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Ha il mal di testa? Forse sta troppo sullo smartphone

10 Marzo, 2020 10:00 am

Se il bambino lamenta spesso mal di testa, oltre a escludere altre cause, è bene controllare quanto tempo trascorre insieme allo smartphone: potrebbe essere un fattore predisponente

Il bambino lamenta spesso di avere mal di testa? Prima di preoccuparsi, è opportuno limitare il tempo che trascorre con gli occhi puntati sullo schermo dello smartphone. Secondo alcuni neurologi, i bambini già predisposti al disagio potrebbero avvertire dolori ancora più intensi, e non solo: chi soffre di cefalea e usa lo smartphone assume una maggiore quantità di analgesici e ottiene minor sollievo da questi farmaci rispetto a chi non lo usa. È quanto emerge da un lavoro pubblicato sulla rivista Neurology Clinical Practice che ha coinvolto 400 soggetti con diversi tipi di cefalea, emicrania, cefalea tensiva.

Tutte le colpe dello smartphone

Sebbene siano da confermare in studi più ampi, questi risultati sono preoccupanti in quanto l’uso dello smartphone è sempre più invalso ed è stato collegato a una varietà di sintomi tra cui il più comune è proprio il mal di testa. Nello studio oltre la metà dei partecipanti faceva uso regolare di uno smartphone, gli altri non lo possedevano proprio. È emerso che tra i primi era più diffuso l’uso di analgesici contro il mal di testa. Le cause potrebbero essere legate al fatto che questi dispositivi imprimono una serie di messaggi visivi e luminosi rapidi e incalzanti, che imprimono un forte stimolo sul nervo ottico, giungendo direttamente al cervello. Il sistema nervoso delle persone che soffrono di cefalea è molto sensibile a questi stimoli luminosi con segnali dolorosi. Di conseguenza, la prima cosa da fare è ridurre il più possibile la permanenza davanti allo smartphone. A tutto questo deve aggiungersi anche lo smartphone come fonte di microonde.

Occorre una diagnosi accurata

La diagnosi di cefalea nel bambino si effettua iniziando con una accurata anamnesi con il bambino stesso e con i genitori. La difficoltà nei più piccoli consiste nel farsi descrivere con precisione i sintomi: più il bambino è piccolo, più è difficile fare una di diagnosi di cefalea data la sua immaturità biologica. È necessario, infatti, basare la diagnosi sulla valutazione comportamentale, sulle limitate descrizioni sintomatologiche osservate e sui resoconti forniti dai genitori. È importante capire quando il piccolo ha iniziato ad avvertire i disturbi, informarsi sull’intensità e la durata degli attacchi, discutere della familiarità, della presenza di sintomi associati come febbre, vomito, eventuali malattie. Non va trascurato l’aspetto psicologico: se un bambino o un ragazzino sta vivendo un momento di tensione nervosa per qualche ragione  come la nascita di un fratellino, separazione dei genitori o difficoltà a scuola, può soffrire più facilmente di cefalea. Si procede poi con un esame obiettivo ed un accurato esame neurologico.

L’esame del fundus dell’occhio

Particolare attenzione deve essere rivolta all’esclusione di segni di alterazione dello stato di coscienza, di irritazione delle meningi e di ipertensione endocranica, di alterazioni del fundus dell’occhio e di segni focali. Importante è anche l’esame psichico generale per mettere in evidenza tensioni psicologiche, aspetti conflittuali e tensioni che possono in qualche modo essere concausa della cefalea stessa. Può poi essere consegnato il diario della cefalea, da compilare per monitorare la frequenza e le caratteristiche del disturbo. Se il ragazzino è abbastanza grande se ne può occupare lui stesso, in caso contrario saranno i genitori a farlo. Eventuali esami strumentali non vengono eseguiti di routine, ma solo se il bambino presenta sintomi neurologici o se lo specialista nota segnali di una possibile malattia che causa cefalea secondaria. L’elettroencefalogramma può essere utile quando, oltre alla cefalea, compaiono sintomi che suggeriscono una diagnosi di epilessia.

Va esclusa la cefalea secondaria

Anche nel bambino e nell’adolescente abbiamo la cefalea primaria, non legata a problemi di salute sottostanti e la cefalea secondaria, conseguenza di altri disturbi. In caso di cefalea secondaria, il bambino sarà indirizzato allo specialista di riferimento: dall’oculista o dall’otorinolaringoiatra. La cefalea secondaria può essere dovuta a: malocclusione dentale, sinusiti, forme influenzali, faringite, rinite acuta o cronica. Può comparire anche per malattie infiammatorie, nel corso di encefaliti o meningiti.

Giorgia Andretti

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