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Sport e comportamenti inadeguati: responsabilità genitoriali  

novembre 14, 2018 1:00 pm

Se un ragazzino ha un comportamento scorretto sul campo da gioco, la colpa non è solo sua: secondo uno studio USA, i modelli di comportamento sbagliati sono appresi dai genitori

Il ragazzino non rispetta le regole, dice brutte parole all’avversario, dà sulla voce all’allenatore. Eppure in altri contesti si comporta bene. Secondo uno studio americano la responsabilità è dei genitori. I padri, ma anche le madri, troppo coinvolti nell’attività sportiva del figlio per ragioni performanti ma anche per le ingenti spese affrontate, pretendono di avere un ritorno in termini di risultati.  E’ questa la motivazione che permette comportamenti minacciosi: verso arbitri, giocatori e genitori della squadra opposta per arrivare anche alle aggressioni fisiche e non solo verbali.  Un comportamento non certo esemplare, soprattutto in ambito sportivo e che i ragazzini, purtroppo, inconsciamente tendono a imitare.

 

Troppi soldi, tempo ed energie

Lo uno studio è stato portato avanti dalla National Association of Sports Officials americana. Secondo gli esperti, almeno il 40% dei comportamenti antisportivi è dovuto proprio ai genitori. La ragione alla base di questo eccessivo investimento emotivo sull’attività sportiva del figlio è sempre lo stesso: il denaro. I genitori impiegano tempo e soprattutto risorse finanziarie, di conseguenza si attendono risultati sempre migliori. E’ come se i ragazzini fossero dei piccoli campioni sportivi, anziché dei bambini che hanno bisogno di muoversi, divertirsi, imparare un sano spirito sportivo che consiste sì nel dare il meglio di sé, ma anche nell’accettare la sconfitta. Alcuni genitori, addirittura, si aspettano un ritorno per il loro investimento e spesso sperano che ai figli vengano proposti contratti professionistici, rimanendo delusi se i risultati non arrivano. Ai medesimi risultati è arrivato uno studio del 2016, pubblicato sul Journal of Family Relations, secondo il quale molte famiglie possono arrivare a spendere più del 10% del loro reddito annuale, di solito più per i figli maschi che per le femmine. Se i figli si rendono conto che i genitori investono tempo e denaro per la loro attività sportiva, si sentono sotto pressione, vivendo una forma di stress per quello che, prima di tutto, lo sport  dovrebbe essere un sano divertimento.

 

E necessario fornire un modello positivo

Il problema è che i genitori non si limitano ad essere delusi e a spronare i figli, ma se la prendono con i ragazzini, arrivando a farli sentire dei falliti, quindi si sentono frustrati, vivono male un gioco che dovrebbe essere solo sana competizione e divertimento. Una eventuale sconfitta non serve a spronarli per migliorarsi, ma li fa precipitare nella delusione e nella perdita di autostima. Inoltre, dietro il cattivo esempio del genitore, i ragazzini possono arrivare a non rispettare l’allenatore, i compagni e a non seguire le regole. Per questa ragione c’è chi cerca di prendere provvedimenti drastici. Negli USA molte organizzazioni sportive stanno cercando di arginare questo fenomeno chiedendo ai genitori di firmare codici di condotta e di comportamento corretto, con multe per chi disobbedisce o il bando per il genitore o la squadra dalle gare. Questa pratica, se in forme e modalità diverse, sta iniziando a diffondersi anche in Italia. Non si dovrebbe però arrivare a tanto: i genitori dovrebbero capire da soli che il campo da gioco dei figli non è un’appendice della loro vita o il riscatto a eventuali fallimenti. La vita dei figli appartiene ai figli, i genitori hanno il dovere di offrire prima di tutto un corretto modello di comportamento, in qualsiasi ambito della vita.

 

L’Associazione Guida per Genitori firma la Carta dei doveri

La carta dei doveri dei genitori nello sport è una guida pensata e voluta dal Panathlon International per rendere l’attività sportiva dei ragazzi libera e incondizionata.

 

Lina Rossi

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