prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

L’autoerotismo: fonte del piacere, è naturale nei bambini

marzo 11, 2019 10:00 am

La scoperta del piacere inizia presto. è un fatto fisiologico e come tale è una normale tappa della crescita. I bambini colti in palese attività masturbatoria non vanno sgridati

Intorno ai due anni e mezzo – tre, i bambini iniziano ad avere più chiaro il concetto del proprio corpo. Hanno la percezione della propria fisicità nello spazio, giocano con le proprie mani e con i piedini e spesso iniziano anche a toccarsi nella zona dei genitali. Sono tantissimi i bambini che lo fanno anche se non tutti, è bene però chiarire che si tratta di un fatto assolutamente normale.

 

La scoperta del piacere

Il bambino o la bimba, accarezzandosi il corpo, all’improvviso percepiscono che toccare certe aree del corpo provano una sensibilità esaltata: il piacere. Per questa ragione si toccano quando sono nel lettino prima della nanna, oppure sul tappeto dei giochi. Possono farlo anche quando non sono da soli perché a quell’età non esiste ancora il concetto del pudore e quindi non capiscono che si tratta di un gesto intimo. Farlo di nascosto, perché non si desidera essere visti dagli altri, è una sensazione che compare più avanti, dai quattro-cinque anni in poi. Attenzione però: non si tratta di vergogna o di senso di colpa, ma semplicemente del pudore, che nasce e cresce nel bambino equilibrato facendogli capire che alcuni atti possono essere praticati in pubblico, altri appartengono solo alla sfera del privato. Per un bambino, l’atto masturbatorio è importante, è un modo per prendere coscienza di sé, del proprio corpo, di quello che dà piacere in modo breve e del tutto personale e che si esaurisce lì.

 

Mai stimolare il senso di colpa per provare piacere

Il sentimento della vergogna nel bambino che si masturba non esiste ed è importante non farglielo nascere. La vergogna, la sensazione di fare qualcosa di brutto e che non si deve fare è infatti un condizionamento che viene dall’esterno, dalla famiglia soprattutto se ci sono nonni o persone non giovanissime. Tutto deriva dalla cultura cattolica e prima ancora biblica, secondo la quale la sessualità deve essere praticata solo allo scopo della riproduzione e il seme non va disperso. Si tratta di contesti diversi, in cui la mortalità infantile era elevatissima, la vita media era breve e per l’uomo era necessario propagare la specie. Oggi è diverso e l’obiettivo della famiglia è far crescere un bambino in un contesto sereno, fornendogli l’ambiente per lo sviluppo della propria personalità. Quindi non solo è sbagliato, ma è anche dannoso sgridarlo, penalizzargli le mani, dirgli che quelle cose sono brutte e non si fanno. Tutto questo non fa altro che generare un sentimento di colpa e un rapporto conflittuale con il proprio corpo.

 

Attenzione se è una valvola di sfogo

E’ solo con il passare del tempo che il bambino interpreta la masturbazione come un fatto privato, da non esibire, una coccola da concedersi prima del sonno o nei momenti in cui qualcosa lo rende triste o annoiato. Resta, comunque, un fatto isolato, che non deve concentrare tutta l’attenzione. Se quindi anche quando è più grandicello tende a toccarsi davanti agli altri oppure lo fa senza prestarvi attenzione, gli va spiegato che sono gesti da non fare davanti agli altri, un po’ come non va bene mettersi le dita nel naso o tossire senza ripararsi la bocca. Né più né meno che un atto di buona educazione  dunque, ma senza caricare questo gesta di un significato brutto o sporco. Attenzione piuttosto se il bimbo o la bambina vi ricorrono un po’ troppo, come se non avessero altro in mente. Alla loro età gli interessi sono altri, quindi il gioco, gli amici, le corse al parco, lo sport e altro ancora. Se non succede, vale la pena di domandarsi se il bambino per caso non ha qualche problema di solitudine o non stia passando un momento difficile, quindi tende a chiudersi in se stesso e a coccolarsi nel solo modo che conosce.

 

Giorgia Andretti

- -


ARTICOLI CORRELATI