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Ramadan, spieghiamolo ai bambini

maggio 15, 2019 1:00 pm

Il Ramadan sta all’Islam come la Quaresima sta al cattolicesimo. Chiariamo ai nostri bambini perché alcuni compagni di classe e le loro famiglie in questo periodo osservano il digiuno

Il nostro paese è sempre più multiculturale ed è facile che in un’aula scolastica, così come al corso di calcio o ai giochi pomeridiani ai giardinetti si frequentino bambini provenienti da altre

parti del mondo. Una delle culture più rappresentate a carattere religioso è quella musulmana, il cui profeta Maometto ha gettato le basi nel lontano 610 e.v. con la predicazione della Rivelazione fattagli dall’Arcangelo Gabriele. Stringere amicizia con bambini, giocare con loro, condividere la quotidianità significa anche entrare in contatto con le loro consuetudini culturali e religiose: saperne cogliere il significato profondo significa conoscersi a fondo, apprezzarsi, stringere amicizie che sono garanzia di un futuro più sereno per tutti.

 

Ramadan uno dei cinque pilastri

Nel periodo del Ramadan i bambini cattolici potranno essere colpiti dal fatto che la mamma di Fatima o la sorella di Abdul non prendono il solito caffè con gli altri genitori all’uscita da scuola. Questo accade perché sono musulmane osservanti del precetto del digiuno che quest’anno è iniziato il sei maggio scorso. Il Ramadan è il mese del digiuno ed è una delle regole fortemente rispettata della fede islamica. Il periodo del Ramadan commemora un momento importante, ovvero quando Allah, cioè Dio, rivelò al profeta Maometto, tramite l’arcangelo Gabriele i precetti che furono poi raccolti nel testo sacro: il Corano. Il Ramadan proprio come la Quaresima non inizia sempre lo stesso giorno, perché il calendario dei Musulmani è di tipo lunare, ha un ciclo di dodici mesi e di 354 giorni. Il periodo del Ramadan inizia nel Fajr, ossia all’alba come momento della preghiera e si conclude al tramonto del sole del trentesimo giorno.

 

Il digiuno del Ramadan: dall’alba al tramonto

Durante il mese del Ramadan, i musulmani di età superiore di dodici anni e in buona salute devono digiunare per trenta giorni, ma solo nelle ore diurne. Dall’alba al tramonto, non è possibile assumere alcun tipo di cibo o di acqua, non si può fumare, indossare profumi, non si possono provare piaceri di alcun tipo e, più complesso nella società di oggi, non si può nemmeno lavorare. Al tramontare del sole è però possibile mangiare, bere e fare festa: per questo, il periodo del Ramadan rappresenta un momento di grande gioia e di condivisione per le famiglie musulmane, che si riuniscono nelle case portando cibi tipici da gustare assieme ai propri cari durante le ore serali. Tutti, uomini e donne di età superiore ai dodici anni, devono osservare il digiuno rituale. Ne sono esonerati i bambini piccoli che devono nutrirsi con regolarità per crescere, gli anziani e le persone che non stanno bene di salute e se qualche adulto, per ragioni di viaggio o malattia non può osservare il digiuno, deve compensare facendo la carità o aiutando persone in difficoltà. Appena possibile, dovranno recuperare i giorni di digiuno perduti.

 

Il senso del digiuno

Agli occidentali potrebbero sembrare tradizioni un po’ punitive, forse. Se però ci pensiamo bene, il Ramadan che prevede l’astensione dalle carni e le preghiere, non rappresenta una punizione fine a se stessa, ma un modo per distaccarsi dalle cose materiali, quelle che danno piacere, per purificare l’anima e permetterle di avvicinarsi a Dio, al trascendente. Il digiuno è

una tradizione che si ritrova, oltre che nella religione islamica e cristiana, anche in quella ebraica e quella degli induisti, pratica per purificare l’anima e innalzarla a cielo. Simbolicamente, il digiuno equivale  anche ad allontanare da sé i cattivi pensieri e i sentimenti negativi di invidia, gelosia e aggressività verso il prossimo, concentrandosi su quanto è buono: ecco perché, se non è possibile digiunare, è necessario aiutare i poveri con cibo e opere di carità. Insomma, è un percorso di crescita interiore, di ascolto spirituale, un miglioramento di sé stessi: proviamo a riflettere su questo, perché tutti noi dovremmo staccarci un po’ dal materialismo sfrenato, dall’apparenza a tutti i costi e imparare, insegnandolo anche ai nostri figli, a concentrarci su quello che è dentro di noi.

 

Sahalima Giovannini

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