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Molti bambini hanno paura dell’acqua: vediamo come aiutarli a superarla

4 Luglio, 2013 9:30 am

La paura dell’acqua è comune tra i bambini. Infatti, non è raro leggere la disperazione sul volto dei piccoli quando superano il limite del bagnasciuga. La dolcezza e la teoria dei piccoli passi sono gli ingredienti necessari.

Nuotare tra le onde: sembra naturale per tutti, ma non è detto che lo sia per un bambino di pochi anni, che spesso vede l’ambiente marino come un mondo sconosciuto, poco sicuro e fonte di pericoli. E allora arrivano i rifiuti a entrare in acqua, anche nei punti dove è più bassa e l’ostinazione si trasforma in pianto a dirotto se mamma o papà cercano di convincere il piccolo a fare un bagno tutti insieme. Il rifiuto si può estendere anche a tutta la spiaggia, preferendo la più rassicurante passeggiata sul lungomare. La paura dell’acqua è comune a molti bambini e inizia a manifestarsi tra i tre e i cinque anni, a questa età, infatti, i bambini hanno perso del tutto il riflesso natatorio vivo nei primi mesi, ma al tempo stesso non hanno ancora maturato una consapevolezza delle proprie capacità e il coordinamento motorio necessario ad affrontare situazioni che richiedono un certo impegno psico-fisico.

Una paura molto comune
Molti bambini hanno paura dell’elemento nuovo, l’acqua del mare. Come comportarsi in questi casi? Prima di tutto, non bisogna farsene un problema: molti bambini con paura dell’acqua in seguito diventano eccellenti nuotatori. Alcuni trucchi di comportamento possono però aiutare il piccolo ad acquisire maggiore fiducia in se stesso. Nei primi giorni, è opportuno far ambientare i bambini nel posto nuovo, devono imparare ad esplorare il bagnasciuga senza far nessun tipo di pressione. Poco per volta, prendendo confidenza con questo elemento nuovo, sarà il bambino che spontaneamente entrerà dove l’acqua è un po’ più profonda. È indispensabile evitare bruschi “attesimi come quello di far fare al piccolo un tuffo nell’acqua alta. Anche se indossa i braccioli o il salvagente, potrebbe spaventarsi al punto da non volere nemmeno più avvicinarsi all’acqua. E non è neanche il caso di spronarli, prendendoli bonariamente in giro o, peggio, facendo confronti con altri bambini, magari più grandi o spericolati. Il bimbo di sentirebbe ancora più insicuro, convinto che i genitori preferiscano un altro a lui. Questo atteggiamento avrebbe quindi solo l’effetto di allontanarlo ancora di più dall’acqua.

Calma e sicurezza si rivelano vincenti
Il metodo più efficace è mostrare con i fatti che non si deve avere paura dell’acqua. Come fare? Entrando in acqua con calma, sorridendo, mentre il piccolo aspetta a riva. Meglio evitare di pronunciare frasi del tipo: “Visto? Non hai niente da temere”. A quattro o cinque anni è del tutto normale che un bambino utilizzi ancora braccioli e salvagente. Quindi, è giusto permettergli di usarli se questo lo rassicura. Se, però, decide di provare a stare a galla senza questi supporti, non mostriamoci timorosi e lasciamoglielo fare. Spesso i bimbi hanno difficoltà a entrare in acqua perché sentono, inconsciamente la preoccupazione dei genitori. È invece importate non trasmettere loro le proprie paure. Altri genitori, invece, si trovano a fare i conti con il problema opposto, cioè con bambini spericolati, che non ci pensano due volte a tuffarsi nell’acqua profonda, senza braccioli e senza saper nuotare bene. Bimbi di questo tipo vanno sorvegliati con attenzione perché possono trovarsi in situazioni di pericolo, specialmente se il mare è un po’ agitato. Sgridarli può essere controproducente e può spingerli a sfidare i genitori. Meglio cercare di farli ragionare, spiegando loro i rischi di un comportamento sconsiderato. Eventualmente, si può decidere di affidarli a un maestro di nuoto, che li aiuti a essere più disciplinati e a imparare prima e meglio, sfruttando la loro attitudine naturale.

Sahalima Giovannini

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