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Farmaci salvavita come e chi deve gestirli a scuola

6 Settembre, 2019 10:00 am

La questione dei farmaci salvavita e dibattuta, perché per molto tempo il personale docente o ATA non ha potuto o voluto somministrarli. Cerchiamo di capire cosa dice la legge in merito

Una cosa è il paracetamolo, o perfino la sospensione di antibiotico: la famiglia può regolarsi in modo da proporre il medicinale al di fuori dell’orario scolastico. Però, ci sono casi in cui è necessario somministrare il farmaco a scuola, quando proprio non se ne può fare a meno e l’assunzione del medicinale si rivela un salvavita. È il caso dell’adrenalina per le manifestazioni allergiche importanti, come lo shock anafilattico, oppure per i casi di epilessia già noti e in trattamento. In questi casi è necessario seguire particolari indicazioni.

 

Somministrazione farmaci in orario scolastico

Le Raccomandazioni del novembre 2005 all’articolo 1, si pongono l’obiettivo di garantire il diritto allo studio, alla salute e al benessere degli allievi che presentano la necessità mediche personali. Per ragioni di sicurezza, sia per il bambino sia per chi deve somministrare il farmaco, sono coinvolte alcune figure professionali: la famiglia dell’alunno o chi esercita la potestà genitoriale; la scuola ovvero il dirigente, personale docente e non docente; i servizi sanitari, i medici di medicinale generale, i pediatri e le Asl del territorio e gli enti locali. I genitori o chi esercita la patria potestà devono, secondo l’articolo 4, presentare una richiesta formale per iscritto, accompagnata dalla certificazione del medico curante che attesta lo stato di malattia del bambino, ad esempio: diabete, asma o allergie varie. La certificazione deve riportare la prescrizione specifica dei farmaci da assumere: conservazione, modi e tempi di somministrazione oltre il dosaggio.

 

Gli obblighi della scuola e somministrazione farmaci

Il dirigente scolastico, una volta ricevuta la richiesta dei genitori individua il luogo idoneo per la conservazione e somministrazione dei farmaci. Inoltre, autorizza i genitori del bambino, se ne fanno richiesta, ad accedere ai locali scolastici durante le ore di lezione per la somministrazione dei farmaci. Se i genitori non hanno la possibilità di accedere alla scuola, oppure se si verifica una situazione di emergenza, il dirigente verifica la disponibilità del personale docente e ATA a somministrare i farmaci all’alunno. In questo caso, le figure che possono somministrare il farmaco vanno individuate tra chi ha seguito corsi di pronto soccorso regolati dal decreto legislativo n. 626/94 o ha seguito attività di formazione promosse dagli Uffici Scolastici regionali. Se nessuno del personale è disponibile o in grado di somministrare il farmaco, il dirigente è tenuto a stipulare accordi e convenzioni con altri soggetti istituzionali del territorio oppure con i competenti assessorati per la Salute e per i Servizi sociali. Se nemmeno questa soluzione è possibile oppure se si verifica una situazione di emergenza, è necessario ricorrere al Sistema Sanitario Nazionale di Pronto Soccorso. Una situazione discutibile, visto che per lo shock anafilattico pochi minuti di ritardo nella somministrazione dell’adrenalina possono essere letali: e fino a quando un bambino è piccolo, difficilmente riesce a rendersi conto del pericolo. Si tratta insomma di un vuoto, che speriamo le istituzioni riescano a colmare al più presto.

 

Giorgia Andretti

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