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Lo sviluppo del linguaggio parte dalla lallazione

marzo 29, 2019 10:00 am

Non sillabe messe insieme a caso o suoni senza senso: la lallazione è la lingua primigenia dei neonati, un modo per allenare gli organi fonatori e iniziare così la comunicazione verbale

Tra i cinque e sei mesi, pur con normali differenze tra bambino e bambino, inizia la fase che gli esperti chiamano lallazione: i piccoli emettono una serie di suoni, vocalizzi, sillabe identiche spesso ripetute. Un tempo si credeva che fossero dei semplici versi che il bambini emetteva, quasi a caso. Oggi, soprattutto dopo attenti studi neurolinguistici, si sa che la lallazione è la prima forma del linguaggio verbale tipico dei bambini. Una sorta di lingua madre, che i piccoli mettono in atto quando hanno qualche mese di vita e prima del periodo in cui iniziano a pronunciare le prime parole vere e proprie.

 

Lallazione, l’allenamento del sistema fonatorio

Gli esperti hanno notato che la lallazione è una fase che attraversano tutti i bambini del mondo, a qualsiasi latitudine vivano o cultura appartengano. Si tratta di un modo per allenare il sistema fonatorio, fatto di muscoli e terminazioni nervose, in base ai suoni che i bambini percepiscono dall’ambiente. Gli stimoli arrivano da diversi tipi di fonti ambientali. Da una parte, gli adulti che parlano con i bambini rappresentano una importante fonte di stimolazione sonora. Gli esperti hanno notato che, dai sei mesi in poi, i piccoli prestano attenzione ai genitori, ai nonni, agli adulti che si rivolgono a loro. Il loro sistema nervoso è infatti già in grado di percepire quei suoni come linguaggio e forma di comunicazione. Il cervello inizia a memorizzare questi suoni e a farli propri, tanto è vero che il bambino prova a riprodurlo con le capacità delle quali dispone. Ta-ta-ta non è ancora, per esempio, un tentativo consapevole di ripetere parole come papà, pappa, tata: questo avverrà solo dopo i dodici – quindici mesi o ancora più avanti, quando il piccolo raggiungerà la maturità anche neurologica  per capire il senso associato a certi suoni. Al momento, è soprattutto la musicalità di una parola a colpirlo: tanto è vero che quando vede un veicolo a motore, per lui non è l’auto o la moto, ma il brum-brum. Se vede un cane, può dire ba-ba o bu-bu.

 

Parliamo con lui per aiutarlo

La lallazione è insomma una fase essenziale nella maturazione neurolinguistica del bambino, dunque va assecondata e non saltata pensando che il bambino sia già in grado di parlare, ma nemmeno sottovalutata pensando che sia troppo piccolo per comprendere i suoni. In questa fase è anzi giusto favorire la grande attenzione che il bambino nutre per l’ambiente esterno e anche per il suono. Senza stordirlo ovviamente, quando lo si porta a spasso è giusto fargli conoscere il mondo esterno parlandogli con calma, in modo chiaro e senza inflessioni, cercando di aiutarlo ad associare un’immagine a un suono e, quindi, abituarlo poco per volta al senso corretto: guarda la macchina brum-brum, ecco il cagnolino bau-bau e così via. E’ giusto parlare al bambino anche quando si è in casa insieme e si cucina: prendiamo la pentola, scegliamo la pasta e così via, mostrandogli di volta in volta gli oggetti. Il bambinese andrebbe evitato, anche se è indubbiamente molto tenero: il piccolo inizialmente parlerà così perché non sa ancora articolare bene i suoni, non perché capisca solo quel modo di parlare. E attenzione se non inizia la lallazione almeno verso i sette-otto mesi: potrebbe avere un piccolo difetto uditivo  è bene parlarne subito con il pediatra.

 

Lina Rossi

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