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La cataratta congenita

novembre 23, 2000 12:00 pm

Nei neonati è possibile riscontrare lievi malformazioni al cristallino che impediscono la corretta visione. Con il termine generico di cataratta congenita si fa riferimento ad una opacità del cristallino che è già presente alla nascita. Il cristallino è una lente naturale biconvessa situata all’interno dell’occhio che ha il compito di far convergere i raggi luminosi,…

Nei neonati è possibile riscontrare lievi malformazioni al cristallino che impediscono la corretta visione.

Con il termine generico di cataratta congenita si fa riferimento ad una opacità del cristallino che è già presente alla nascita.
Il cristallino è una lente naturale biconvessa situata all’interno dell’occhio che ha il compito di far convergere i raggi luminosi, provenienti dall’esterno, sulla retina per una corretta messa a fuoco. Come un normale obiettivo di una macchina fotografica, per ottenere una perfetta, nitida e ben contrastata fotografia, è necessario che l’obbiettivo sia perfettamente pulito. La presenza di piccole “macchie” su questo obiettivo determinerà delle imperfezioni sulla fotografia. Le alterazioni della foto dipenderanno soprattutto dall’estensione della macchia e dalla sua densità.
La cataratta, sia essa congenita o senile, determina un peggioramento della visione, in quanto a livello della retina arriva un’immagine sporca, sfocata e confusa.
Le cause che determinano l’insorgere di una cataratta congenita sono molteplici (fattori genetici, tossici infiammatori o traumatici).
La presenza di una cataratta monolaterale determina un non corretto sviluppo della funzione visiva. Affinché la visione si sviluppi correttamente, l’occhio deve imparare a vedere bene nei primi anni di vita; la presenza di un difetto visivo elevato o di una cataratta, determinerà un incompleto sviluppo della funzione visiva creando il quadro patologico detto, in termine specialistico, “ambliopia” più comunemente detto “occhio pigro”.

I fattori importanti da valutare sono soprattutto tre:

  • La sede dell’opacità: opacità anche tenui ma centrali – dette assiali – determinano un grave deficit visivo.
  • L’entità dell’opalescenza: opacità lievi sono molto poco penalizzanti rispetto ad opacità molto dense che oscurano notevolmente la visione.
  • L’estensione della cataratta: micro opacità del cristallino sono molto frequenti ma non influiscono sul visus, mentre cataratte di una certa grandezza offuscano subito il visus.

Terapeuticamente l’occlusione eseguita sull’occhio “buono” ha lo scopo di stimolare la visione dell’occhio con cataratta, ma molto dipende dalle caratteristiche di questa.
Se la cataratta dovesse essere di media entità allora permetterà alla luce di entrare creando un deficit relativo della visione. Allo stato attuale non esistono farmaci capaci di eliminare la cataratta, l’unico mezzo per ovviare alla patologia è l’intervento chirurgico dove il cristallino catarattoso viene estratto.
L’occhio senza cristallino è detto “afachico” cioè mancante di questa lente naturale che permette la messa a fuoco.
Nelle persone anziane che si operano di cataratta senile si sostituisce questo cristallino con un altro di tipo artificiale che, essendo trasparente, permetterà di mettere a fuoco l’immagine sulla retina., consentendo una visone nitida.
In un bimbo di 2 o 3 anni questo non è possibile in quanto l’occhio deve ancora svilupparsi e soltanto al termine dello sviluppo si potrà inserire il cristallino artificiale. Per poter determinare la visione può essere prescritta una lente a contatto che svolgerà la funzione del cristallino artificiale permettendo all’occhio di avere e sviluppare una corretta visione.
D’altra parte, in un bimbo di 2 o 3 anni la quantificazione del visus è molto difficile per la mancanza di collaborazione e per incapacità di riconoscere i simboli e i grafemi della scrittura.
Strumenti computerizzati, come l’autorefrattometro, che permettono di quantificare il difetto della refrazione in persone poco collaboranti, in presenza di una opacità della lente, possono dare risultati falsi non corrispondenti al reale deficit (se questo dovesse essere presente).
Nel valutare l’intervento terapeutico da adottare, bisogna ricordare che ogni caso è da studiare molto attentamente e non possono essere dettate regole generali.

 

Dott. Stefano Amodeo
Specialista in Oculistica e Microchirurgia oculare

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