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Educare i bambini al rispetto dei diversamente abili

gennaio 24, 2019 10:00 am

Dopo i cinque anni i bambini iniziano a rendersi conto della diversità delle persone con difficoltà sensoriali: è bene insegnare loro il rispetto e quale atteggiamento assumere

Fino ai quattro-cinque anni circa, i bambini non si accorgono nemmeno se una persona, adulto o ragazzino che sia, mostri un problema sia fisico sia cognitivo. Dopo questa età, quando i bambini divengono più attenti a quello che accade attorno a loro, iniziano a rendersi conto delle eventuali differenze rispetto alla disabilità. Ciò che è diverso diventa elemento di osservazione, perfino di interesse pur senza malizia. Spesso infatti un bambino, a cinque-sei anni, vedendo una persona seduta su una seggiola con ruote, punta il dito e vuole sapere di che cosa si tratta.

 

La diversità: una curiosità che va esaudita

In questa fase, però, non c’è ancora la reazione di timore o di rifiuto che compare più tardi. È allora il momento di spiegare qualcosa ai bambini. Dire loro semplicemente: non guardare, fai finta di niente, significa lasciarli con una curiosità che in seguito troverà risposte sbagliate e che potrà indurre timore del diverso. Ignorare, fare finta di nulla nella convinzione che siano troppo piccoli per capire e che le cose saranno spiegate in seguito, significa solo lasciare un vuoto nei confronti di una situazione che esiste e con la quale avranno a che fare in tutti gli ambiti della vita. Lasciare un bambino a confrontarsi da solo con questa realtà significa che non imparerà mai che la diversità è un altro modo di essere, con limiti ma anche con indubbie risorse. E c’è il rischio che le curiosità non appagate e i timori che non ricevono rassicurazione possano trasformarsi in atteggiamenti di bullismo nei confronti di chi è percepito come doverso.

 

Senza spiegazioni del problema nascono altri problemi

Nell’età dello sviluppo, un bambino non ha una precisa immagine di sé, quindi può vivere il difetto fisico di un compagno o le sue difficoltà di apprendimento come qualcosa di pericoloso. Un bambino, in questa fase della crescita, va alla ricerca del consenso sociale, alla conquista dell’approvazione degli adulti e dei coetanei, quindi la diversità si rivela come una possibile minaccia: il bambino potrebbe pensare –  e se succedesse anche a me? Questo pensiero può portare a ignorare la persona oppure a rifiutarla, con atteggiamenti di esclusione o addirittura di prese in giro e persecuzione. È giusto quindi parlare ai bambini della diversità, cercando di spiegare con parole semplici l’origine di un problema fisico o di un deficit cognitivo. Si deve anche spiegare che può succedere, ma che non per questo una persona va temuta o esclusa: il bambino deve percepire che dietro l’anomalia c’è una persona con le sue difficoltà, ma anche con i suoi desideri e le sue potenzialità. Basta portare gli esempi delle molte persone che pur essendo prive di vista hanno avuto successo come cantanti o i numerosi atleti paralimpici che hanno performance eccezionali. O i ragazzini con autismo, che parlano poco ma hanno risultati fuori dal comune a scuola. E c’è stato il caso recente di una ragazza con sindrome di Down che ha preso la laurea con ottimi voti. Si deve far capire che la diversità rappresenta una difficoltà, ma che può essere anche una risorsa se si hanno la capacità e la volontà, oltre che la fiducia di quanti stanno intorno. Per questo, tante volte gli amici con difficoltà cognitive o motorie, un tempo escluse, possono costituire uno splendido modello di forza e intelligenza.

 

Giorgia Andretti

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