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Le emozioni influenzano lo sviluppo dell’autostima

aprile 18, 2018 10:00 am

Presenti fin dalla nascita ed espresse con le stesse manifestazioni universali del volto: sono le emozioni, sensazioni naturali da plasmare e gestire di pari passo alla crescita

Rabbia, felicità, allegria e paura… Tu chiamale se vuoi… emozioni. Cantava così Lucio Battisti, solo pochi decenni fa. Le emozioni fanno parte del sentire umano da tutte le epoche, tutti gli animali vivono stati emotivi e fin dal grembo materno. Solo in epoche abbastanza recenti, era il 1872, lo scienziato Charles Darwin le studiò in modo più approfondito. Lo studioso, indagando questi stati mentali accompagnati da modificazioni motorie e fisiologiche, questa è la definizione scientificamente corretta degli stati emotivi, si chiese prima di tutto se le espressioni facciali delle emozioni fossero universali e se fossero innate oppure essere condizionate dall’esperienza.

 

Presenti fin dalla nascita

Darwin scoprì che le emozioni sono presenti dalla nascita e che sono universali: in qualunque luogo della terra si sia nati, le espressioni fisiologiche delle emozioni sono simili, quindi universali. Le emozioni sono il prodotto di modificazioni neuro-fisiologiche e processi psicologici e sono il risultato della sinergia di tre componenti: biochimica, comportamento ed esperienza oggettiva. Le emozioni sono quindi la combinazione di un processo innato a cui si aggiunge il bagaglio culturale più l’esperienza sociale e l’apprendimento. Le emozioni così intese stimolano la conoscenza e lo sviluppo della percezione del sé. L’esperienza soggettiva delle emozioni modula velocemente la risposta in modo da poter essere richiamata sia dai pensieri sia dai ricordi. La memorizzazione degli stati emotivi, è funzionale alla sopravvivenza.

 

Come esprimiamo le emozioni

Pensiamo per esempio agli stati emotivi primordiali: gioia, tristezza, rabbia, paura, senso di colpa.

  • La gioia, ha come obiettivo il raggiungimento di un benessere stabile come può essere la soddisfazione della fame a cui segue la gioia. Esprime il piacere di stare bene con l’altro. Gli occhi sono socchiusi, gli angoli della bocca girati all’insù. Il cuore pulsa con calma, la pelle è calda.
  • Nella tristezza, si esprime la mancanza di un obiettivo finale, per il quale si conservano le energie. Gli angoli interni delle sopracciglia sono posti verso l’alto, gli angoli della bocca rivolti in basso spesso con la parte centrale del mento spinta avanti. Il battito cardiaco è lento, la pelle piuttosto fredda. Bassa temperatura della pelle e bassa resistenza della pelle.
  • La rabbia esprime l’impegno per raggiungere scopi difficili, imparare a superare ostacoli e raggiungere scopi, comunicare potere e dominanza. Le sopracciglia sono abbassate e riunite, bocca aperta e quadrata o labbra chiuse strettamente. La pelle è calda, il cuore pulsa più in fretta.
  • Nella paura, la cui finalità è mantenere la propria integrità fisica e psicologica evitando il pericolo ed apprendendo quali sono le situazioni a rischio, le sopracciglia sono alzate e spesso poste una vicino all’altra, gli occhi molto aperti e rigidamente fissati sullo stimolo pericoloso. La respirazione è faticosa, il cuore pulsa in fretta, la pelle è fredda.
  • Il senso di colpa, che mira a comunicare pentimento e buone intenzioni. L’espressione del volto è variabile a seconda della capacità di autocontrollo. La respirazione è irregolare e il battito cardiaco frequente.

 

Le emozioni vanno gestite

Il bambino imparerà, attraverso l’educazione, a controllare e differire le varie emozioni, soprattutto quelle non accettate dal contesto sociale in cui è inserito. La gestione delle emozioni cresce di pari passo con la crescita: dall’infanzia all’adolescenza passando per la fanciullezza. In genere questo sviluppo avviene in modo continuativo, e consiste in una rimodulazione degli stati emotivi e affettivi tra il sé, abbozzato e la socializzazione divisa tra famiglia e scuola. Non sempre è così: a volte in adolescenza un ragazzo fatica a riordinare i propri stati emotivi e affettivi relazionandoli con quanto il contesto intorno a lui gli offre o richiede. Il rapido sviluppo del corpo ha un impatto notevole sull’immagine di sé perché ogni volta un ragazzo deve confrontare le insicurezze e le insoddisfazioni che gli provengono dall’esterno con i propri stati emotivi. Questo è il momento più complesso per il raggiungimento dell’autostima. Questa viene definita come la percezione che una persona ha di se stessa e dipende dalla complessità degli stati emotivi che si sono sviluppati nel corso della crescita e dalle risposte, positive o negative, che arrivano dall’ambiente in cui il ragazzo vive. L’autostima è un processo che segue passo passo lo sviluppo somatico e deve amalgamarsi con gli stati emotivi, formando la definitiva struttura della personalità di base.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Medico psichiatra, psicologo, psicoterapeuta

Associato SIMA – Società Italiana Medicina dell’Adolescenza

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