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Endometriosi, in arrivo un nuovo test

aprile 11, 2019 10:00 am

Oggi è allo studio un nuovo test per la diagnosi precoce dell’endometriosi, una malattia debilitante, oltre a causare dolore e anemia rende difficoltoso il concepimento

Definita anche patologia benigna perché non porta alla morte ma sono oltre tre milioni di donne che ne soffrono solo nel nostro paese che ben sanno quanto possa essere maligna. Stiamo parlando dell’endometriosi, una malattia che provoca l’aumento abnorme dell’endometrio, il tessuto che avvolge l’utero. Uno dei problemi di questa malattia era la difficoltà diagnostica: spesso alla visita e alle ecografie non risultavano anomalie ed era possibile individuare la malattia solo attraverso indagini laparoscopiche, quando ormai era in stadi avanzati e aveva già causato danni.

 

La speranza in un nuovo test per la diagnosi precoce

Per individuare in tempo i soggetti a rischio di endometriosi e quindi intervenire ai primi stadi, le speranze sono adesso riposte in un nuovo test, meno invasivo ma più efficace per individuare la malattia ai primi stadi. Si tratta di un test che si basa sulla genetica: attraverso un semplice prelievo di tessuto, si dovrebbe individuare una mutazione, per la precisione una metilazione, ovvero l’aggiunta del gruppo metile al DNA, a carico di particolari geni. Questa modificazione provocherebbe, nelle cellule sane, l’insorgenza di una condizione di resistenza al progesterone, l’ormone che inibisce la crescita delle cellule dell’endometrio. Le cellule modificate, esprimerebbero dei marcatori che analizzati permetterebbero di individuare la malattia prima e in modo meno invasivo. Il test è ancora allo studio, anche per capire in quali situazioni andrebbe effettuato, nel caso di donne a rischio o con già alcuni sintomi.

 

Di che cosa si tratta

Nel frattempo, è essenziale che ogni donna in età fertile non sottovaluti i sintomi che possono far pensare a una forma di endometriosi. La dismenorrea, ossia il flusso mestruale intensamente doloroso, è uno dei più frequenti segnali di endometriosi. I dolori, partendo dal basso ventre, coinvolgono tutta la zona addominale, si irradiano alla schiena e alle gambe. Spesso compaiono anche diarrea e vomito. La diffusione del tessuto endometriale nello spazio tra utero, vagina e retto causa infiammazione e formazione di noduli, cioè piccole raccolte di tessuto endometriale in una zona stretta e particolarmente sensibile, rendendo il rapporto sessuale doloroso. Nel 25% circa dei casi, l’endometriosi è del tutto asintomatica, cioè non dà luogo ad alcun tipo di disturbo. In questi casi, però, può avere una ripercussione ancora più drammatica: l’infertilità.  Secondo gli esperti, l’endometriosi è al terzo posto delle cause di infertilità femminile, interferendo in vari modi sulla fertilità spontanea della donna.

 

Endometriosi, tutta colpa degli ormoni

L’endometriosi è una malattia ormono-dipendente: la crescita dell’endometrio è stimolata dall’attività degli estrogeni, gli ormoni femminili  prodotti dalle ovaie. Un tempo, quando si diventava mamme presto e si avevano più gravidanze con relativo allattamento al seno, le ovaie a riposo non producevano estrogeni che, quindi, non stimolavano la crescita dell’endometrio, mese dopo mese. Le gravidanze sempre più rare e tardive non bastano però a spiegare una diffusione così ampia dell’endometriosi. Almeno un’altra causa c’è: si tratterebbe di un inquinamento ormonale esterno, in altre parole dell’azione di stimolazione sulla crescita dell’endometrio da parte di sostanze inquinanti che agiscono proprio come estrogeni. Gli esperti li chiamano interferenti endocrini  e sono sostanze che l’organismo della donna incontra fin dai primi anni di vita, con il cibo, l’acqua e gli oggetti di uso comune. Le sostanze ritenute maggiormente responsabili dell’azione simil-ormonale sono gli ftalati, un tempo presenti negli oggetti in plastica e oggi invece meno utilizzati proprio per la presunta tossicità e il bisfenolo A, anch’esso presente nei materiali plastici, nelle resine usate per le otturazioni, nei rivestimenti per tappi di barattoli e lattine.

 

Come si affronta oggi l’endometriosi

Se una donna riesce a restare incinta, durante i nove mesi e per il periodo dell’allattamento non è soggetta agli sbalzi ormonali che regolano l’avvicendarsi dei cicli mensili. Quindi l’endometriosi non è stimolata, non dà luogo a disturbi e spesso si assiste anche a una remissione temporanea della malattia. Il problema è proprio questo: quasi sempre quando si arriva alla diagnosi è già difficile concepire. Per questo, oggi, è essenziale arrivare alla diagnosi di malattia negli stadi iniziali, quando i sintomi sono sfumati e non è ancora arrivata a compromettere la fertilità.

 

Sahalima Giovannini

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