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Sicurezza in mare e in piscina: le regole da conoscere

sicurezza al mare e in piscina
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Con il caldo mare, piscine, laghi e parchi acquatici diventano i luoghi preferiti dalle famiglie. L’acqua rappresenta gioco, divertimento e refrigerio, ma richiede anche attenzione costante. Negli ultimi anni le società scientifiche e le organizzazioni internazionali che si occupano di sicurezza infantile hanno ribadito un concetto fondamentale: l’annegamento è un evento rapido, spesso silenzioso e quasi sempre prevenibile. Contrariamente a quanto mostrano i film, chi sta annegando raramente urla o agita vistosamente le braccia. Nei bambini tutto può accadere in meno di un minuto, senza attirare l’attenzione degli adulti. Per questo motivo la prevenzione deve iniziare ancora prima di entrare in acqua.

Sorveglianza continua, senza distrazioni

La regola più importante è semplice: un bambino piccolo non deve mai essere lasciato solo vicino all’acqua, nemmeno per pochi secondi. Rispondere al telefono, leggere un messaggio, parlare con altri adulti o allontanarsi per prendere un asciugamano può essere sufficiente perché accada un incidente. Gli esperti parlano oggi di sorveglianza attiva: un adulto deve essere dedicato esclusivamente al controllo del bambino, rimanendo a distanza di un braccio e senza utilizzare smartphone o altri dispositivi che possano distrarlo. Se sono presenti più adulti è utile stabilire chiaramente chi, in quel momento, svolge il ruolo di sorvegliante.

Piscine private: attenzione anche all’acqua bassa

Le piscine domestiche sono sempre più diffuse anche in Italia. Proprio per questo rappresentano un ambiente che richiede particolari misure di sicurezza. Le indicazioni più aggiornate consigliano di installare una recinzione alta almeno 120 centimetri, dotata di cancelletto autochiudente e con apertura di sicurezza. Le coperture rigide certificate rappresentano un’ulteriore protezione, ma non sostituiscono mai la sorveglianza degli adulti. Anche le piscine fuori terra meritano attenzione: quando non vengono utilizzate è opportuno rimuovere la scaletta, impedendo ai bambini di entrarvi autonomamente. Non bisogna inoltre lasciare giochi galleggianti, palloni o materassini in acqua: possono attirare un bambino che tenterà di recuperarli sporgendosi o entrando in piscina senza essere visto.

Braccioli e ciambelle non sostituiscono il giubbotto

Un errore ancora molto frequente è considerare braccioli, ciambelle gonfiabili e materassini come dispositivi di sicurezza. In realtà sono semplici giochi acquatici. Possono sgonfiarsi, sfilarsi o ribaltarsi facilmente e non garantiscono alcuna protezione. Se si naviga su una barca, un gommone o un pedalò, oppure quando si frequenta un lago o un tratto di mare con onde e correnti, il bambino dovrebbe indossare un giubbotto di salvataggio omologato, scelto in base al peso e alla corporatura.

Imparare a nuotare salva la vita

Le società pediatriche internazionali raccomandano di avvicinare i bambini al nuoto fin dai primi anni di vita attraverso corsi tenuti da istruttori qualificati. Imparare a nuotare non elimina il rischio di annegamento, ma riduce significativamente la probabilità di incidenti e insegna ai bambini come galleggiare, respirare correttamente e mantenere la calma in caso di difficoltà. Naturalmente anche un bambino che sa nuotare deve essere sempre sorvegliato.

Al mare attenzione a correnti e bandiere

Il mare presenta rischi diversi rispetto alla piscina. Correnti, onde improvvise, buche nel fondale e vento possono mettere in difficoltà anche nuotatori esperti. Prima del bagno è opportuno verificare il colore della bandiera esposta nello stabilimento balneare e rispettare sempre le indicazioni dei bagnini. Nei tratti di spiaggia libera è preferibile scegliere zone frequentate e sorvegliate, evitando calette isolate o luoghi dove la balneazione è vietata. Le ordinanze comunali non vengono emanate casualmente: spesso segnalano fondali pericolosi, correnti di ritorno o problemi legati alla qualità dell’acqua. È buona norma entrare gradualmente in acqua, soprattutto dopo una lunga esposizione al sole o dopo pasti abbondanti, e sospendere immediatamente il bagno in caso di mare mosso o temporali in avvicinamento.

Anche gli adulti devono dare il buon esempio

Molti incidenti coinvolgono adolescenti e adulti che sopravvalutano le proprie capacità. Tuffarsi in acque sconosciute, nuotare dopo aver consumato alcolici, utilizzare materassini lontano dalla riva o affrontare il mare agitato aumenta notevolmente il rischio di incidenti. Infine, ogni famiglia dovrebbe conoscere almeno le basi della r**ianimazione cardiopolmonare – RCP**. Un intervento tempestivo, praticato nei primi minuti dopo un annegamento, può fare la differenza tra la vita e la morte, in attesa dell’arrivo dei soccorsi. L’acqua deve continuare a rappresentare un luogo di gioco, benessere e vacanza. Con poche regole, attenzione costante e comportamenti responsabili è possibile ridurre drasticamente il rischio di incidenti e permettere ai bambini di vivere l’estate in piena sicurezza.

Rossi Lina

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