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I genitori troppo protettivi espongo i figli a rischio depressione

febbraio 26, 2013 11:02 am

Proteggere i propri figli è il dovere primario di un genitore ma attenzione l’iperprotezione rischia di far sviluppare nei ragazzi il disturbo depressivo. A sostenerlo è una ricerca della Mary Washington University.

Non correre, bevi piano quella bibita fredda, hai indossato la canottiera? Sono le tipiche frasi pronunciate quotidianamente dai genitori ai figli. Se però, le raccomandazioni sono eccessive, il rischio è di far nascere un senso di preoccupazione esagerato. L’unico risultato ottenibile è che i ragazzi arrivano a considerare i genitori noiosissimi finendo per ignorare totalmente le raccomandazioni. Inoltre, insistendo con le raccomandazioni si facilità l’insorgenza di uno stato ansioso, una perenne tensione potrebbe, alla lunga, trasformarsi in depressione. Via libera alle regole ed agli insegnamenti, no all’iperprotezione, se non vogliamo ipotecare la crescita serena dei ragazzi. Lo dimostra uno studio Usa, pubblicato sul “Journal of Child and Family Studies”.

Genitori vigili come un … elicottero
Un gruppo di ricercatori americani, guidati dalla dottoressa Holly Schiffrin, della University of Mary Washington, in Virginia, ha preso in esame i comportamenti di 297 ragazzi di età compresa tra i 18 e i 23 anni, studenti universitari, ai quali è stato chiesto loro quale comportamento avessero i genitori nei confronti delle loro attività quotidiane. Il campione è stato sottoposto a una valutazione di tipo psicologico e i ricercatori hanno così concluso – figli di madri e padri iperprotettivi sono maggiormente a rischio della sfera depressiva. Il fenomeno sembra essere sempre più diffuso, tanto che la dottoressa Schiffrin ha deciso di studiarlo in maniera più dettagliata. L’eccesso di coinvolgimento dei genitori può creare una generazione di giovani deboli, privi di autonomia, incapaci di sopravvivere in un mondo sempre più competitivo. Questi genitori iperprotettivi, in America, hanno anche un nome: vengono definiti – genitori elicottero, perché vigilano costantemente e in modo fastidioso sulla vita dei loro figli, senza lasciare dello spazio in cui alloggiare i propri pensieri. Questo comportamento è alla base delle problematiche più o meno gravi dei figli.

Troppo controllati … o depressi per eredità?
Lo studio coincide con una precedente indagine, in cui si dimostrava di quanto il controllo eccessivo esercitato da parte delle madri sui figli nei momenti di gioco potesse provocare la nascita nei piccoli di emozioni negative. Secondo gli esperti, infatti, i bambini dovrebbero divertirsi in compagnia di una mamma che vigila e suggerisce senza imporsi eccessivamente, spingendo il bimbo a esprimere la propria creatività in modo autonomo. Se lo stimolo all’autonomia viene a mancare, i bambini vengono pressati sotto le direttive e le indicazioni materne, non imparando così a prendere decisioni in modo autonomo. Sono quindi destinati a maturare più lentamente rispetto ai loro coetanei lasciati più liberi, faticando inoltre, per raggiungere la propria autonomia da adulti. Secondo gli esperti, i genitori dovrebbero imparare a modificare il proprio stile educativo nel momento in cui si rendono conto di esercitare un eccessivo controllo sui propri figli, in modo che da adulti possano sentirsi più sicuri ed autonomi. È quindi importante cercare di fare esercizio su se stessi e, fin da quando i figli sono piccoli, cercare di stare loro vicini, vegliare perché non commettano quegli errori macroscopici che possono essere, obiettivamente, pericolosi per la loro incolumità e per gli altri bambini. È bene però lasciare un margine di libertà, all’interno del quale un bambino fin dai primi anni di vita si possa muovere, in cui possa esprimersi pur rimanendo nei margini della sicurezza della presenza del genitori.

E se fosse un problema ereditario?
Sì, quindi, alle regole essenziali, sì a vegliare con discrezione sulle attività e sui giochi dei propri figli. No a imporre i propri gusti, a voler trasformare il figlio in quello che non siamo riusciti a diventare, a scegliere per lui, dal gusto del gelato alle amicizie. Lasciamo ai ragazzi la possibilità di sperimentare la propria personalità, anche a costo di sbagliare e di prendere qualche piccolo colpo come sbucciarsi un ginocchio andando in bici. Forniamogli le protezioni e gli insegnamenti di base e lasciamolo crescere. La ricerca americana insomma, è da condividere, ma permettiamoci un piccolo dubbio: la depressione è anche una malattia di tipo ereditario. Potrebbe quindi essere possibile trovarsi davanti ad un adolescente depresso geneticamente. I disturbi dell’umore sono infatti legati sì a esperienze negative ma è coinvolto anche uno sbilanciamento in senso negativo della serotonina, il neurotrasmettitore regolatore del tono dell’umore. Un colloquio con uno psicoterapeuta può aiutare a fare emergere la problematica, anche legata al mondo dell’infanzia e dell’educazione ricevuta. Se non è sufficiente, con l’aiuto dello psichiatra si può valutare, negli adulti, un sostegno farmacologico.

Giorgia Andretti
Consulenza della dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia medica

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