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Malattie croniche intestinali: perché i vaccini

luglio 9, 2019 10:00 am

I vaccini, presidio salvavita universale, sono importanti sempre, lo sono ancor di più per le persone soggette a una MICI – Malattia Infiammatoria Cronica Intestinale

Non c’è dubbio che i vaccini sono protettivi per chiunque, ma esiste una categoria di persone che ne trae beneficio in modo particolare: le persone affette da una malattia infiammatoria cronica intestinale. Stiamo parlando di un gruppo di malattie che coinvolgono la mucosa intestinale, rendendola sensibile e reattiva. I vaccini difendono in modo particolare la salute di queste persone.

 

Morbo di Crohn e vaccini

Le persone con Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali corrono maggiori rischi di avere complicanze dopo un’infezione, non solo causata da malattie esantematiche ma anche quelle legate al virus influenzale o rotavirus. Pochi medici però, sono consapevoli dell’importanza di promuovere le vaccinazioni tra questi pazienti: solo sei su dieci consigliano di effettuare tutti i vaccini. È quanto emerge da un’indagine presentata in occasione di un meeting organizzato dalla Italian Group for the study of Inflammatory Bowe – Ig-Ibd – e dalla Società di Malattie Infettive e Tropicali – Simit. Le malattie infiammatorie croniche dell’intestino, come il Morbo di Crohn e la Rettocolite ulcerosa causano una compromissione del sistema immunitario e aumentano i rischi di infezioni virali e batteriche. Dall’indagine, rivolta a gastroenterologi e pediatri, è emerso che solo il 66% fa eseguire le vaccinazioni al momento della diagnosi, scelta invece raccomandabile, sia perché prima dell’inizio di terapie a base di farmaci immunosoppressori o biologici i vaccini sono più efficaci e sia perché alcuni vaccini non possono essere effettuati durante l’assunzione di queste terapie. Il 60% degli esperti raccomanda tutti i vaccini, solo il 30% raccomanda il vaccino contro lo pneumococco,   il 67% non raccomanda mai il vaccino per l’epatite A e il 25% raccomanda a tutti l’anti meningococco

 

Rettocolite ulcerosa di che cosa si tratta

La Colite Ulcerosa è una malattia a base infiammatoria caratterizzata da andamento cronico e intermittente con fasi di riacutizzazione seguite da fasi di remissione. Coinvolge una parte limitata dell’intestino, localizzandosi nella mucosa del retto e del colon. A causa dell’erosione delle mucose si formano ulcerazioni multiple. È una malattia che tende alla familiarità, cioè a presentarsi all’interno della stessa famiglia, esordisce solitamente tra i quindici e i trentacinque anni ma può comparire anche prima o in età più avanzata, ossia tra i sessanta e gli ottanta anni. Sintomi: dolori addominali, diarrea mista a muco e sangue, febbre, astenia, dimagrimento ma spesso questi sintomi sono poco evidenti e quindi non è facile capire di cosa si tratta. Le complicanze intestinali includono emorragie, gonfiore, perforazioni e aumentato di rischio di tumore del colon retto. La malattia di Crohn può colpire tutti i segmenti dell’intestino sebbene nella maggioranza dei casi si localizzi nel colon e nell’ultima parte dell’intestino tenue. Non è ereditaria anche se è presente una componente genetica, infatti un quinto dei malati ha almeno un consanguineo affetto. I nuovi casi sono da 1.350 a 2 mila ogni anno. I sintomi più frequenti sono gonfiori addominali e dolori, diarrea cronica, perdita di peso, febbre, sanguinamento rettale. La malattia può dare frequentemente luogo a complicanze come la fibrosi intestinale. Il 15% dei malati inoltre sviluppa ragadi, ascessi anali e fistole entro cinque anni dalla diagnosi, oltre a problemi di malassorbimento, calcoli, infezioni del tratto urinario a causa della alterata funzionalità intestinale.

 

Giorgia Andretti

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