prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

L’amico immaginario ai tempi del Coronavirus

17 Marzo, 2020 10:00 am

Molti bambini, soprattutto quelli un po’ timidi o semplicemente i figli unici, hanno un amico immaginario. In questo tempo di solitudine da Coronavirus è più importante che mai

Non importa quanto la famiglia sia ampia, se si abbiano fratelli o si sia figli unici: l’amico immaginario per alcuni bambini è presente e reale e lo è più che mai in questo periodo di reclusione forzata. Questa figura inizia a comparire quando il bambino vive un momento di difficoltà, di timore, come può essere quello che sta passando nei giorni di reclusione per il coronavirus. Impauriti dal mondo esterno, i bambini sentono la necessità di creare situazioni interiori, da proiettare all’esterno ricreando quelle circostanze rassicuranti di cui sentono il bisogno.

Un conforto quasi reale

Il bambino ha bisogno di avere qualcuno sul quale contare in modo assoluto. Certo, i genitori ci sono, sono affettuosi e presenti soprattutto adesso che si è costretti tutti a casa, ma il bambino deve poter contare su un personaggio simile a lui, un altro bambino, da richiamare quando ne ha bisogno e da riporre se non più necessario. L’amico immaginario è anche portavoce di emozioni e sentimenti difficili da raccontare, l’intermediario di sentimenti di rabbia, abbandono o paura che il piccolo non ha il coraggio di condividere con i propri genitori. Inoltre, è un modello da imitare, un io ideale per come si vorrebbe essere e che, impegnandosi, si potrebbe diventare. L’amico immaginario è anche la rappresentazione della parte di sé che piace meno: quella che fa i capricci, che si arrabbia, che combina piccoli guai. Se per esempio si rovescia l’acqua a tavola, il bambino dice: non sono stato io, ma il mio amico Fabio, per allontanare da sé aspetti che lui per primo non apprezza.

L’amico immaginario lascerà  spazio alla realtà

Per alcuni piccoli, insomma, l’amico immaginario ha un ruolo importante nella crescita psicologica e cognitiva. Agli adulti fa sempre uno strano effetto sentire il figlio parlare di un altro bambino, di un supereroe o di un pupazzo come se fossero reale. Forse non ricordano che, nell’infanzia, anche loro hanno vissuto un’esperienza del genere. In ogni caso non si deve intervenire, né con le sgridate né con le prese in giro, ma nemmeno si deve cercare di diventare amici a tutti i costi del suo amico immaginario. È un fatto che è e deve restare del tutto personale. Se il bambino ne parla, va ascoltato con serenità, se non ne parla non va forzato a farlo. L’amico immaginario è un’esperienza significativa, è segno di grande capacità creativa e di intelligenza e non c’è ragione di preoccuparsi. Se il piccolo non ne parla non va forzato, in caso contrario le confidenze, con rispetto e senza ironia e vanno condivise, soprattutto in questo periodo di insicurezza e isolamento. Con il tempo, crescendo, questa figura svanirà da sola.

Lina Rossi

- -


ARTICOLI CORRELATI