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La violenza sui bambini è il fallimento degli adulti

febbraio 18, 2019 10:00 am

Picchiare i bambini oltre ad essere un gesto inaccettabile è la conferma del fallimento totale degli adulti, è solo la valvola di sfogo per essere stati a loro volta educati con la violenza

Chi di noi non è inorridito davanti alla notizia dei giorni scorsi a proposito della notizia della bambina di Genzano di appena ventidue mesi, picchiata dal compagno della madre con una tale violenza da farla finire in ospedale in gravissime condizioni. La notizia che la piccola si sta riprendendo contribuisce solo in parte ad alleviare la pena. E che dire poi del bambino di Cardito, a soli sette anni ha perso la vita per mano del compagno della mamma mentre la sorellina è ancora ricoverata, anche lei in gravissime condizioni.  Entrambi i bambini sono stati vittima di violenza solo perché piangevano o perché non ubbidivano ai comandi dei compagni scelti dalle loro mamme come … sostituti paterni, tanto da affidarglieli durante le loro assenze! Ci auguriamo che casi come questi restino isolati, purtroppo in tante case ci sono genitori che ricorrono troppo spesso alla violenza, anche solo sotto forma di schiaffo in viso o di sculacciata per educare i propri figli.

 

Anche uno schiaffo è diseducativo

Punire fisicamente un bambino è un metodo inutile se destinato all’educazione. La violenza genera altra violenza e di certo aiuta a non ripetere più l’errore commesso. Im questi casi il bambino è tenuto a freno soltanto dal terrore di riprovare nuovamente un dolore fisico, ma non si pone il problema di aver commesso qualcosa di sbagliato. Si tratta, insomma, solo di una forma di coercizione, di un divieto che non viene motivato da alcuna spiegazione. Inoltre, nell’infanzia si tende a considerare tutti gli adulti come modelli, siano essi genitori o insegnanti e questa convinzione si imprime in modo significativo nella memoria del bambino. Egli tende quindi a ripetere quello che viene fatto a lui. Se viene trattato con violenza, è molto probabile che diventi a sua volta un violento. Così sarà portato ad alzare le mani sugli amici, quando non condivideranno le sue idee e per tutta la vita sarà segnato da una tendenza alla violenza in quanto non ha avuto modelli autorevoli ed educativi ai quali fare riferimento. Insomma, picchiare un bambino significa quasi sempre farne un adulto irragionevole e aggressivo.

 

Le punizioni corporali non aiutano a crescere

La punizione fisica, insomma, non è formativa, non propone un insegnamento per il futuro e non spinge a migliorare. Non mette in discussione le dinamiche che hanno causato un certo comportamento e non propone un’alternativa. Inoltre, gli schiaffi o le sculacciate, come anche le punizioni eccessivamente pesanti, rappresentano il fallimento totale dell’autorevolezza dell’adulto, che per un bambino è l’esempio da seguire. Alzare le mani su un essere piccolo, più indifeso di noi, non è solo un gesto di una vigliaccheria senza pari: è anche l’ammissione di non essere capaci di tenere a freno la propria frustrazione e l’ammissione di essere un fallimento come educatore. Evidentemente il buon esempio, le parole, lo sguardo severo e il muto linguaggio del – questo non si fa – non sono stati messi in pratica con l’adulta quando era bambino e l’unica soluzione è alzare le mani. Le punizioni non hanno mai aiutato   l’educazione

 

Le regole sono necessarie per ben educare

È importante che i genitori trascorrano del tempo con i figli e siano disponibili ad ascoltarli e a parlare con loro. Tra genitore e figlio deve esistere una scala gerarchica naturale, che va rispettata, i genitori non sono amici, tra amici il discorso è diverso, loro sono tutti uguali. Solo educando il rispetto per il genitore un bambino potrà trasferire questo modello anche agli insegnanti e si abituerà istintivamente a considerarli figure rassicuranti e disponibili, ma alla quale si deve il rispetto. L’educazione deve passare quindi attraverso le regole e il rispetto per il –NO – quando questo è necessario. Il libro – I no che aiutano a crescere –  di Asha Phillips dovrebbe essere letto dal primo giorno in cui si diventa genitori.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Psichiatra, psicologo, psicoterapeuta

Resp. Scientifico Guidagenitori.it

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