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Gengiviti, quando a causarle sono i farmaci

Marzo 28, 2019 10:00 am

Non solo igiene scorretta o alimentazione troppo ricca di dolci: anche l’assunzione di alcuni farmaci possono contribuire alla comparsa della gengivite. Ecco come regolarsi

Quando si parla di un problema come la gengivite, si pensa subito alla scarsa o scorretta pulizia, oppure alle abitudini sbagliate come per esempio mangiare troppi alimenti dolci. In realtà, secondo gli esperti della Società Italiana di Parotondologia – SIdP, anche molti farmaci di uso comune possono aumentare il rischio di avere un problema alle gengive. Quando ci si reca dal dentista, di solito l’esperto chiede al proprio paziente se assume particolari farmaci: se la domanda non è posta è bene prendere l’iniziativa e dire cosa si sta assumendo.

 

I farmaci responsabili di gengiviti

I farmaci che contribuiscono a provocare gengiviti sono molti e appartenenti a categorie anche molto diverse tra di loro. Queste molecole possono causare un aumento dei batteri nel tessuto parodontale e alterare, nel tempo, anche la stabilità dei denti in chi ha già una predisposizione. Lo evidenziano studi recenti e anche una nuova classificazione delle malattie parodontali: alcuni medicinali di uso comune possono avere, come effetto indesiderato, un aumento del volume e del sanguinamento gengivale. Sono tre le tipologie di farmaci interessate: gli anticovulsivanti impiegati per il trattamento dell’epilessia come la fenintoina e sodio valporato, i calcio-antagonisti utilizzati come anti-ipertensivi come la nifedipina, verapamil, diltiazem, amlodipina, felodipina e, ancora, gli immunoregolatori, come le ciclosporine, usati in soggetti che hanno subito un trapianto. Attenzione anche ai contraccettivi orali se usati in alte dosi. L’aumento dell’infiammazione e dei disturbi gengivali non si presentano nello stesso modo in tutte le persone che ne fanno uso. Inoltre gli effetti possono variare anche nella stessa persona in base all’età.

 

Il meccanismo alla base della gengivite da farmaci

I farmaci sopraindividuali, con dei meccanismi diversi, provocano un aumento del volume delle gengive e questo favorisce l’accumulo di placca batterica sulla superficie dentale vicino alla gengiva stessa. Questa, a sua volta, ne causa l’infiammazione. Quindi, se si assumano questi farmaci, bisogna informare il dentista e, in caso di necessità recarsi da un parodontologo per una visita di controllo. Nella maggior parte dei casi è sufficiente una rimozione professionale della placca e del tartaro associata ad una correzione delle manovre di igiene orale a casa. Nei casi più gravi, di comune accordo con il medico di famiglia e lo specialista, si può valutare l’eventuale sostituzione della terapia farmacologica, con altri prodotti a base di molecole efficaci, ma che non abbiano lo stesso effetto indiretto sulle gengive. Visto che gli esperti, però, hanno accertato che la corretta igiene limita il danno gengivale, è essenziale non trascurare la pulizia del cavo orale con gli strumenti adatti. Lo spazzolino elettrico è spesso consigliato, le rotazioni rapidissime eliminano più placca anche molto vicino al bordo gengivale. Se si preferisce lo spazzolino manuale, è meglio scegliere un tipo con testina non troppo grande, leggermente inclinata per raggiungere anche gli spazi più interni della bocca. Si deve spazzolare per tre minuti, ripetendo ad esempio la filastrocca della Fata Dentina  creata per i bambini ma divertente anche per gli adulti. Prima ancora dello spazzolino si devono passare il filo interdentale e lo scovolino, completando poi il tutto con qualche istante di collutorio, senza alcol per non irritare le gengive. Per la salute della bocca sarà tutto di guadagnato.

 

Sahalima Giovannini

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