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Animali da compagnia in ospedale, ora è possibile

maggio 29, 2019 10:00 am

Alcune cliniche e ospedali consentono l’ingresso degli animali domestici accanto ai proprietari ricoverati. I benefici degli animali da compagnia per gli ammalati sono oggi ben riconosciuti

Bambini e adulti ricoverati in ospedale per periodi più o meno prolungati, risentono della mancanza del proprio pet, indipendentemente se un cane o un gatto. La mancanza è avvertita come se si trattasse di un parente o l’amico del cuore. La bestiola stessa sente nostalgia del proprio compagno umano. Gli animali domestici, infatti, sono una fonte inesauribile di affetto e di compagnia. Di questo ruolo sociale sono oggi consapevoli anche alcune strutture sanitarie, per questo motivo hanno iniziato ad ammettere in visita i cani, i gatti e perfino i conigli.

 

La prima struttura: l’ospedale dei Castelli Romani

È stata appena inaugurato uno spazio apposito all’interno dell’ospedale dove i ricoverati possono incontrare i propri animali domestici. È successo all’Ospedale dei Castelli Romani, nella provincia di Roma, è il primo caso nella regione Lazio. L’area chiamata – 4 Zampe con te – nasce dalla collaborazione fra la ASL Roma 6, la struttura regionale Promozione e Prevenzione della Salute e l’Istituto Zooprofilattico del Lazio e della Toscana – IZP – permette l’accesso di cani, gatti e conigli in visita. Anche le autorità sanitarie sono consapevoli quanto la malattia sia una fase difficile da affrontare: avere al proprio fianco gli animali domestici è un fattore che può avere ricadute positive nel processo di cura e riabilitazione a qualsiasi età. L’incontro fra i degenti e il loro animale domestico è disciplinato da un regolamento specifico per il nuovo ospedale, garantendo di fatto i benefici derivanti dal contatto con gli animali. Il regolamento assicura che tale interazione non presenti problemi di tipo igienico-sanitario verso altri degenti e l’ambiente circostante tutelando il benessere psico-fisico degli animali in visita.

 

Un altro esempio in Lombardia

Oltre al caso di Roma, gli animali possono entrare in alcune strutture sanitarie anche in Lombardia, dato che il Regolamento n. 2/2017 della regione stabilisce i criteri per consentire l’accesso di animali d’affezione in strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche e private accreditate. Tali strutture sono insomma libere di decidere autonomamente se ammettere all’interno di alcuni reparti gli animali e, in questo caso, quali bestiole. Sono le strutture a dover provvedere alla destinazione di aree apposite, in base alla valutazione dei locali, dello stato degli ospiti e possono richiedere accertamenti clinico-diagnostici aggiuntivi sugli animali. I cani dovranno essere necessariamente identificati e iscritti all’anagrafe degli animali d’affezione, dovranno sempre essere condotti al guinzaglio; quest’ultimo potrà avere la lunghezza massima di 1,5 metri. Il conduttore deve avere a disposizione una museruola.

Per gatti e conigli deve essere predisposto l’alloggiamento nell’apposito trasportino, almeno fino al momento della visita. Gli animali devono essere vaccinati, avere con sé il libretto sanitario ed essere in salute per non arrecare rischi ai degenti.

 

Pet terapia, un valore aggiunto per l’assistenza

Insomma, oggi anche all’interno degli ambienti sanitari il contatto con gli animali d’affezione è considerato un valore aggiunto assistenziale, non solo per le attività di pet-therapy ma anche per il rapporto affettivo con il proprio animale da compagnia. La fragilità delle persone ricoverate richiede una attenta valutazione del loro stato di salute a contatto con gli animali, ma una volta fatti tutti gli accertamenti necessari i benefici sono grandi. Il contatto e la vista del pet, la gioia che questi manifesta al padrone aumentano il benessere psico-fisico del malato, ne possono migliorare la risposta alle cure e aumentano la motivazione per il ritorno a casa. il contatto con la bestiola aumenta le endorfine in circolo e fa crescere la sensazione di stare bene, migliorando anche il tono dell’umore.

 

Sahalima Giovannini

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