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OMS: morbillo è record di casi in Europa

febbraio 12, 2019 10:00 am

Notizie poco confortanti in merito alla vaccinazione contro il morbillo: nel 2018 ci sono stati 82mila casi con 72 decessi, una situazione mai così grave da almeno dieci anni

Il virus del morbillo continua a colpire lasciando sempre più vittime sul campo. Nel 2018 nei cinquantatré paesi della regione europea dell’OMS, che comprende oltre all’Europa tutti i paesi dell’Est compresa la Russia, si sono verificati oltre ottanta duemila casi di morbillo, il numero più alto dell’ultimo decennio, con settantadue morti. Ed è di pochi giorni fa la notizia di diciassette studenti delle superiori che si sono ammalati di morbillo: nessuno di loro era vaccinato.

 

Più casi nonostante la copertura vaccinale

Lo afferma l’Organizzazione in un comunicato, in cui ricorda che la cifra è tre volte superiore rispetto a quella del 2017 e quindici volte quella del 2016, l’anno del record negativo. Nei paesi che registrano i casi che portano al ricovero, continua il documento, il 61% dei malati ha avuto bisogno del soggiorno in ospedale. L’aumento dei casi, secondo gli esperti dell’OMS, è avvenuto nonostante nel 2017 si sia raggiunta la più alta copertura vaccinale mai registrata per la seconda dose, circa il 90%. Tuttavia i progressi registrati nella regione si basano sui dati a livello nazionale, che possono mascherare dei gap presenti in singole aree che non vengono riconosciuti fino a quando non si verifica il focolaio. I casi si sono verificati in quarantasette stati su cinquantatré: appare chiaro che il ritmo attuale di crescita delle vaccinazioni sarà insufficiente a fermare la circolazione del morbillo.

 

La fine dell’inverno è la stagione del morbillo

Il tema è più che mai attuale proprio in questa stagione, perché sta per arrivare il periodo clou per la diffusione di questa malattia, solitamente verso la fine dell’inverno, quando le temperature cominciano a salire. Il morbillo  è dovuto a un agente patogeno chiamato paramixovirus e si diffonde attraverso le goccioline di saliva diffuse da starnuti, colpi di tosse o anche se il malato si tocca la bocca o gli occhi e poi manipola oggetti che vengono toccati da altre persone. Una settimana-dieci giorni dopo il contatto con il malato, la contagiosità rimane a lungo, fino alla completa scomparsa delle macchie possono comparire: febbre, raffreddore, tosse stizzosa e congiuntivite con fastidio alla luce. Due o tre giorni dopo compaiono le caratteristiche macchie rosse sulla mucosa del cavo orale. Le macchie somigliano ad un insieme di puntini bianchi circondata da tessuto infiammato, come una sorta di una area circolare rossa. Può anche comparire faringite con febbre elevata anche fino a 40°.  A questo punto le macchie iniziano a diffondersi dal viso al collo verso le orecchie, al tronco, a braccia e gambe. Circa cinque giorni dopo, la febbre cala e l’esantema tende a scomparire.

 

Le complicanze non sono rare

Fino a quando non esisteva la possibilità di fare il vaccino, il morbillo si poteva tenere sotto controllo soltanto con farmaci sintomatici: antipiretici contro la febbre e i dolori muscolari, sciroppo per la tosse, tanto riposo a letto, liquidi caldi. Il problema è che, contrariamente a quanto si pensa, il morbillo non è una malattia così innocua, perché può causare complicazioni serie, come polmonite e otite nei bambini piccoli, ma può anche comparire encefalite, solitamente tre settimane dopo l’inizio della malattia. L’encefalite si manifesta con febbre alta, convulsioni e può portare al coma. È quindi una vera follia rischiare tutto questo e non approfittare del vaccino, che è compreso nel cosiddetto vaccino trivalente morbillo-parotite-rosolia MPR,  si effettua al compimento del primo anno di vita, con un richiamo successivo. Il vaccino contiene solo antigeni in grado di stimolare la risposta immunitaria e quindi assicurare l’immunità, senza però causare la malattia.

 

Lina Rossi

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