diagnosi.

Stanchezza, sonnolenza, ipersonnia, bradicardia o tachicardia, irritabilità e disturbi dell’umore: tutti sintomi che possono essere attribuiti alla crescita, all’adolescenza, a periodi di stress scolastico. Gli stessi sintomi potrebbero essere un segnale delle più comuni malattie della tiroide ai danni della popolazione infantile, con una marcata preferenza per il sesso femminile. Il picco dell’insorgenza avviene intorno alla seconda infanzia, verso i 12 anni, complice anche l’interferenza della maturazione sessuale. Eppure un ragazzino su tre riceve la diagnosi corretta con 12-24 mesi di ritardo. Un gap da colmare affinando la capacità di fare diagnosi differenziale.

Adolescenza, periodo più colpito
Le due malattie tiroidee più frequenti sono la tiroidite di Hashimoto e alcune forme cliniche di difficile diagnosi, che vedono l’insorgenza di ipotiroidismo e in alcuni casi si può manifestare con ipertiroidismo. La tiroidite di Hashimoto è un disturbo su base autoimmune, consiste nella formazione di anticorpi contro la tiroide. Gli esperti sottolineano che si tratta di disturbi da non sottovalutare e che spesso si accompagnano con malattie come il diabete di tipo 1 e la celiachia. Il momento più delicato è l’adolescenza, quando alla ghiandola tiroidea si richiede un 30% in più della propria attività, anche a causa dello sviluppo degli ormoni sessuali estrogeni e testosterone. Spesso capita di notare un rallentamento nella crescita in altezza o alterazioni del ciclo mestruale che possono essere attribuite alla giovane età. In presenza di sintomi anche sfumati è opportuno un semplice dosaggio ormonale da effettuare su un campione di sangue. La terapia dell’ipotiroidismo consiste in un supplemento di ormone di facile somministrazione, mentre per le forme di iperfunzione della tiroide si ricorre a farmaci anti-tiroidei come il metimazolo. Rimane comunque sempre opportuno aggiungere una supplemento di iodio attraverso il consumo di sale iodato nella popolazione generale. In moltissime zone del nostro paese, infatti, sono presenti sacche endemiche di carenza di iodio ed ipotiroidismo: dalle pendici dell’Etna alle valli Prealpine sino alle zone appenniniche dell’Italia Centrale.

La diagnosi dei disturbi congeniti
L’ipotiroidismo congenito si manifesta alla nascita ed interessa circa 1 neonato ogni 1000 nati e può avere diverse cause: può essere dovuto all’agenesi della tiroide,ovvero difettoso sviluppo della ghiandola che quindi rimane assente. Oppure può essere colpa dell’ectopia, cioè di una anomala localizzazione della tiroide. Questo problema si verifica quando, durante la gravidanza, la tiroide che nasce nell’angolo mandibolare e intorno al 6°-7° mese di gestazione dovrebbe nella sua sede definitiva. Nell’ectopia, la ghiandola si colloca altrove. Altra causa di problemi congeniti è rappresentata dai difetti di produzione degli ormoni tiroidei a causa di alterazioni enzimatiche. In Italia lo screening su tutta la popolazione neonatale è in vigore dai primi anni ’70 e dal 1976 esiste un Registro Nazionale presso l’Istituto Superiore di Sanità che ci ha permesso di conoscere l’esatta epidemiologa del fenomeno: su circa 500mila bambini nati in Italia ogni anno, circa 300 ricevono diagnosi di patologie congenite alla nascita e vengono trattati tempestivamente entro due settimane. Il trattamento consiste nella somministrazione di L-tiroxina in questo modo si può avere uno sviluppo normale anche se sono necessari controlli periodici: mensili per i primi 12 mesi di età e successivamente ogni 3-6 mesi allo scopo di dosare correttamente la terapia sulla base dei valori di FT4 e TSH.

Sahalima Giovannini
Consulenza del Professor Francesco Chiarelli
Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Chieti
Presidente della Società Europea di Endocrinologia Pediatrica (ESPE)

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