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Tic: contratture muscolari inconsce, la risoluzione non è impossibile

Marzo 4, 2013 11:01 am

Ammiccamenti degli occhi, capelli strapazzati da manine ansiose o colpetti di tosse per rischiarare la voce. Sono solo alcuni modi per convogliare l’ansia libera così da non creare ulteriore difficoltà al bambino.

Il piccolo mette in atto un solo tic del repertorio classico alla volta: occhi, tosse, inclinazione del collo o ripetere una semplice parola. Ognuno di questi tic vengono eseguiti mentre gioca, disegna o guarda la televisione. Non preoccupiamo subito, infatti, è possibile parlare di tic veri e propri solo dopo i due anni di età. Prima di questo tempo non possiamo definire il movimento stereotipato messo in atto come un tic è solitamente solo un manierismo transitorio e quindi passeggero. La manifestazione deve essere sorvegliata se si manifesta dopo i due anni soprattutto se in famiglia ci sono precedenti.

Conosciamo i Tic
I tic sono movimenti involontari rapidi oppure emissioni vocali stereotipate. Gli specialisti dividono i tic in semplici e complessi. I tic semplici sono semplici ed unici movimenti brevi e stereotipati del volto, delle spalle, delle braccia e gambe, oppure da emissioni sonore. Tic semplici motori sono gli ammiccamenti, le torsioni del collo, le alzate di spalle, le smorfie, i morsetti al labbro. I tic semplici vocali sono i colpi di tosse, il raschiarsi la gola, il tirare su con il naso o l’emettere dei borbottii. I tic complessi, come la parola stesa li definisce, sono movimenti a cui prendono parte più gruppi muscolari in contemporanea e consistono in sequenze di movimenti, improvvisi, senza finalità e con un ritmo irregolare. Abbiamo poi i tic complessi di tipo motorio: consistono in movimenti mimici, salti, tendenza a battere i piedi, toccare o odorare oggetti. I tic complessi vocali consistono in ripetizione di parole o di frasi senza che il contesto lo richieda, in ripetizione di suoni, frasi o parole udite per ultime da altre persone e, nei casi più seri, nella ripetizione di parole volgari: la coprolalia.

Prestare attenzione dai due anni in su
Nella primissima infanzia non è esatto parlare di tic, piuttosto di Movimenti Involontari Transitori, gesti o parole che il bambino ripete quasi come una forma di gioco, oppure per una forma di auto-rassicurazione in un momento difficile. L’età tra i due e i tre anni, infatti, costituisce un periodo abbastanza impegnativo per un bambino, deve imparare ad alimentarsi da solo, deve dire addio al pannolino, deve iniziare la scuola materna lasciando a casa il mondo sicuro della famiglia o della tata. Tutti questi cambiamenti comportano un normale periodo di adattamento del piccolo che sta crescendo. Alcuni bambini, quindi, diventano più capricciosi, o più mammoni, o più soggetti al pianto. Altri, meno estroversi, manifestano la difficoltà con gesti ripetitivi, ammiccamenti e parole senza senso.
Parlare di tic nervosi a questa età è scorretto dal momento che il bambino non ha ancora maturato il coordinamento del movimento fine, sia fisico sia verbale alla base del meccanismo dei tic. Questo tipo di sviluppo ha luogo molto più tardi, dai cinque – sei anni in poi. I tic nervosi iniziano a manifestarsi, appunto, attorno ai sette anni di età. I tic possono essere di origine genetica: un bambino eredita da un genitore o da un nonno la tendenza a manifestare un disagio con movimenti ripetitivi, versi o parole. Anche l’imitazione è coinvolta: ovvero, se un bambino in fase di crescita nota una persona compie certi movimenti o ripete parole, può essere inconsciamente spinto a imitarla, assumendo a propria volta l’atteggiamento del tic.

Intervenire senza sgridare il piccolo
I piccoli a cui compaiono i tic sia semplici che complessi, non debbono essere sgridati mai. Quindi niente punizioni, piuttosto affidiamolo alle cure di un buon psicoterapeuta certificato per aiutare il bimbo a capire cosa sta accadendo intorno a lui. In genere i piccoli con tic hanno anche problemi di socializzazione, difficoltà nello stringere amicizie e problemi nel rendimento scolastico. Il ruolo dello psicoterapeuta è quello di mettere a punto un corretto intervento psicoeducativo permette di riconoscere e comprendere il problema e di affrontarlo con la giusta competenza. È inoltre importante capire se siamo davanti ad un semplice tic nervoso oppure se il quadro è quello che viene definito Disturbo di Tourette o Sindrome di Gilles de la Tourette. Quest’ultimo quadro nosografico non è un semplice tic ma un insieme di movimenti complessi e ben articolati sostenuto da un’anomalia genetica. E’, infatti, un disagio di tipo neurologico caratterizzato da manifestazioni esagerate come movimenti del corpo e del viso, ripetizione ossessiva di parole o di terminazioni di parole pronunciate da altri, emissioni di suoni, grida e versi. Per lavorare sul Disturbo di Tourette è necessario prima di ogni cosa avere una diagnosi precisa ed in seguito attivare un percorso di terapia cognitivo – comportamentale unito ad una a base farmacologica.

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Giorgia Andretti
Consulenza della dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in Psicologia Medica

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