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Tra selfie estremi e prove di coraggio la vita vola via

settembre 17, 2018 10:00 am

Un altro tragico epilogo di un gioco che corre veloce nel dark web, è successo pochi giorni fa a Milano. Sempre nel capoluogo lombardo, una vita persa per rincorrere la sfida più coraggiosa

Che cosa sta succedendo ai nostri adolescenti? Ragazzini delle medie fino a poco tempo fa, bambini che solo ieri accompagnavamo alla scuola elementare, un po’ timorosi, con il pupazzo preferito nello zaino per farsi coraggio. Sono gli stessi ragazzini che oggi si chiudono in bagno per ora e noi li lasciamo fare, perché capiamo il loro desiderio di intimità. Sono sempre gli stessi ragazzini che vanno con gli amici al centro commerciali un sabato pomeriggio e che passano ore sullo smartphone, anziché leggere un libro o andare con gli amici in bici o al cinema nonostante i ripetuti inviti a smettere.

 

La vita in cambio di più like

Ragazzi che sembrano sereni, vanno a scuola e hanno amici. Ragazzi che poi balzano agli onori della cronaca perché hanno perso la vita. Iimpiccati in bagno, ma non per un suicidio volontario, bensì per la tragica conseguenza di un gioco arrivato agli estremi. Tempo fa anche la nostra redazione si era occupata del fenomeno Blue Whale, la Balena blu: il gioco che invitava a ferirsi, a lanciarsi da certe altezze filmando il tutto, cercando di uscirne indenni e quindi poter postare il video sul loro profilo social, per  salire agli onori per i like ricevuti.  Il problema è che troppo spesso diventano vittime del tragico gioco del destino, proprio quello che deve essere accaduto a Igor di soli quattordici anni di Milano, ha perso la vita restando soffocato dopo essersi stretto attorno al collo una corda da roccia. Si era, infatti, cimentato con un gioco pericolosissimo, il blackout o gioco del soffocamento, una sfida estrema che consiste nel provocarsi una carenza di ossigeno, fin quasi allo svenimento. Sembra che il ragazzino avesse visionato su Youtube – Le 5 sfide pericolose per sballarsi senza droga – un video da un milione di visualizzazioni. Tra queste domina il blackout, un soffocamento volontario alfine di procurarsi una perdita di coscienza, chiamato anche – Fainting Game o Chocking Game.  Il problema è che Igor ha perso il controllo, non si sa se per un errore suo o se perché costretto psicologicamente da qualcuno a dimostrare di saper affrontare questa follia. Sta di fatto che chiuso in bagno si è stretto al collo la corda da roccia, stringendo sempre più forte fino a soffocare. I genitori non vedendolo più uscire né rispondere hanno iniziato a preoccuparsi e chiedere aiuto, ma era troppo tardi.

 

Il selfie che ruba la vita

Sempre a Milano, A. un ragazzo di 15 anni ha perso la vita precipitando nel condotto d’areazione di un centro commerciale. Insieme ad un gruppo di amici era salito sul tetto del centro per postare un selfie coraggioso, il suo motto su Istagram era – La morte non ci fa paura, la guardiamo in faccia. I ragazzi erano saliti sul tetto dello stabile eludendo la sorveglianza per documentare la loro bravata di essere arrivati in alto. Una volta scoperti dalla sicurezza, hanno iniziato a cercare una via di fuga e, purtroppo, A. ha imboccato la via senza ritorno, precipitando giù per il condotto d’areazione per 25 metri. La prova di coraggio dei nostri ragazzi è sempre più ricercata e dimostrata con immagini da pubblicare tra situazioni pericolose seguendo una escalation in progressione: è come se la soddisfazione per il traguardo raggiunto non avesse mai un limite. Anche di questo la nostra redazione si è ocupata qualche mese fa con l’articolo Selfie estremi, nemici degli adolescenti.

 

I genitori di Igor hanno lanciato un appello

I ragazzi devono essere consapevoli che i genitori ci sono sempre, se hanno bisogno di parlare. Già, purtroppo è facile dirlo a parole, i fatti raccontano tutt’altro. Il problema è che gli adolescenti non vogliono parlare con gli adulti. L’affetto c’è, ma i genitori sono quasi sempre considerati dai figli incapaci di capire e di accettare. Per questo non raccontano nulla di loro stessi. Il messaggio da far passare deve soffermarsi sulla sfida, dobbiamo però fornire loro dei valori e delle alternative. Dobbiamo contrastare il vuoto che li spinge a lanciarsi nelle sfide assurde che viaggiano sulla rete. Purtroppo il dark web esiste e gli adolescenti sanno bene come infilarcisi dentro, in questo noi adulti non possiamo bloccarne gli accessi, possiamo però star vicino ai nostri ragazzi coinvolgendoli attraverso i valori del volontariato, dello sport e della cultura.

 

Giorgia Andretti

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