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Ragazzini e adolescenti: è giusto aiutare in casa

gennaio 31, 2019 10:00 am

Fin dai primi anni di vita è corretto e importante abituare i nostri figli a collaborare in casa. Non occorre affidare loro compiti difficili, è sufficiente responsabilizzarli in base all’età

La famiglia è una sorta di piccola azienda, è una società in miniatura dove ciascuno ha compiti ben precisi. Collaborare alla conduzione della casa, alle incombenze della quotidianità è quindi una faccenda che tocca un po’ tutti i componenti del nucleo famigliare. Per fortuna sono lontani i tempi in cui a occuparsi di tutto erano i famosi: angeli del focolare domestico. Oggi il ruolo delle donne in famiglia si è  triplicato: lavoro in casa, lavoro in fabbrica o in ufficio e… lavoro di genitore, è quindi importante che sia  il papà e sia i figli facciano la loro parte. Non si tratta solo di puro e semplice aiuto domestico: suddividersi i compiti è altamente educativo perché insegna a dare una mano anche a crescere, imparando poco per volta una forma di autonomia in casa.

 

L’aiuto al tempo della scuola dell’infanzia

In primo luogo, serve il buon esempio: è inutile pretendere che i figli, soprattutto quelli di sesso maschile, aiutino in casa se il padre, l’adulto da imitare è immobile. Varrebbe la pena dare uno sguardo alle famiglie del nord Europa, dove la parità dei ruoli è un fatto più reale che da noi e i maschi di famiglia aiutano in casa.  Inoltre,  un bambino difficilmente è in grado di dare una mano prima del compimento del terzo anno di età. Solo da questa epoca in poi un bambino inizia ad acquisire il senso dello spazio e capisce che ogni oggetto ha il suo posto. Alla scuola materna, infatti, le educatrici abituano i bimbi a riordinare i giochi dopo le attività. Lo stesso si può fare a casa. Una volta che il piccolo ha concluso le sue ore di gioco, prima della cena o di andare a nanna è giusto abituarlo a riordinare le macchinine, le costruzioni, i pupazzi. Non occorre un ordine perfetto, è sufficiente che siano sistemati in uno scatolone o su un ripiano che il piccolo possa raggiungere facilmente, senza dover salire su sedie o sgabelli.

 

L’aiuto al tempo della scuola primaria

Dai sei anni e fino agli otto-nove circa, un bambino deve aver rinforzato le mansioni apprese prima, come mettere a posto la sua stanza. È il momento di aggiungere qualche compito un po’ più impegnativo. A questa età non è più accettabile che si lascino gli indumenti in giro per la stanza: è necessario insegnare ai rgazzini che vanno raccolti e, se sono sporchi, vanno portati nel cesto vicino la lavatrice, mentre se si possono ancora indossare vanno riposti su una sedia. In questa fase è molto importante gratificare il bambino con parole di incoraggiamento con frasi del tipo: sei davvero in gamba, in tuo aiuto è insostituibile, mi hai dato una grande mano. Si può anche chiedere di svolgere qualche mansione in cucina, in genere piace molt pasticciare come imburrare la teglia, sgranare i fagioli, apparecchiare la tavola ovviamente senza fargli maneggiare oggetti taglienti o fragili.

 

L’aiuto al tempo delle medie

Verso i dieci anni un ragazzino sa organizzare anche compiti più complessi. È necessario a questo punto che il ragazzino sia assolutamente autonomo nel preparare lo zaino scolastico e nel lavarsi da solo, anche se è opportuno sorvegliarlo soprattutto nell’uso l’asciugacapelli va ancora gestito da una persona adulta. Il ragazzino è in grado di rifarsi il letto da solo: un compito, questo, che almeno all’inizio può essere riservato al fine settimana, quando non c’è il tempo contato perché si deve correre a scuola. Infine, se a dieci anni un bambino esce già da solo, sarà felice di svolgere piccole commissioni per la famiglia, come comprare il pane o il giornale all’edicola vicino a casa.

 

Sahalima Giovannini

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