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Difendiamoci dalle punture di api e vespe

aprile 24, 2019 1:00 pm

Indumenti coprenti, tenersi alla larga da erba alta e rovine, stick all’adrenalina sempre con sé e possibilmente immunoterapia: in primavera, difendiamoci dalle punture degli imenotteri

Le belle giornate di primavera invitano a stare più a lungo all’aperto con i nostri bambini. È giusto approfittarne, perché stare al sole fa bene alle ossa, all’umore e al sistema immunitario. Senza contare che correre e giocare liberamente combatte il sovrappeso, un problema sempre più diffuso tra adulti e bambini. Tra l’erba, in mezzo ai fiori, vicino ad alberi e rocce è però possibile imbattersi in api, vespe, bombi e calabroni: sono gli imenotteri, insetti che con la puntura possono inoculare sotto la pelle un veleno in grado di suscitare importanti reazioni allergiche.

 

Un problema sottostimato

L’allergia al veleno degli imenotteri, secondo gli esperti, è sottostimata dal punto di vista epidemiologico, ma è molto diffusa in Italia e in tutto il mondo. Per fare chiarezza su questo problema, la scorsa stagione estiva, 24 esperti italiani, affiliati alle società scientifiche di allergologia  tra cui AAIITO – Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali Ospedalieri, SIAAIC – Società Italiana di Allergologia Asma ed Immunologia clinica  e SIAIP – Società Italiana di Allergologia Immunologia Pediatrica, hanno realizzato un Consensus paper, attualmente in corso di pubblicazione in lingua inglese. Dai dati risulta che sono oltre 5 milioni gli italiani che ogni anno vengono punti da un’ape, una vespa o un calabrone e si calcola che il 56-94% della popolazione adulta sia stata punta da un imenottero almeno una volta nel corso della vita. In Italia, oltre alle api e alle vespe, anche i calabroni rappresentano una causa frequente di reazioni allergiche spesso gravi.

 

Una reazione dolorosa e pericolosa

La puntura dell’imenottero è sempre piuttosto dolorosa, l’impressione è quella di un chiodino piantato sotto la pelle. Le reazioni locali estese, generalmente campanello di allarme per allergia, sono le reazioni allergiche più lievi, caratterizzate da un gonfiore intenso ed esteso, con un pomfo di almeno 8-10 cm di diametro e con una durata superiore alle 24 ore. Le reazioni allergiche sistemiche possono interessare vari apparati, come l’apparato cutaneo-mucoso: come pomfi di orticaria diffusi a tutto il corpo, gonfiore delle labbra, delle palpebre. L’apparato respiratorio: difficoltà di respiro e broncospasmo fino allo shock anafilattico con perdita di coscienza. Le reazioni locali estese colpiscono dal 2,4 al 26% della popolazione generale adulta, fino al 38% tra gli apicoltori. Secondo i dati del Registro Europeo sull’Anafilassi, su oltre 3.000 casi diagnosticati, l’allergia al veleno di imenotteri è risultata la causa più frequente delle reazioni gravi nella popolazione adulta. Nei bambini, sempre secondo il Registro Europeo sull’Anafilassi, l’allergia al veleno di imenotteri è la seconda causa di reazioni allergiche gravi – 20,2%, dopo l’allergia alimentare.

 

Come difendersi e come prevenire

Secondo gli esperti è ancora poco conosciuta la disponibilità sia della terapia di emergenza in acuto ossia, la penna all’adrenalina auto-iniettabile  che della immunoterapia allergene-specifica. Quest’ultima è la terapia immunologica di elezione per i soggetti che abbiano presentato una reazione sistemica dopo puntura di imenottero, poiché induce una tolleranza nei confronti del veleno. L’immunoterapia specifica consiste in 2 fasi: l’induzione ed il mantenimento. La prima fase prevede la somministrazione per via sottocutanea di dosi crescenti di estratto del veleno dell’imenottero pungitore fino al raggiungimento della dose protettiva di 100 mcg microgrammi. La fase di mantenimento, invece, prevede la somministrazione del veleno allo stesso dosaggio, in genere da eseguire per almeno 5 anni, ad intervalli di tempo regolari per mantenere lo stato di tolleranza. È però importante parlarne con il pediatra.

 

Difendersi all’aperto

Quando si gioca all’aperto, se non si è stati sottoposti all’immunoterapia specifica, è bene indossare scarpe chiuse e calze o pantaloni che coprano la maggior parte possibile della pelle se ci si trova in prati, campi, sentieri di campagna o montagna. È meglio evitare di addentrarsi dove l’erba è molto alta e incolta: è vero che per i bambini rappresenta un fascino irresistibile, ma spesso vespe e calabroni nidificano proprio nella sterpaglia. È meglio tenersi alla larga anche da cumuli di sassi, case diroccate, vecchi alberi caduti. Inoltre si deve sempre avere con sé lo stick all’adrenalina iniettabile, che va inoculato pochi secondi dopo l’eventuale puntura: appena è un po’ più grandicello, il bambino deve imparare a gestirlo in modo autonomo.

 

Lina Rossi

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