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Cresce l’allarme obesità

maggio 9, 2005 12:00 pm

Nuove valutazioni sul fattore eredità, sotto accusa la Tv: il decalogo della Società Italiana di Pediatria I piccoli italiani continuano a pesare troppo. Lo confermano due recenti studi che rilanciano l’allarme obesità. Assolti o quasi merendine, snack e fuori pasto: le vere responsabili di una generazione “extralarge” sono le cattivi abitudini alimentari ereditate, il più…

Nuove valutazioni sul fattore eredità, sotto accusa la Tv: il decalogo della Società Italiana di Pediatria

I piccoli italiani continuano a pesare troppo. Lo confermano due recenti studi che rilanciano l’allarme obesità. Assolti o quasi merendine, snack e fuori pasto: le vere responsabili di una generazione “extralarge” sono le cattivi abitudini alimentari ereditate, il più delle volte, da genitori altrettanto obesi. E poi, naturalmente, le tante, troppe ore trascorse davanti alla tv.

La ricerca dell’Università di Verona
Ad affermarlo è un’indagine svolta tra Napoli, Pisa e Verona e coordinata da Claudio Maffeis della Clinica pediatrica dell’Università di Verona. Secondo la ricerca, effettuata su 1800 bimbi di 9 anni, l’11,2% dei piccoli pesa troppo: ben il 6,6% di loro è in evidente sovrappeso e il 4,6% è considerabile obeso. Un problema da arginare, quindi, anche confrontando i dati rilevati durante la prima Consensus nazionale su “L’obesità nel bambino e l’adolescente” realizzata a Pisa dalla Società di Pediatria, da cui è emerso che un bambino o un adolescente in sovrappeso o obeso avranno molte più probabilità di rimanere tali anche da adulti e, dunque, di dover combattere con i connessi problemi di salute, tra cui malattie croniche cardiovascolari, ipertensione, diabete, alterazioni del metabolismo.

La colpa non è tutta delle merendine
Ma a chi o a cosa attribuire la responsabilità dell’obesità infantile? Secondo Maffeis la colpa, a quanto pare, non è delle merendine. Il suo studio rivela infatti che in media i piccoli ne consumano appena due a settimana. E, secondo gli esperti, non risulta alcuna relazione tra i fuoripasto e l’obesità: “C’è solo una modesta associazione tra bevande zuccherate, patatine, pop corn e crackers e sovrappeso – spiega Maffeis – Inoltre tra cibi solidi (pizze, torte, frutta, yogurt) e liquidi (succhi, the, latte), i piccoli italiani si concedono in media quattro porzioni di fuoripasto al giorno, che non sembrano influire sui chili di troppo”. Ciò non vuol dire che sia legittimo eccedere nel loro consumo, poiché, come ci ricordano gli esperti, una porzione in più di bevanda zuccherata a settimana aumenta i rischi di diventare obesi dell’11%, percentuale questa destinata ad aumentare nel caso in cui il consumo indiscriminato riguardi patatine, pop corn o crackers.

Il fattore genitori ed il fattore Tv
Sotto accusa invece e senza possibilità di appello, il fattore “eredità”. Secondo entrambe le ricerche i figli di genitori obesi sono infatti a maggior rischio di diventare anch’essi obesi, soprattutto in età scolare. Se poi ad essere “oversize” è la madre, il pericolo aumenta ancora. E non solo. A quanto pare i bimbi obesi hanno una maggiore predisposizione a trascorrere molto tempo davanti alla televisione ( circa tre ore e un quarto al giorno) rispetto ai loro coetanei che in media dedicano al piccolo schermo due e ore e mezza al giorno. La conseguenza è un’inevitabile circolo vizioso, poiché, secondo gli esperti ogni ora al giorno in più passata davanti alla tv aumenta di circa il 25% il rischio obesità. E il Presidente della SIP Saggese rincara la dose: “avere la tv in cameretta aumenta del 30% il rischio di obesità per i piccoli italiani”. Se si considera che il 60% degli adolescenti ha la televisione nella stanza da letto e il 30% la guarda per più di tre ore al giorno, senza contare il tempo trascorso con videogame e pc, c’è davvero di che allarmarsi

Più sport e più movimento
Il fatto è che se sul fronte della corretta alimentazione si sono avuti notevoli progressi, lo stesso non si può dire, afferma il professor Claudio Maffeis, della sensibilizzazione dei ragazzi ad una maggiore attività sportiva e motoria. Esattamente al contrario di quanto avviene per la tv, ogni ora in più di movimento fisico è in grado di ridurre di ben il 12% il rischio di obesità. Come sottolinea Michelangelo Giampietro, specialista in medicina dello sport e scienza dell’alimentazione dell’Università Cattolica di Roma “è bene non solo far praticare al bambino
uno sport organizzato 2-3 volte a settimana, ma anche dedicare al tempo del gioco attivo almeno un’ora al giorno”. Anche in considerazione degli ostacoli oggettivi a far praticare sport ai propri figli, soprattutto nelle grandi città. Tra questi la carenza di strutture sportive e gli eccessivi costi di accesso allo sport.

Educare ad una corretta alimentazione
Tuttavia è necessario accompagnare la strategia di intervento sulle abitudini alimentari con un sano e attivo modello di vita, coinvolgendo l’intera famiglia in un programma di lungo periodo. Perdere peso attraverso diete ipocaloriche, soprattutto quando si tratta di un bambino, non è infatti sempre consigliato. Gli esperti raccomandano tra l’altro di “ricorrere ai farmaci con estrema cautela, dopo i 16 anni e solo nei casi di grave obesità con complicanze”. Necessario anche intervenire a favore di una più chiara pubblicizzazione dei prodotti. In particolare i pediatri chiedono che le aziende produttrici vengano obbligate ad utilizzare etichette nutrizionali chiare e dettagliate sui prodotti alimentari confezionati e a fornire informazioni pubblicitarie non ingannevoli, specialmente quando rivolte ai bambini. Mentre alle scuole i pediatri rivolgono l’appello di “scegliere in modo appropriato gli alimenti nei distributori automatici, di potenziare l’attività fisica e di favorire iniziative come i campi estivi”.

Il decalogo della Società Italiana di Pediatria
Per concludere il decalogo che la Sip, (Società Italiana di Pediatria) ha messo a punto proprio per prevenire i problemi del sovrappeso e dell’obesità infantile e per permettere ai genitori di seguire con facilità un programma di sana e corretta educazione alimentare e di vita. Per sé e per i propri figli:
1) Controllare il peso e la statura con regolarità (almeno ogni sei mesi).
2) Fare cinque pasti al giorno evitando i “fuoripasto”
3) Consumare almeno cinque porzioni di frutta o verdura al giorno.
4) Bere molta acqua limitando le bevande zuccherate.
5) Ridurre i grassi a tavola, in particolare salumi, fritti, condimenti, dolci.
6) Evitare di utilizzare il cibo come “premio”.
7) Privilegiare il gioco all’aperto, possibilmente almeno un’ora al giorno.
8) Camminare a piedi in tutte le occasioni possibili.
9) Praticare uno sport con regolarità. Non importa essere campioni a tutti i costi, ma fare esercizio fisico e divertirsi.
10) Limitare la “videodipendenza” durante il tempo libero: massimo 2 ore al giorno.

 

Paola Ladogana

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