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Mal di testa o emicrania nei bambini e adolescenti

Novembre 14, 2019 10:00 am

Quando un figlio si lamenta per il mal di testa, è bene non sottovalutare: spesso il dolore è reale e, quand’anche fosse psicologico, è sempre un segnale che va interpretato

L’emicrania e/o cefalea costituiscono due delle cause più frequenti di dolore in età evolutiva. Studi epidemiologici segnalano che, in Germania, il 65% dei ragazzi all’età di quattordici anni ha sofferto di episodi di cefalea e che il 10,5% ne soffre con frequenza settimanale. Inoltre, è una delle prime cause di assenze scolastiche interferendo sulle attività quotidiane di un ragazzino. Nella maggior parte dei casi la cefalea è essenziale o primaria, ovvero non legata a malattie sottostanti, ma può anche essere secondaria a patologie sottostanti alle volte anche serie. Sono importanti gli aspetti emotivi nella comparsa del mal di testa, infatti, spesso il sintomo si manifesta in concomitanza di eventi vissuti come traumatici per il bambino, come separazione dei genitori, difficoltà scolastiche, nascita di un fratellino. Alla luce di queste considerazioni è necessario che la diagnosi sia quanto più precoce e corretta.

 

Generalmente la cefalea è di tipo essenziale

Nella maggior parte dei casi la cefalea del bambino e dell’adolescente è di tipo primario. Le forme più ricorrenti sono l’emicrania e la cefalea tensiva, distinte in base alla modalità di presentazione del dolore e degli eventuali sintomi associati. Spesso, nel bambino è possibile incontrare casi di cefalea con caratteristiche miste. Molto rara è la cefalea a grappolo. A soffrire di cefalea, alle volte sono anche i bambini nei primissimi anni di vita, il dolore o disagio è manifestato con pianti e nervosismo. A questa età sono comunque più frequenti altri sintomi che vengono definiti – equivalenti emicranici  – ovvero sintomi come: vomito periodico, mal d’auto, dolori agli arti inferiori, dolori addominali, torcicollo parossistico e vertigini.

 

Emicrania: sintomi

L’emicrania è caratterizzata da dolore di tipo pulsante, di intensità media o severa tale da limitare o impedire lo svolgimento dell’attività quotidiana. La dolorabilità peggiora con l’attività fisica e resta tale da due fino a ventiquattro ore, anche se solitamente nel bambino la durata è inferiore rispetto all’adulto. Tra i disagi: fastidio per la luce – fotofobia, per i rumori – fonofobia e per gli odori – osmofobia. Sono frequenti disturbi gastrici: nausea, vomito, dolori addominali e pallore. Il bambino appare abbattuto, sonnolento e sente il bisogno di interrompere le attività. Spesso il piccolo è costretto a stare a casa da scuola o a tornare a casa. Solitamente l’emicrania è del tipo senza aura, ma qualche volta possono comparire disturbi della vista visione di luci, offuscamento della vista, perdita transitoria di parte del campo visivo dette anche emicranie oftalmiche, formicolii e riduzione della sensibilità di un arto e difficoltà a parlare.

 

Terapia dell’emicrania: riposo, buio e i farmaci adatti

L’emicrania si affronta con il riposo a letto e al buio cercando di attutire le fonti di rumore e gli odori. È bene non obbligare il bambino a fare attività fisica, il movimento peggiora la sintomatologia. Per quanto riguarda la terapia farmacologica è possibile assumere paracetamolo ai primi sintomi. Efficaci possono essere anche dopo i dodici anni e i triptani anche se in Italia è approvato solo lo spray nasale da 10 mg per età superiore ai dodici anni. In caso cefalee ricorrenti, plurisettimanali, può essere indicato un trattamento preventivo con l’obiettivo di ridurre la frequenza e l’intensità delle crisi, il grado di dolore e migliorare la qualità di vita.

 

Cefalea tensiva frequente in adolescenza

La cefalea tensiva è caratterizzata da dolore bilaterale, di intensità medio-lieve, di tipo gravativo-costrittivo, come la sensazione è quella di una morsa che stringe il capo. La durata è variabile da minuti a giorni e può evolvere in una forma cronica. Possono essere presenti fono e fotofobia assente la nausea. Questo tipo di cefalea non peggiora con l’attività fisica ma può causare difficoltà di concentrazione nello studio.  La terapia solo al bisogno: il paracetamolo è la prima scelta per via orale. Tra gli adolescenti aumentano anche i casi di mal di testa cronici dovuti all’abuso di antidolorifici usati impropriamente come terapia. L’abuso di antidolorifici non solo porta alla cronicizzazione della cefalea, ma ha ricadute negative sulla vita dei ragazzi.

 

dott. Rosalba Trabalzini

Responsabile scientifico GuidaGenitori.it

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