prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Dice sempre NO, come gestire la fase della ribellione

Ottobre 1, 2019 10:00 am

Tra i venti e trenta mesi troppo spesso i bambini rispondono NO a qualsiasi richiesta. Il fatto può innervosirci, ma è una fase di passaggio normale della crescita, non contrastiamola

Fino a qualche settimana fa era un bimbo vispo ma ubbidiente, deciso ma affettuoso. Adesso, a un anno e mezzo, è completamente cambiato: fa i capricci, si ribella a qualsiasi proposta o iniziativa e ripete sempre lo stesso monosillabo: no! Qualsiasi domanda gli si ponga la risposta è sempre la stessa. Pronunciata con decisione, quasi con aria di sfida. Non colpevolizziamoci: non è una questione di cattiva educazione o di un malessere in arrivo. Si tratta di un normale processo della crescita che va affrontato con calma e serenità, per aiutare il bimbo a maturare, evitando però che si trasformi in uno strumento per piegare gli adulti al proprio volere.

 

Quando inizia a dire no

La fase dei no inizia attorno ai diciotto ventiquattro mesi, prima di questo periodo un bambino non mette in discussione parole, suggerimenti, proposte che vengono dall’esterno. I veri capricci sono pochi e si limitano a questioni semplici, come il rifiuto di un cibo che non piace. Dopo l’anno e mezzo, il bimbo inizia a prendere coscienza della propria identità come individuo autonomo, ben distinto dalle figure genitoriali e soprattutto dalla mamma, con la quale ha avuto fino ad ora un legame simbiotico e che ha considerato un tutt’uno con la propria persona. Avverte quindi la necessità di costruire la propria identità e i propri gusti. L’unico modo a disposizione per staccarsi dalla figura con la quale si è identificato fino a quel momento, è attraverso la negazione. Il monosillabo – no – mette in discussione tutti gli aspetti che fino a quel momento ha accettato come certezze e punti di riferimento.

 

Le situazioni critiche da gestire

I no si ripetono in tutte le situazioni che vengono proposte al piccolo, le stesse che fino a poche settimane prima gli piacevano tanto. No al bagnetto, no ad andare ai giardini, no a iniziare un nuovo gioco. Il bimbo capisce il potere che questa parola ha sugli adulti e se ne serve spesso e volentieri, perché si rende conto che pronunciandola attira l’attenzione. E ha ragione: mamma e papà si sentono scoraggiati davanti a questa reazione e non sanno come comportarsi. Ed è proprio quello che il piccolo desidera: affermarsi come un individuo, non accettare più passivamente tutto quello che gli viene detto. Vuole far capire che sta crescendo e quindi anche la considerazione di mamma e papà deve crescere e cambiare assieme a lui. Quindi i genitori non devono sentirsi sfiduciati dai continui rifiuti del figlio e convincersi di non essere stati in grado di educarlo. Devono invece essere consapevoli che il piccolo sta maturando e vivendo una fase indispensabile per il suo sviluppo psicologico.

 

Gli atteggiamenti da mantenere

Verso i tre anni la fase del no si risolve da sola, quando il bambino, attraverso l’esperienza cognitiva del mondo esterno e l’ingresso alla scuola per l’infanzia, inizierà a percepire sé stesso come individuo autonomo, a capire quello che gli piace, a prendere semplici decisioni. I genitori devono aiutare il bambino in questo momento della crescita, mostrandosi comprensivi ma anche fermi. È sbagliato essere severi o sgridare il piccolo ripetendogli che non si comporta da bravo bambino. Si rischia di reprimere una naturale evoluzione, facendolo diventare timido o, al contrario, ribelle. Qualche no può essere tollerato, soprattutto se si tratta di un rifiuto a una questione di poca importanza: in questo modo il bambino ha la possibilità di sperimentare la propria indipendenza di giudizio. Sulle poche, essenziali regole dell’educazione, invece, non si deve transigere. Se, dopo una tranquilla discussione, in cui si è cercato di far capire al bambino la ragionevolezza del proprio punto di vista, il piccolo continua a opporre rifiuti, mamma e papà faranno comunque quello che avevano stabilito. In questo modo, il piccolo capirà che ci sono dei limiti e che l’autorità dei genitori non va messa in discussione. È invece un grosso errore cedere, per amor di pace, per non ferirlo o per paura che non stia bene. Non accadrà nulla di tutto questo: al contrario se si cede sempre il piccolo capirà che sarà sufficiente accanirsi con il no per far fare ai genitori sempre quello che desidera.

 

Lina Rossi

- -


ARTICOLI CORRELATI