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Scottature ed eritema da sole: i cibi possono causarle

luglio 16, 2019 10:00 am

Non solo farmaci e cosmetici: anche alcuni alimenti e sostanze vegetali possono rendere la pelle maggiormente sensibile ai raggi solari e causare fastidiosi eritemi

Quando si parla di sole e di abbronzatura, il primo pensiero è indirizzato alla protezione, soprattutto per i bambini piccoli e come difendere la pelle dalle scottature. E’ ormai ben saputo da tutti che non bisogna esporsi al sole dalle ore 11 alle 17 e che i piccoli devono utilizzare un solare ad alto fattore di protezione, maglietta e cappellino. Sappiamo anche che la pelle non va cosparsa di profumi a base di alcol perché questa sostanza favorisce la comparsa di macchie scure. Ed infine, alcuni farmaci possono sensibilizzare la pelle, per esempio alcuni antibiotici e i farmaci a base di ormoni, possono provocare non solo la comparsa di macchie sulla pelle ma anche lo sviluppo di fastidiosi eritemi.

 

Sostanze responsabili della fotodermatite

Altre sostanze inaspettate possono aumentare il rischio di scottature ed eritemi solari. Alcuni cibi, tra cui: il lime, alcuni tipi di carote, il sedano e l’aneto contengono una sostanza chimica naturale chiamata furanocumarina e se ingeriti prima di esporsi al sole, fanno diventare la pelle maggiormente sensibile ai raggi nocivi del sole. Lo ha scoperto una indagine dell’Università di Alberta, in Canada. Il lime contenuto in varie bevande, alcoliche e analcoliche, se finisce sulla pelle, questa reagisce ai i raggi solari causando una fotodermatite, un arrossamento dovuto alla luce solare sulla pelle sensibilizzata. Consumare insalatone estive a base di sedano e di carote, è bene lavare il viso e le mani prima di esporsi, perché può comparire una fotodermatite. Le fotodermatiti sono delle reazioni anomale della pelle al sole come ad esempio: macchie scure, vescicole e arrossamenti che compaiono dopo qualche giorno dall’esposizione solare e si attenuano col passare dei giorni, se non ci si espone ulteriormente. Oltre agli alimenti e farmaci anche creme o profumi, stimolano la pelle a reagire ai raggi ultravioletti con irritazioni della pelle. Anche alcune piante come l’agrimonia o i semplici gerani possono provocare la fitofotodermatosi.

 

Come trattare le fotodermatiti

La visita dermatologica è necessaria per avere una   diagnosi. Una corretta anamnesi, la raccolta delle informazioni sulle abitudini di vita e sullo stato di salute della persona,  aiutano a stabilire se si tratta di fotodermatiti e quale è la sostanza scatenante. Se non si può fare a meno della sostanza incriminata, è fondamentale interrompere l’esposizione al sole. Su consiglio del dermatologo si ricorrerà a farmaci  antistaminici o cortisonici, per via generale o locale è necessaria una fotoprotezione totale. Sulle macchie, invece, si applicheranno creme schiarenti con derivati dell’idrochinone, glabridrina, acido cogico, ascorbile, un derivato della vitamina C. La prevenzione, in questo caso, è molto importante, per questo è consigliabile detergere accuratamente la pelle prima di ogni esposizione al sole, in modo da eliminare qualsiasi traccia di sostanza, anche alimentare, dalle zone esposte al sole. Se i farmaci non sono indispensabili, meglio sospenderne l’uso, altrimenti evitare l’esposizione al sole. In caso si assumano medicinali fotosensibili, non ci si può abbronzare fino a qualche giorno dopo la sospensione della loro assunzione, devono passare per lo meno quattro giorni.

 

Giorgia Andretti

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