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Influencer anche i bambini iniziano a seguirli

aprile 26, 2019 10:00 am

Sono alla scuola primaria o ancora alla materna, eppure si intendono già di stile e firme proposti dagli influencer Dobbiamo far capire che i valori della vita non dipendono dalle mode

Ai nostri tempi  si iniziava a pensare alla moda nel periodo delle medie, forse anche più tardi. Allora, però, avere un determinato paio di jeans o una particolare t-shirt significava soprattutto far parte di un gruppo, essere uguali gli uni agli altri, insomma avere una identità nella misura in cui non ci si distingueva.

 

Eccessiva importanza data all’esteriorità

Oggi, anche a causa dei messaggi pubblicitari e soprattutto dagli influencer, non sempre modelli positivi che arrivano dal mondo degli adulti, i bambini in età sempre più precoci imparano a conoscere i marchi della moda di scarpe, jeans, magliette, esattamente come sanno fiutare i giochi e i passatempi più trendy. I nostri piccoli, improvvisamente, già a sei-sette anni rifiutano di indossare le scarpe scelte dalla mamma, che fino a ieri infilava senza problemi, e non vuole più saperne di mettere quei pantaloni che pure gli piacevano tanto. Succede perché oggi i ragazzini subiscono un processo di adultizzazione sempre più precoce. Restando molto, troppo tempo davanti alla televisione e sono in possesso di uno smartphone  con app dedicate, i bambini  vengono così bombardati da spot di scarpe e indumenti vari, che trasmettono il martellante messaggio: solo se indossi le stesse cose mostrate dagli influencer sei una persona che vale. A volte il messaggio è anche indiretto: vengono mostrate situazioni positive di vacanze, viaggi, feste, momenti di incontro tra i bambini, inequivocabilmente caratterizzati da un certo codice di vestire e di comportarsi. E non si tratta solo di abbigliamento: oggi essere qualcuno significa anche possedere, per esempio, un telefonino di una certa marca. In parte anche i genitori hanno le loro colpe: molti infatti credono di fare il bene del figlio concedendo indumenti e accessori pubblicizzati e costosi, pensando di renderli appeal più per quello che possiedono, che per quello che sono.

 

L’importanza di essere e non di apparire

È difficile anche per mamma e papà andare controcorrente, restando fedeli a principi e valori un po’ tradizionali. Spesso però è sufficiente raggiungere un intelligente compromesso, per educare il figlio a quello che conta davvero, senza per questo farlo sentire un pesce fuor d’acqua. È innegabile infatti che lo stile, la moda, gli accessori, fanno parte della vita stessa. Vietare qualsiasi sfizio, negando il cellulare a oltranza, fino alle superiori, oppure sistematicamente rifiutando u quel tale indumento perché indossato dall’influencer alla moda, potrebbe portare il bambino a vivere un po’ fuori dal mondo e anche a essere preso un po’ in giro dagli amici i cui genitori si piegano al marketing. Ciascuno di noi, infatti, è il risultato anche dell’ambiente in cui vive e un certo mood non può mai essere rifiutato in toto. Quindi lo smartphone quando inizia a uscire da solo può essere concesso, ovviamente con i limiti di uso e di orario a casa. Le scarpe firmate, che possono anche essere di qualità e quindi durature, possono essere un bel regalo di compleanno, mai però per il bel voto o una promozione! Tutto questo però deve essere solo un contorno: il valore è quello che ciascuno di noi esprime da dentro, con il suo modo di esprimersi, i sentimenti, le passioni, gli interessi che vanno ben oltre l’involucro esterno fatto di oggetti, scarpe e vestiti di lusso. Con l’esempio, più che con lunghi discorsi, il messaggio subliminale che deve arrivare dalla famiglia è questo: vali di più se studi, se ti impegni nello sport, se coltivi interessi e amicizie veri e non perché sfoggi la felpa indossata dalla tal influencer. Se sei solo quello che indossi, sarai si un bell’involucro: appariscente e invidiato ma sarai esattamente come un bel pacco regalo, purtroppo, senza nulla dentro da donare a chi amerai nel futuro.

 

Giorgia Andretti

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