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Scuola e crisi di ansia, un problema diffuso

marzo 15, 2019 10:00 am

Mal di pancia, mal di testa, crisi di pianto. Sono alcuni dei segnali dell’ansia che molti bambini e ragazzi provano prima di andare a scuola, causa inoltre di molte assenze

Chi non ha mai provato ansia, almeno una volta nella vita, al pensiero di un’interrogazione importante o fastidio all’idea di incontrare quel compagno che proprio non ci era simpatico. Si tratta di sensazioni normali, stati emotivi che fanno parte delle dinamiche del quotidiano e che vanno affrontate, ma che non interferiscono con la vita di tutti i giorni. Diverso è il caso in cui la scuola è fonte di una vera e propria ansia, così intensa da causare un vero e proprio rifiuto nei confronti della scuola. Oppure può succedere anche il contrario: si è vittima di forme ansiose che si concretizzano nel rifiuto di andare a scuola. Uno studio ha finalmente approfondito il problema.

 

L’associazione tra le assenze e ansia

I ricercatori della Exeter Medical School, in uno studio pubblicato su Child and Adolescent Mental Health, hanno classificato la frequenza scolastica sotto diverse categorie: le assenze totali, quelle mediche, quelle ingiustificate, il rifiuto della scuola ovvero quando il bambino fatica a frequentare a causa di disagio emotivo. I risultati di otto studi, spiegano gli studiosi, hanno suggerito una sorprendente associazione tra assenze e ansia, nonché il legame atteso tra ansia e rifiuto della scuola. Il personale scolastico e gli operatori sanitari dovrebbero prestare attenzione alla possibilità che l’ansia possa essere alla base della scarsa frequenza scolastica e che può causare anche molti sintomi fisici diversi tra cui il mal di pancia  e mal di testa. L’ansia è infatti curabile con trattamenti specifici che nella maggior parte dei casi funziona, insegnando ai bambini i modi per calmarsi e a capire che è possibile mettere in atto sistemi per calmarsi davanti alle fonti stesse dell’ansia.

 

I sintomi del malessere

E’ bene non sottovalutare mai i sintomi fisici come mal di testa, mal di pancia, crisi di vomito, così come i pianti e i malumori. Un tempo i genitori bollavano questi comportamenti come indicativi di un bambino debole, poco deciso e commettevano l’errore di metterlo a confronto con altri coetanei che non avevano questi problemi. Il confronto in realtà andava solo a scapito dei bambini che provavano il malessere, aumentando di fatto le loro difficoltà. È preferibile sorvegliare con discrezione i momenti di crisi del bambino, cercando di capire la fonte del malessere: se è un insegnante in particolare, se è un problema di amicizie o di disaccordo con i compagni di scuola. È anche bene capire se si tratta del contrario, ossia se il bambino ha un problema di ansia di fondo, che si concretizza nella difficoltà e nel rifiuto di andare a scuola. Anche i bambini possono soffrire di ansia.  È opportuno parlarne con il pediatra, per capire se il disagio ha una fonte nel quotidiano come ad esempio: la separazione dei genitori, il cambio di casa, qualche cambiamento importante oppure se è un problema ansioso legato a un tratto del carattere. Un colloquio con uno psicoterapeuta dell’età evolutiva aiuterà a capire se è opportuno seguire un ciclo di terapia specifica, ovvero la psicoterapia ad orientamento cognitivo-comportamentale, una serie di incontri che saranno di conforto al bambino, perché lo aiuteranno a risalire alla causa del suo disagio, a riconoscerlo e soprattutto a mettere in atto comportamenti in grado di portare calma e sicurezza in se stessi.

 

Lina Rossi

 

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