Endometriosi, un disturbo doloroso e povero di cure

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Endometriosi, un disturbo doloroso e povero di cure

endometriosi
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Il dolore mestruale non va mai accettato pensando si tratti del dolore di essere donne, soprattutto quando è così intenso da incidere pesantemente sulla qualità della vita e da non alleviarsi nemmeno con i normali antidolorifici. In questo caso occorrono analisi approfondite senza mai arrendersi, almeno fin quando non si è scoperta la causa dell’intenso malessere provato. Potrebbe trattarsi infatti di endometriosi, la malattia ginecologica provocata dalla comparsa, al di fuori dell’utero, dello steso tessuto che normalmente riveste l’interno dell’utero. Di fatto questo tessuto invade le ovaie, l’intestino e la vagina, creando uno stato infiammatorio cronico e la formazione di aderenze tra questi organi. Il tessuto dell’endometrio è ovviamente soggetto alla stimolazione ormonale e come tale ogni mese subisce il processo dello sfaldamento. Il dolore, l’emorragia, le contrazioni sono quindi intensissime.

Tutte le ipotesi per capire meglio il dolore dell’endometriosi

Di endometriosi si parla di più, ma c’è ancora molto da fare, vista la difficoltà di offrire soluzioni definitive a chi soffre di questo disturbo. Esistono diverse teorie sul motivo per cui ciò accade, ma nessuna può spiegare perché le cellule migrano al di fuori dell’utero dando origine ad una infiammazione cronica.. Una spiegazione molto diffusa è la teoria di Sampson o teoria delle mestruazioni retrograde, secondo la quale alcune delle cellule vanno nella direzione opposta durante le mestruazioni. Secondo questa teoria, le cellule non escono attraverso la vagina, ma si dirigono verso le tube raggiungendo le ovaie, l’addome o altri organi. Secondo altri studiosi a provocare questa migrazione sono gli inquinanti ambientali, agendo come ormoni stimolano lo sviluppo di tessuto endometriosico, sia nella donna già adulta, sia nel feto femminile quando è ancora nell’utero materno. Non si esclude inoltre la predisposizione genetica.

Tutti i sintomi dell’endometriosi

Convivere con l’endometriosi è difficile, sia che si tratti della forma asintomatica, rara e spesso, circa il 40%, collegata all’infertilità, sia di quella dolorosa. I sintomi sono vaghi e sono in molte a soffrirne in silenzio perché senza alcuna diagnosi precisa. Alcune donne manifestano sintomi lievi, altre con ripercussioni sulla fertilità anche se il livello di dolore non sempre è sinonimo di gravità dell’endometriosi. Oggi è possibile effettuare un test per capire meglio. Il dolore durante le mestruazioni è il sintomo principale, può essere presente anche dopo e nei rapporti sessuali. In caso di mestruazioni dolorose e abbondanti è sempre bene consultare un ginecologo, mostrandogli un diario dei sintomi, può aiutare a distinguere l’endometriosi da altre malattie. Sarà poi l’ecografia a confermare o escludere la presenza della malattia. L’endometriosi può avere un enorme impatto sulla qualità di vita essendo una condizione che si può curare ma che deve essere considerata come una malattia cronica. In ogni caso è necessario eseguire una RMN prima di prendere in considerazione un eventuale intervento chirurgico. La migliore terapia resta la gravidanza.

Come convivere e curarsi con l’endometriosi

Dobbiamo smettere di pensare che se le nostre mamme o le nostre nonne avevano dolore durante il ciclo anche noi dobbiamo sopportare e magari passare un giorno a letto. I possibili trattamenti sono:

  • terapia medica -includono farmaci come le pillole contraccettive, il sistema intrauterino al Levonorgestrel – IUS – e progestinici
  • terapia chirurgica – deve essere riservata esclusivamente a casi specifici;
  • ricerca di una gravidanza spontanea o con la procreazione medicalmente assistita.

Sia la pillola contraccettiva sia gli altri trattamenti funzionano per il controllo del dolore causato da endometriosi, la scelta dipende dalle esigenze e dai progetti di vita.  Nel caso in cui oltre ai dolori sia presente un flusso mestruale abbondante oltre all’impiego di assorbenti igienici adatti alle proprie necessità, il problema può essere superato utilizzando dispositivi medici come le coppette mestruali che richiedono lo svuotamento dopo otto ore di utilizzo. Possono essere quindi una soluzione valida che lascia anche un discreto margine di libertà. È essenziale sviluppare un buon rapporto con il ginecologo per comunicare i sintomi e sentimenti in modo libero e chiaro e anche, eventualmente, per imparare l’uso corretto delle coppette mestruali.

Lina Rossi

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