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L’orticaria è stimolata anche dal sudore e dal caldo

luglio 4, 2019 10:00 am

L’orticaria non è un evento solo primaverile: in molti casi compare anche in estate per colpa di caldo, sudore e cibo. Per la sua diffusione molte persone chiedono il rimborso delle cure fatte

Caldo, sole e sudore: ed ecco che la pelle inizia a prudere, ad arrossarsi e a coprirsi di piccoli ponfi in rilievo. È l’orticaria, la manifestazione cutanea di una predisposizione allergica, è scatenata da fattori esterni, come appunto le alte temperature che provocano aumento della sudorazione. La pelle umida, acida, ricca di batteri diventa più sensibile anche agli stimoli alimentari. Pesche, fragole o vini che contengono solfiti sono infatti tra i responsabili dell’aumento dell’orticaria in estate. In Italia la malattia coinvolge circa cinque milioni di persone, mentre sono seicentomila quelli che hanno un’orticaria cronica spontanea, che dura a lungo e che non ha una causa identificata. A sottolinearlo sono gli esperti della Società italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica – Siaaic in occasione del XXXII Congresso nazionale appena concluso a Milano.

 

Orticaria, un problema diffuso

Si tratta di una condizione caratterizzata da una diffusa lesione cutanea transitoria – ponfo – causata da edema dermico e accompagnata da prurito, più o meno intenso. Il ponfo è un elemento cutaneo in rilievo, circondato da pelle normale o di color roseo, in pratica, macchie gonfie e dalla superficie rugosa. L’orticaria può manifestarsi da sola o in associazione con edema angioneurotico, angioedema o edema di Quicke. Riguarda Fino al 15-20% della popolazione, tra forme acquisite e di natura ereditaria. Le prime sono decisamente più frequenti, si manifestano maggiormente nel sesso femminile e compaiono in età adulta, mentre sono rare nell’infanzia e in età avanzata. Può essere dovuta ad alimenti: crostacei, latte, uova, frutta, cioccolato, a farmaci del tipo acido acetilsalicilico e FANS, additivi alimentari, punture di insetti, sostanze da contatto, esercizio fisico, allergeni aerei compresi i pollini delle piante e allergeni derivati da animali.

 

Ecco come si presenta l’orticaria

Nelle forme di orticaria acuta, l’inizio è improvviso, con l’insorgenza delle manifestazioni a intervallo diverso a seconda dell’allergene scatenante. Il tempo varia da pochi minuti fino a qualche ora. Il primo sintomo è spesso costituito da una sensazione di bruciore o prurito, di breve durata, seguita o accompagnata dalla comparsa di pomfi che variano molto per ciò che riguarda la loro estensione, distribuzione e durata. Il pomfo è una crescita circoscritta della cute, delle dimensioni che variano da quelle di una lenticchia a quelle del palmo di una mano. Una delle caratteristiche maggiori è la possibilità di scomparire, anche spontaneamente, entro poche ore. Le recidive intervengono con varia frequenza, a seconda del fattore scatenante. Nelle forme di orticaria cronica, le eruzioni intervengono in momenti successivi e consecutivi, a ondate, mentre il prurito può essere così intenso da generare eccitazione nervosa e insonnia.

 

Diagnosi e cure possibili dell’orticaria

La diagnosi è basata soprattutto sull’anamnesi, alla ricerca di eventuali fattori scatenanti, specialmente nel caso di orticaria acuta. Test di laboratorio, sono essenziali per l’individuazione di additivi, alimenti e farmaci, alla base della reazione allergica. I test più frequenti sono quelli ematologici, batteriologici, virologici, di provocazione e, soprattutto, immunologici. In alcuni casi, si rivela utile l’esame istologico. Per circa cinque mila pazienti, i più complessi, la soluzione potrebbe essere una terapia con farmaci biologici, ma solo poco più di duemila persone la stanno seguendo. Erogare a tutti l’omalizumab, l’anticorpo monoclonale approvato per l’orticaria cronica, costerebbe secondo i medici da quindici milioni a un massimo di venticinque milioni di euro, mentre i costi diretti e indiretti di un’orticaria trattata in maniera inefficiente ammontano a circa quaranta milioni di euro l’anno fra eventi avversi da cortisonici e assenze dal lavoro per i disagi provocati dal prurito. A oggi, proseguono i medici, il Sistema Sanitario Nazionale rimborsa la terapia per un massimo di undici mesi, che per alcuni casi più complessi possono essere insufficienti. Dopo proteste dei pazienti, il SSN si è impegnato a verificare se la rimborsabilità possa essere estesa oltre i dodici mesi in casi specifici e per questo la Siaaic lancia un appello affinché i piani terapeutici possano essere allungati e sia così tutelata al meglio la salute dei malati.

 

Lina Rossi

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