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Ipospadia: la correzione è possibile

13 Febbraio, 2020 10:00 am

In alcuni bambini si presenta una malformazione congenita del pene dovuta ad un incompleto sviluppo dell’uretra. L’intervento chirurgico è preferibile farlo tra gli otto e dodici mesi

L’ipospadia è un’anomalia congenita del pene, a causarla è lo sviluppo incompleto dell’uretra, il canale che conduce l’urina dalla vescica all’esterno. Lo sbocco dell’uretra si trova situato in posizioni diverse dell’asta: dalla sua normale posizione all’apice del glande si può trovare in vari punti del pene, dai lati sino al perineo, ossia la zona dove si trovano i testicoli. Questo spesso provoca anche una forma incurvata del pene stesso.

 

Le cause del problema

Esiste una predisposizione familiare alla comparsa della malformazione che può essere presente in individui della stessa famiglia. Colpisce, infatti, nel 25% dei casi un secondo membro della famiglia, ma gli esperti ritengono che si aggiungano alcuni fattori responsabili della comparsa della malformazione stessa. In alcuni bambini è stata messa in relazione con l’assunzione di estroprogestinici durante la gravidanza da parte della mamma, ma nella maggior parte dei casi non è possibile riconoscere una causa specifica. Si pensa invece che la malformazione sia causata da un insieme fattori multipli, indipendenti tra di loro verosimilmente, che interferiscono con la normale differenziazione sessuale dell’embrione in senso maschile.

Le conseguenze del problema

L’ipospadia può avere ripercussioni sul piano estetico, ma soprattutto sul piano funzionale perché rende impossibile la minzione eretta, provoca erezione dolorosa e, nell’adulto, difficoltà nella penetrazione. La malformazione comporta inoltre l’insorgenza di problematiche di tipo psicologico che costituiscono, da sole, una valida indicazione alla correzione dell’anomalia. Per fortuna la malformazione viene individuata subito, presso l’ospedale dove il bambino nasce, dal neonatologo che valuta la severità dell’anomalia, per la quale viene effettuata la correzione chirurgica, solitamente nel primo anno di vita.

Come si effettua l’intervento

L’intervento di correzione dell’ipospadia consiste nella ricostruzione dell’uretra sino all’apice del pene e nella correzione dell’incurvamento dell’asta. Può essere effettuato in qualsiasi età della vita sebbene sia preferibile intervenire tra gli otto ed i dodici mesi di vita. È essenziale rivolgersi a un chirurgo urologo con consolidata esperienza in questo tipo di malformazione.
Esistono diversi tipi di intervento in base alla severità del difetto. La ricostruzione dell’uretra avviene utilizzando di cute priva di peli, in genere dalla zona del prepuzio. Quindi viene costruito il tratto mancante dell’uretra, che si estenda sino all’apice e sia situata al centro del glande e viene creata la neo uretra contemporaneamente alla correzione dell’incurvamento.

I controlli successivi

La valutazione dei risultati nella correzione dell’ipospadia deve essere effettuata a distanza di tempo. Possono infatti verificarsi complicanze a distanza dal 3 al 25 % dei casi in relazione al tipo di intervento ed ai diversi centri ospedalieri che, spesso, possono essere risolte senza necessità di ricorrere a re interventi particolarmente impegnativi. Le complicanze più comuni sono rappresentate dalle fistole, comunicazioni tra nuova uretra e cute esterna in corrispondenza dei punti di sutura e dalle stenosi, restringimento del lume della nuova uretra. E’ bene che i genitori siano consapevoli della possibilità di comparsa di complicanze post-operatorie. L’ottenimento di buoni risultati estetici e funzionali dipende da abilità ed esperienza del chirurgo nel trattamento delle ipospadie, scelta della tecnica chirurgica più indicata al singolo caso, preparazione pre-operatoria, decorso e controlli a distanza. La collaborazione tra genitori e chirurgo è un requisito indispensabile per la buona riuscita dell’intervento e per la riduzione dei rischi di complicanze ed una corretta informazione è alla base di tale collaborazione. È quindi essenziale rivolgersi al chirurgo che ha effettuato l’intervento se compaiono problemi anche lievi.

 

Sahalima Giovannini

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