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L’importanza di educare all’aiuto degli altri

aprile 26, 2018 10:00 am

Dopo il primo anno di vita, i bambini sono già in grado di aiutare gli altri, anche se in mansioni molto semplici. L’imitazione degli adulti è essenziale nel percorso educativo e di crescita

Non è mai troppo presto per avviare i bambini sull’edificante strada dell’aiuto al prossimo: questo non significa certo farli sgobbare o approfittarsi di loro, ma renderli in grado e felici di fornire quel poco di aiuto commisurato alla loro età e capacità. È un modo per responsabilizzarli, farli sentire utili, è una sensazione gratificante, aumentando la loro autostima attraverso la capacità di sentirsi indipendenti. Tra l’altro, sembra che già a un anno di età i bambini siano in grado di fornire un piccolo aiuto agli altri.

 

Già a un anno sanno aiutare

Poco dopo l’anno di vita, i bambini sanno porgere alla mamma, per esempio, un oggetto per lei distante, o raccogliere un giocattolo che è caduto. L’imitazione dei comportamenti altrui gioca in questo un ruolo molto rilevante. Se, in altre parole, in casa i bambini respirano uno spirito collaborativo, saranno propensi a imitarlo. Lo evidenzia uno studio dell’Università di Münster e della Free University Berlin, in Germania, pubblicato sulla rivista Child Development. La ricerca è stata condotta tramite due esperimenti che hanno coinvolto nel complesso 91 bimbi di 16 mesi, che vivevano in città di medie dimensioni. Nel primo studio, i bambini hanno ripetutamente osservato un adulto che aiutava o non aiutava un’altra persona che mostrava di aver bisogno di un oggetto. Per esempio, un ricercatore aveva necessità di tre tazze per costruire una torre, ma non riusciva a raggiungerle. I bimbi hanno avuto l’opportunità di aiutare e quasi la metà lo ha fatto quando hanno visto un adulto che a propria volta lo faceva, mentre solo pochi hanno aiutato dopo aver osservato un adulto che non faceva nulla.

 

Genitori, cerchiamo di dare l’esempio

Il secondo esperimento ha cercato di determinare se i bimbi semplicemente imitassero il comportamento che avevano visto o se fossero più selettivi e considerassero la necessità della persona che voleva l’oggetto. Lo scenario era simile al primo, ma in una delle condizioni l’adulto non ha avuto bisogno dell’oggetto. Ancora una volta, i bambini che avevano visto una persona aiutare erano più propensi a farlo volta quando veniva data loro l’opportunità, ma quando l’adulto mostrava di non aver bisogno dell’oggetto, i piccoli erano un po’ meno inclini a imitare il comportamento collaborativo. Quindi quando il proprio bambino arriva all’anno e mezzo di età, può senz’altro contribuire, nel suo piccolo, a qualche semplice gesto di collaborazione. È sufficiente che, prima della nanna, si mettano tutti i giochi nel cesto della notte, oppure che, a tavola, passi al papà il pane o il cucchiaio, mai oggetti fragili o taglienti. Ancora, se butta in terra un cuscino può essere lui stesso a raccoglierlo, non la mamma al suo posto. Le mansioni devono essere commisurate alla reale capacità motoria e forza, ovviamente non devono mettere il bambino in situazioni pericolose. Così facendo, con il passare del tempo il bambino acquisirà una sempre maggiore autonomia. Il tutto deve essere controbilanciato da un clima generale di collaborazione in casa. Se, per esempio, il papà non alza un dito per le faccende domestiche, lasciando che sia la compagna a fare tutto… il bambino soprattutto se di sesso maschile potrebbe sentirsi autorizzato a non prestare la propria collaborazione.

 

Giorgia Andretti

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