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Roma, troppi bambini con bronchiolite

22 Gennaio, 2020 1:00 pm

A causa delle basse temperature e dello smog i bronchi dei bambini si irritano facilmente e sono più sensibili alle infezioni virali che si trasmettono nei luoghi chiusi

Bronchiolite a Roma, soprattutto dopo le vacanze natalizie e ancora in questi giorni sono molti i piccoli malati. Lo raccontano gli esperti di un importante ospedale pediatrico della capitale, dove attualmente sono circa 25 i bimbi ricoverati per bronchiolite. Le forme più severe colpiscono in genere i bambini più piccoli di età, e soprattutto quelli più fragili: prematuri, cardiopatici o con problemi immunitari. La bronchiolite, avvertono i pediatri, allarma molto i genitori, eppure non sempre viene riconosciuta subito e quindi trattata nel modo adeguato. È anche importante dire che non sempre occorre andare in pronto soccorso, soprattutto se il bambino non è piccolissimo e se ben seguito dal pediatra di famiglia, la prima figura alla quale fare riferimento.

La bronchiolite

All’origine della malattia concorrono diversi virus: il più comune è il virus respiratorio sinciziale,  ma anche il rinovirus o l’adenovirus. Gli esami condotti sui piccoli malati dicono che spesso sono presenti più patogeni contemporaneamente. Si tratta di un’estensione della bronchite ed è la più temibile infezione acuta delle basse vie respiratorie: i bronchioli che colpisce i bambini nella prima infanzia ed in particolare nel primo anno di vita. La malattia è grave in quanto si localizza nelle strutture deputate agli scambi di ossigeno ed anidride carbonica, che possono venire seriamente ostacolati. La bronchiolite è pericolosa perché inizialmente ha sintomi simili a quelli di un raffreddamento ed espone al rischio di incorrere in un’insufficienza respiratoria acuta. Per questo è importante fare attenzione ai segnali e contattare il pediatra se il piccolo ha febbre, difficoltà respiratoria, accelerazione della frequenza respiratoria, colorazione bluastra della labbra.

Si cura così

In caso di bronchiolite, per evitare serie conseguenze, è necessario ricorrere al pronto soccorso dove i medici possono scegliere di prescrivere, a seconda dell’entità del problema, antibiotici e talvolta anche cortisonici. Nei casi più gravi è indispensabile il ricorso alla rianimazione. E’ necessario un ambiente adatto soprattutto in casa.  Generalmente, dopo circa tre o quattro giorni in cui si presentano i primi sintomi alle alte vie respiratorie e dopo un paio di giorni di fase acuta, la malattia curata adeguatamente migliora, anche se il sibilo e la difficoltà respiratoria possono restare ancora per una decina di giorni, se non di più. I bambini più grandi, come è stato detto, possono essere curati a casa, mentre per i più piccoli può rendersi necessario il ricovero di qualche giorno, sempre in presenza di uno dei genitori.

Lina Rossi

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