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Fimosi e para-fimosi quando si deve intervenire

Ottobre 15, 2019 10:00 am

Sono molti i bambini con problemi di pene intrappolato dalla fimosi, ossia di prepuzio troppo stretto. Alcuni pediatri consigliano l’intervento manuale, altri di lasciare fare alla natura

Un evento frequente nell’anatomia dei genitali maschili di un bambino è la fimosi: si tratta della scarsa apertura dell’orifizio del prepuzio, dovuta non a cattive abitudini igieniche, ma a fattori genetici. Infatti, fin dalla nascita, in alcuni bambini l’apertura del prepuzio è più stretta. Questa condizione può rendere difficili le manovre di pulizia dei genitali, non riuscendo a rimuovere agevolmente i residui di urina e di secrezioni, la conseguenza di una ridotta igiene, con il tempo può portare a infiammazioni e alla formazione di aderenze, che rendono ancora più evidente il problema.

 

Come gestire la fimosi

Per quanto riguarda la questione del prepuzio stretto, esistono due scuole di pensiero. Da una parte ci sono i pediatri che suggeriscono ai genitori di …lasciare fare alla natura: con la crescita e quindi l’aumento naturale delle dimensioni del pene, quindi con le prime erezioni e con il passare degli anni, il prepuzio poco alla volta si apre spontaneamente. Il filone alternativo L’altro filone di pensiero ritiene invece sia importante favorire l’apertura, per evitare che si creino le aderenze e che, raggiunta l’età adolescenziale e poi adulta, ci possano essere problemi con i rapporti sessuali. Per questa ragione, il pediatra insegna ai genitori come effettuare delicate manovre per favorire l’apertura del prepuzio, per esempio: durante il bagnetto quando il complesso tessuto connettivo è più rilasciato con il caldo, deve essere tirato in basso. Ancora, può essere il pediatra stesso a effettuare in una manovra unica, delicata ma decisa, l’apertura del prepuzio. Il bambino solitamente non accetta volentieri queste manovre, soprattutto quando non è più piccolissimo.

 

La circoncisione alle volte può rendersi necessaria

Se la pelle che avvolge il glande resta compatta, si crea una situazione, chiamata, appunto, fimosi. La fimosi completa non trattata potrebbe impedire l’erezione completa e conseguentemente la possibilità di portare a compimento l’atto sessuale. Inoltre, il prepuzio troppo stretto impedisce le corrette pratiche igieniche, può dare origine ad aderenze e a calcificazioni di tessuto che, con il tempo, possono favorire lo sviluppo di forme neoplastiche. È giusto quindi eseguire un intervento chiamato circoncisione. Consiste nella asportazione della pelle del prepuzio del pene, che ricopre il glande e nell’allargamento dell’anello prepuziale. L’intervento deve essere eseguito in ospedale, in ambiente sterile e con strumentazione adeguata. Nelle persone adulte è possibile ricorrere alla sola anestesia loco-regionale, rendendo insensibile il corpo del pene. Nei bambini è invece necessario ricorrere all’anestesia totale. Il prepuzio può essere asportato completamente oppure solo in parte. In questo caso l’intervento ricostruisce una parte del prepuzio, che copre parzialmente il glande proteggendolo. Infatti se il glande è esposto, con il tempo il contatto con gli indumenti potrebbe lasciar sviluppare una parziale insensibilità locale e quindi incidere sul piacere sessuale.

 

Un intervento solo se necessario

L’intervento di circoncisione, eseguito in ambiente ospedaliero, si   risolve nello spazio di trenta minuti circa. Al termine dell’intervento, vengono applicati punti di sutura ed è necessario restare a riposo, applicando del ghiaccio. Non di rado però le persone operate tornano nella struttura ospedaliera a causa della forte emorragia. Il rischio è ovviamente molto più elevato quando l’intervento viene effettuato in ambiente domestico, da persone non mediche. Questo avviene sempre più spesso nel nostro paese, perché gli stranieri spesso non dispongono della cifra necessaria per l’intervento in ospedale oppure perché ne sottovalutano i rischi, visto che nei paesi d’origine la circoncisione domestica è una pratica diffusissima e quasi normale, soprattutto tra i gruppi famigliari di origine africana o araba.

 

Lina Rossi

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