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Emicrania: anche i bambini ne soffrono

giugno 12, 2019 10:00 am

Sono molti i bambini a soffrire di emicrania. Spesso però la diagnosi arriva troppo tardi perché i sintomi sono spesso attribuiti ad altri disturbi come sinusite o problemi visivi

L’emicrania non è una malattia solo per adulti, colpisce anche i bambini piccoli e molti ne soffrono già a quattro anni. Il problema è spesso sottostimato e la diagnosi spesso arriva con un ritardo incredibile: quasi due anni. Dei circa sei milioni e mezzo di persone in Italia, ci sono anche molti bambini, che per questo motivo perdono molti giorni di scuola oltre alla difficoltà di studiare. A parere degli esperti, al dolore del bambino, non viene data molta importanza, perché si crede il disturbo incompatibile con la prima infanzia. Si è portati a pensare che il piccolo inventi scuse, magari per non andare a scuola. Se viene creduto lo si sottopone a visite dall’otorino, dall’oculista o dal gastroenterologo. Dall’esperto di cefalee il bambino arriva, secondo un recente studio, dopo circa due anni.

 

Emicrania: i segnali che non vengono ascoltati

È difficile definire il numero di quanti bimbi soffrono di cefalea, perché il problema è spesso sottostimato. È certo che la frequenza è simile fra maschi e femmine fino a dieci – dodici anni. Un vero e proprio picco si registra nelle ragazze, al momento dello sviluppo: l’incidenza praticamente raddoppia rispetto ai maschi e si mantiene così nel tempo, fino alla menopausa. Ci sono però dei segnali che i genitori non dovrebbero sottovalutare: il non voler vedere la televisione, il fastidio alla luce e al rumore, il vomito: sintomi che dovrebbero far capire che non si tratta di una banale scusa per non andare a scuola. Inoltre, alcuni sintomi detti precursori, possono far individuare il possibile sviluppo di emicranie nel futuro. Il mal d’auto, le vertigini, gli attacchi di vomito e il sonnambulismo sono piccoli segnali che potrebbero essere utilizzati per una diagnosi precoce. C’è, inoltre, il ruolo importante della familiarità: per chi ha un genitore che soffre di emicrania, la probabilità di ereditare il problema è del 40-50%. Intervenendo prima è possibile tenere sotto controllo il problema ed evitare che peggiori grazie a ritrovati nutraceutici.

 

Diversi tipi di problemi aprono la strada all’emicrania

L’emicrania rappresenta la più frequente cefalea primaria del bambino, almeno fino all’adolescenza. È tipicamente legata ad una predisposizione genetica e può manifestarsi a qualsiasi età. Sintomi di accompagnamento sono il fastidio per la luce – fotofobia, per i rumori – fonofobia e per gli odori – osmofobia e, talvolta, nausea, vomito, dolori addominali e pallore. Inoltre, durante l’attacco emicranico il bambino appare particolarmente astenico, a volte sonnolento e può accadere che egli interrompa le sue attività, anche quelle ludiche. Nella forma di emicrania con aura,    molto più rara rispetto alla prima, il mal di testa è preceduto, o accompagnato, da veri e propri sintomi come disturbi della vista, formicolii e riduzione della sensibilità di un arto o di metà del corpo e disturbi del linguaggio. La cefalea tensiva colpisce per lo più nel periodo adolescenziale. In questo caso il dolore risulta generalmente di intensità medio-lieve, bilaterale e costrittivo, come una morsa, ed è solo eccezionalmente associato a fonofobia, fotofobia e nausea. L’adolescente sembra in grado di proseguire le sue attività.

 

A volte la cefalea è secondaria

Riguardo le cefalee secondarie, le malattie che possono causarle sono varie e di diversa gravità: rinosinusiti; infezioni delle prime vie aeree, sindromi influenzali, faringiti, riniti; patologie infiammatorie meningo-encefalitiche; tumori cerebrali comunque piuttosto rari in età pediatrica. La profilassi della cefalea può essere farmacologica e non farmacologica: igiene del sonno, dieta e sport aiutano nella prevenzione degli attacchi cefalici. Bisogna inoltre, ricordare che esistono delle terapie comportamentali e psicologiche che possono aiutare nel trattamento della patologia. In generale, la risonanza magnetica cerebrale, l’EEG, le indagini oftalmologiche sono pratiche diagnostiche utili per rivelare un evento patologico precoce che può cambiare il significato prognostico del mal di testa e per contribuire, al tempo stesso, ad alleviare l’ansia nei genitori.

 

Sahalima Giovannini

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