prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Compiti per casa, aiuto o supervisione: cosa fare

Ottobre 31, 2019 10:00 am

Sono molti i bambini che chiedono aiuto a mamma e papà nel fare i compiti. Supporto si ma senza sotituirsi a loro: in caso contrario si danneggerebbero autonomia e apprendimento

L’anno scolastico è iniziato da quasi due mesi e le lezioni procedono a pieno ritmo con interrogazioni e verifiche scritte a ogni livello di istruzione. Non di rado i genitori ma anche i nonni e qualche volta la baby sitter si sentono chiedere: mi aiuti a fare i compiti? È una richiesta che non lascia mai indifferenti perché, in un modo o nell’altro, sta a indicare che il bambino ha bisogno di essere ascoltato.

 

Se il bambino chiede aiuto, forse non ha compreso

Sono tante le ragioni per cui un bambino chiede a un adulto di aiutarlo nello studio. Può trattarsi di semplice pigrizia, non condivisibile ma in parte comprensibile dopo che un ragazzino ha trascorso molte ore a scuola, parte del suo tempo libero nell’attività sportiva e, una volta a casa, avverte l’esigenza di dedicarsi al gioco oppure a un po’ di relax. Oppure, è possibile che il bambino non abbia compreso qualche spiegazione a scuola, che fatichi a concentrarsi e che, di conseguenza, gli risulti difficile svolgere i compiti a casa. in questo caso è bene escludere che il bambino, soprattutto se è nei primi anni della scuola primaria, possa avere qualche disturbo di apprendimento, come per esempio una forma di dislessia. In quest’ultimo caso sono le insegnanti che, in genere, si accorgono di questo problema e avvisano i genitori. Se in effetti vengono dimostrati criticità come dislessia, disortografia o discalculia, la risoluzione del problema non sta certo nello svolgere i compiti al posto del piccolo, ma fornendo una serie di supporti didattici e metodologici che vengono concordati con le maestre e altre figure di riferimento.

 

Mai sostituirsi nei compiti ai bambini

Più spesso, però, il bambino chiede aiuto nei compiti perché è un po’ pigro e sa che, con l’aiuto dell’adulto, li finirà in fretta e bene, facendo anche una bella figura a scuola e avendo molto tempo nel pomeriggio per giocare o leggere o, peggio, per stare davanti alla tv o allo smartphone. Il tempo libero è essenziale, ma fin dalla scuola primaria si deve far nascere nel bambino il concetto del – prima il dovere, poi il piacere. Una frase forse non simpatica, un po’ antiquata ma che rende bene il concetto che è essenziale che ciascuno faccia il proprio dovere, fin dall’infanzia. È faticoso, certo, ma il sapere più avanzato, le competenze, le abilità cognitive si costruiscono pezzo per pezzo dalle prime classi elementari: se un bambino non acquisisce autonomia nello scrivere le prime parole, nello svolgere i primi semplici calcoli, nell’apprendere le prime lezioni di scienze e storia, in futuro gli mancheranno le basi per concetti più complessi, proprio come una casa cui mancano le fondamenta. Se non sarà lui a impegnarsi, a faticare un po’, a ragionare sui concetti approfondendo quello che non comprende bene, non potrà misurarsi con prove intellettuali più impegnative. Il cervello infatti ha bisogno di allenarsi con concetti più semplici e via via più impegnativi. Solo così un individuo può andare avanti nel percorso cognitivo.

 

Far sentire ai bambini la propria presenza

Un aspetto educativo dei compiti a casa: questi sono assegnati al bambino ed è lui a doverli svolgere. Così capirà che nel corso della vita ci sono mansioni che spettano a tutti e che ciascuno deve svolgere. Sicuramente è bene non ignorare la richiesta del bambino, assicurandosi che vada a scuola con i compiti svolti, magari dando un’occhiata senza però correggere gli errori è preferibile aiutarlo a capire dove ha sbagliato e magari si può anche ascoltarlo ripetere la lezione orale, che non va mai imparata a memoria come una poesia, ma ragionando sui concetti e approfondendo qualche aspetto. Soprattutto, si deve far capire da subito che i compiti e le lezioni non vanno messi da parte per qualcosa di assolutamente secondario, come per esempio giocare con lo smartphone. In questo ci devono essere limiti chiari e regole precise: via il telefonino dalla cameretta,  fino a quando i compiti non sono stati svolti tutti e bene. E, comunque, mai più di mezz’ora al giorno.

 

Sahalima Giovannini

- -


ARTICOLI CORRELATI