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Il bullismo può far perdere la vita ad un adolescente

marzo 19, 2018 10:00 am

Il bullismo o cyber bullismo in un paio di settimane ha rubato la vita a due adolescenti: un ragazzo di dodici a Torino e uno di diciassette in Mississippi. Il bullismo è diventato pandemico

Ci sono notizie che nessuno vorrebbe mai leggere, proprio come quelle che riguardano i ragazzi che, sfiniti dalle angherie messe in atto da alcuni coetanei, arrivano a togliersi la vita. A nulla valgono le raccomandazioni di denunciare, di raccontare ai genitori o agli insegnanti o ancora provare a difendersi. Neanche coloro che si professano amici veri riescono ad aiutare il ragazzo o la ragazza a non essere messi alle corde dai vessatori del dolore. La storia di Andy che a soli dodici anni, si arrende alla vita, mentre stava combattendo tra i flutti della bisessualità in cerca della sua identità o quella di Miki che a diciassette anni ha messo fine alla sua breve vita perché deriso a pieni voti per la difficoltà motoria dovuta ad una ipotonia muscolare importante.

 

L’importanza di riconoscere il sub-strato depressivo

L’adolescente che arriva a togliersi la vita per bullismo è di base un ragazzo con una fragilità caratteriale che predispone alla depressione, per questo il bullizzato non riesce a reagire. Semplicemente l’adolescente non ha gli strumenti psico-biologici per reagire. Alcuni studi dimostrano che il neurotrasmettitore serotonina, la molecola responsabile del tono dell’umore a livello cerebrale, svolge un ruolo centrale nella neurobiologia del suicidio. I ricercatori hanno trovato livelli più bassi di serotonina nel tronco cerebrale e nel liquido cerebrospinale delle persone che hanno messo in atto il suicidio. Questo sta a significare che la depressione è alla base del maggior rischio suicidario. Chiunque viva accanto ad un adolescente dovrebbe fare attenzione alla variabilità dell’umore di base e porre ancor più attenzione se ci si rende conto che possano intervenire ulteriori fattori di rischio a complicare la quotidianità. I fattori di rischio per il suicidio variano in base all’età, al sesso e al gruppo etnico, il più delle volte i fattori di rischio si verificano in combinazioni. Oltre il 90% delle persone che muoiono per suicidio ha di base una depressione sub-clinica. Eventi traumatici della vita, come il bullismo, si sommano agli altri fattori di rischio stimolando di fatto il comportamento suicidario. Alla luce di queste considerazioni è chiaro che il suicidio non è mai una risposta pura allo stress causato da eventi esterni se non in combinazione agli altri fattori. Di certo non possiamo ignorare che il suicidio è la seconda causa di morte nelle persone di età compresa tra i dieci e i trentaquattro anni. Il 78% dei ragazzi americani si toglie la vita contro il 22% delle ragazze.

 

Una legge per combattere il cyber bullismo non è sufficiente

Il nostro legislatore ha approvato lo scorso anno la legge n° 71 del 29 maggio 2017 -Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyber bullismo, proprio per combattere questo fenomeno dilagante tra gli adolescenti. Purtroppo una legge non è stata in grado di far cambiare il pensiero di Michele, infatti, nella sua ultima lettera scrive: -Dura lottare con chi ti insulta, mollo tutto.  Nell’ultima lettera di Andy, pur appartenendo ad una cultura diversa, si legge: -Voglio che sappiano cosa hanno fatto e che impatto le loro azioni hanno sulla vita degli altri. E’ questa la riprova di quanto non è sufficiente una semplice legge per arginare un possibile suicidio a causa del bullismo ma quanto sia importante porre attenzione e intervenire sulla struttura psichica vulnerabile dei ragazzi. E’ necessario intervenire prima ancora che i il bullismo diventi una delle concause del comportamento alterato ovvero, quando si iniziano a percepire i primi disagi e la conseguente chiusura al mondo. Questo compito spetta ai genitori: è necessario essere vigili, fare attenzione anche alla minima variazione dei comportamenti quotidiani e soprattutto educare i ragazzi ad essere determinati e valorizzare quello che potrebbe essere un loro difetto. Anche gli inseganti sono preziosi, possono percepire le difficoltà ancor prima ed i colloqui sono utili non solo per chiedere a proposito del rendimento scolastico ma anche per avere informazioni relazionali.

 

Dottoressa Rosalba Trabalzini

Responsabile scientifico di guidagenitori.it

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