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Bambini: geneticamente follower dalla nascita

maggio 24, 2019 10:00 am

Per i bambini è naturale seguire colei che si occupa della sua crescita quindi: la mamma o il suo sostituto. Il marketing ne ha scoperto la potenza attraverso l’utilizzo degli influencer

La struttura cognitiva di ogni singola persona si forma nei primi tre anni di vita attraverso una miscela di stati senso-motori: in parte di derivazione genetica e in parte attraverso il contesto educativo e affettivo. Alla base di questo processo è fondamentale il rapporto di attaccamento del bambino verso la mamma o comunque colei o colui che lo accudisce. Crescendo, e quindi con lo sviluppo del linguaggio e conseguentemente del pensiero, i bambini iniziano a seguire in primis le figure di adulti rassicuranti e immediatamente a seguire i coetanei che mostrano per natura un carattere più incisivo. La crescita emotiva e di personalità avviene attraverso il processo dell’imitazione.

 

Il marketing ha iniziato ad utilizzare bambini influencer

Importanti aziende, soprattutto alimentari e di giocattoli, da quando hanno percepito la potenzialità del processo imitativo sui bambini, hanno iniziato ad utilizzare giovanissimi influencer per rendere ancora più pressante il voler somigliare a quel coetaneo. Sappiamo bene quanto i bambini a loro volta influenzano i genitori nella scelta degli acquisti, soprattutto quelli alimentari. Questo fenomeno un tempo avveniva solo attraverso le immagini televisive, oggi, purtroppo i social media si sono imposti nel lavoro di condizionamento. Ecco allora che l’industria del marketing ha iniziato ad utilizzare proprio i bambini come influencer speciali per stimolare i comportamenti e conseguentemente gli acquisti. Solo per fare qualche esempio:

  • Le gemelle Ava Marie e Leah Rose – nove anni hanno al loro attivo un milione e duecentomila follower su Instagram;
  • Coco Pink Princessuna bambina di nove anni è seguita da seicento ottantasettemila follower;
  • Gaia De Leonardis– tre anni tra qualche settimana ha circa cinquemila cinquecento follower. La mamma pubblica scene di vita quotidiana, foto che mostrano la bambina su come si veste e come gioca;
  • Ryan un bambino simpatico con circa diciannove milioni di iscritti al suo canale YouTube, Ryan è in grado di intrattenere i suoi utenti nel mentre recensisce non solo giocattoli ma anche alimentari, viaggi e tanto altro.

Qualcuno starà pensando: ma che male c’è ad avere tanto seguito? Sicuramente non c’è nulla di male, anzi c’è tutto da guadagnare: per le aziende è un modo per raggiungere più consumatori finali a basso costo, infatti, le agenzie pubblicitarie sono di fatto scavalcate con perdita dei posti di lavoro a scapito di altissimi guadagni per i genitori dei baby follower. A rimetterci, purtroppo, saranno le nuove generazioni: gli influencer non protetti dalla privacy ed i follower che ormai si fidano e affidano solo ai loro coetanei, ovviamente senza alcuna competenza e/o esperienza.

 

Baby influencer: privacy violata e tanto altro

La prima nota stonata dei baby influencer è la privacy non più tutelata, soprattutto quando sono proprio i genitori a mostrare i loro figli con l’etichetta di uno sponsor. Sembra, infatti, che alcuni genitori ignorino i rischi nascosti dietro la pubblicazione delle immagini dei loro figli minori. I ragazzini dall’ordinamento giuridico sono riconosciuti come individui a cui applicare maggior tutela e rispetto della web reputation mentre, le immagini sui social, possono generare danni di personalità e di identità al minore. I danni dalla mancanza di privacy  non avvengono tanto nell’immediato ma quando, più grande, il minore di oggi dovrà fare i conti con quelle immagini che non potranno mai più essere eliminate dal web. La giurisprudenza proprio per questo ha dovuto modificare alcuni parametri a difesa dei minori, anche il regolamento europeo si è adeguato: art. 8 del regolamento n. 679/2016 del 27-4-2016 entrato in vigore il 25-5-2018. Il rischio più grande, decisamente sottovalutato, sulla personalità dei baby influencer è da rintracciarsi nella produzione e sviluppo delle immagini pedo-pornografiche. Le foto dei bambini e ragazzini on line possono essere facilmente estrapolate e riposizionate nei vari prodotti commercializzati dall’industria a questo dedicata. Vale la pena sapere che il Tribunale di Roma, con ordinanza del 23 dicembre 2017, ha condannato una madre non solo a rimuovere i contenuti che riguardavano il figlio sedicenne, ma anche a pagare 10.000 euro a quest’ultimo tramite il tutore all’uopo previsto.

 

Il rischio per le nuove generazioni è crescere all’ombra di scarse competenze

Nonostante i gestori delle piattaforme social abbiano prefissato dei limiti d’età, i bambini che le utilizzano sono davvero tanti. Il target aumenta ogni anno del 25% ed è stato stimato che entro la fine del 2019 ci saranno un miliardo e duecento milioni di follower ragazzini connessi. Le ultime ricerche dicono che il 12% dei bambini si fida totalmente degli influencer presenti nei social. Questo dato la dice molto su come le nuove generazioni saranno guidate nella loro crescita. Ed è proprio per avere una realtà italiana che lanciamo il nuovo sondaggio per capire quanto la responsabilità genitoriale sia efficiente nel proteggere le nuove generazioni. La domanda alla quale ci aspettiamo di avere delle risposte è:

 

Aprireste un profilo social a vostro figlio pre-adolescente per guadagnare dal marketing?

  • Si, aprirei per creare un futuro economico a mio figlio
  • Si, aprirei con il ricavato potremo vivere bene
  • No, non violerei la privacy di mio figlio per soldi
  • No, i rischi collegati all’immagine di mio figlio online sono elevati

 

Le risposte faranno parte di un lavoro che verrà portato al congresso della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza il prossimo ottobre. Per questo vi invitiamo a spostarvi sul lato destro per votare e diffondere ad amici l’informazione così da avere un buon numero di risposte. Grazie per la collaborazione.

 

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica

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