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Meningite: sei casi nelle ultime settimane

16 Gennaio, 2020 10:00 am

Sono stati registrati in Lombardia i casi di meningite, alcuni dei quali, purtroppo, hanno portato al decesso. Il vaccino è l’unica soluzione efficace, purtroppo è ancora poco diffuso

Quest’anno è toccato alla Lombardia, provincia di Bergamo, a contare alcuni casi di meningite di tipo C. Lo scorso anno era toccato alla Toscana lo stesso batterio che alcune volte causa la morte. Eppure la strada della vaccinazione non è la prima scelta per molti genitori. Secondo la Società Scientifica Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, i casi di meningite registrati in Lombardia presentano una elevata letalità pari al 5-10%. Non è il caso di creare allarmismo, ma di darsi da fare scegliendo la strada del vaccino si, soprattutto sapendo che nei bambini la copertura vaccinale è ancora troppo lontana è ancora lontana dall’essere considerata una copertura sufficiente. I piccoli che in Italia risultavano vaccinati per il meningococco C sono stati l’84,93%.  

La diffusione è maggiore nei mesi invernali

Il meningococco è trasmesso per via aerea, resiste poco nell’ambiente esterno e viene pertanto ‘passato’ da una persona all’altra per contatto ravvicinato come avviene negli ambienti chiusi ed affollati. Ecco perché la maggior frequenza di casi si verifica nei mesi invernali. Gennaio è il mese con più segnalazioni. Coloro che si ammalano sono probabilmente geneticamente predisposti o che la malattia sia favorita in alcuni da fattori contingenti solo in parte noti. Ad esempio, le persone che hanno subito l’asportazione della milza si ammalano più facilmente di meningite e per questo la vaccinazione è fortemente raccomandata. Questo è il motivo per cui spesso non risulta facile trovare collegamenti tra casi che si verificano nella stessa area.  In caso di focolai epidemici da meningococco C, come quello in corso, è opportuno rafforzare la vaccinazione anti meningococcica. Le raccomandazioni internazionali lo prevedono in particolare quando in un’area ristretta l’incidenza risulta superiore a dieci casi per centomila abitanti nell’arco di tre mesi. Ed è esattamente quanto le autorità sanitarie stanno facendo nell’area interessata dal focolaio attuando un’ampia offerta vaccinale. Gli anziani non necessitano di vaccinazione, poiché essendo stati più volte n contatto con l’infezione nel corso della loro vita, è verosimile che si siano spontaneamente immunizzati a seguito dei ripetuti contatti. I casi di meningite sono infatti assai rari dopo i cinquant’anni. Il fatto che ad essere colpiti siano soprattutto adolescenti e giovani adulti sani, produce timore ma molti dei casi osservati sarebbero stati evitabili se le persone colpite si fossero preventivamente vaccinate.

La copertura vaccinale deve essere aumentata consapevolmente

La copertura dell’84,93%, purtroppo, non è sufficiente: se fosse più ampia, porterebbe alla riduzione della circolazione dei meningococchi tra gli adulti. Le indicazioni del vigente piano vaccinale nazionale estendono l’offerta gratuita del vaccino coniugato tetravalente agli adolescenti, sia come richiamo per coloro che sono stati vaccinati contro il meningococco C nell’infanzia, sia per i piccoli mai vaccinati. Come sempre, e come è accaduto anche in Toscana nel 2016, la paura della malattia meningitica spinge molti a richiedere subito la vaccinazione quando un focolaio epidemico è in atto. Tra un focolaio e l’altro, la memoria s’accorcia e la riluttanza a vaccinare i figli e a vaccinarsi torna in molti a prevalere. Un comportamento che, ovviamente, non aiuta la prevenzione della meningite, perché la vera profilassi deve essere messa in atto in assenza di focolai attivi.

Lina Rossi

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