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Bronchiolite, infezione virale acuta dei neonati

gennaio 18, 2019 10:00 am

Bronchiolite, il picco di maggior incidenza della malattia è tra gennaio e febbraio. Considerato che l’incidenza della malattia è di 11 su 100 bambini, deve essere posta molta attenzione

La bronchiolite è un’infezione dei polmoni di origine virale, colpisce prevalentemente i neonati e i bambini ma può riguardare anche gli adulti, soprattutto gli operatori sanitari a contatto con soggetti a rischio. La sua prima definizione ufficiale risale alla Consensus Conference tenutasi a Parigi nel settembre del 2000, che ne ha tracciato il quadro clinico e le modalità di intervento con il contributo di pediatri, medici generalisti, otorinolaringoiatri, fisioterapisti e infermieri. Secondo gli esperti, il periodo più rischio per ammalarsi è proprio questo, a causa del freddo intenso e del maggior tasso di inquinamento.

 

Bronchiolite, di che cosa si tratta

La bronchiolite è un’infiammazione dei bronchioli, piccoli canali preposti al trasposto dell’aria agli alveoli polmonari. Il principale responsabile è il Virus Respiratorio Sinciziale che provoca dal 60 al 90% dei casi. La malattia è favorita dallo stare insieme in ambienti chiusi e dal vivere in un luogo inquinato, per questo il tempo di maggior contagio sono proprio i mesi freddi. La bronchiolite è una delle cinque cause più frequenti di ricovero ospedaliero di bambini al di sotto dei diciotto mesi e richiede un intervento immediato per evitare complicazioni anche molto serie. I sintomi clinici si presentano inizialmente con una banale rinofaringite, accompagnata da tosse, spesso febbre lieve e tosse secca. Dopo uno o due giorni si manifestano affanno, difficoltà respiratorie e sibili, il bambino può essere irritabile, inappetente e andare soggetto a vomito. I segni di ostruzione possono durare da otto a dieci giorni e una tosse residua può persistere anche per un paio di settimane. Per il ripristino dell’integrità della mucosa bronchiale sono necessarie tre o quattro settimane. Ovviamente, trattandosi di un’infezione virale gli antibiotici vanno evitati a meno che non ci sia associata una complicazione batterica.

 

Un rischio reale soprattutto per i bambini piccoli

Il rischio di pericolo respiratorio grave è importante nei piccoli di età inferiore ai sei mesi. Il tasso di mortalità è ancora calcolato in modo diverso a seconda degli studi e non esiste per questo un dato preciso. Un’infezione batterica dovuta al’Haemophilus influenzae o a Streptococcus pneumoniae può coesistere con l’infezione virale, ma deve essere distinta dalla colonizzazione batterica. Le ricadute di bronchioliti nei primi due anni di vita si riscontrano nel 23 – 60% dei bambini. Il bambino va aiutato a liberare le prime vie aeree con dei lavaggi nasali. Per cercare di ridurre il rischio di contagio per i bambini più piccoli è bene che non stiano a contatto diretto con altre persone raffreddate in famiglia e ricordarsi di lavare bene le mani prima di toccarli per evitare il passaggio del virus. E’ molto importante, inoltre, evitare accuratamente il fumo in casa. In bambini molto piccoli o che già presentano patologie di base come cardiopatie congenite, sindromi genetiche, prematurità, c’è infatti il rischio di gravi difficoltà respiratorie tali da richiederne il ricovero. E’ opportuno rivolgersi direttamente al pronto soccorso solo nel caso in cui il bambino presenti una difficoltà respiratoria molto grave o addirittura abbia assunto un colorito cianotico delle dita delle mani o intorno alle labbra.

 

Sahalima Giovannini

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