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Fosfati, per una buona salute vanno ridotti

giugno 20, 2019 10:00 am

Secondo l’Efsa, è importante limitare i fosfati nell’alimentazione per tutelare i giovani. Livelli eccessivi di queste sostanze, infatti, possono provocare disturbi al benessere

Si parla molto poco dei fosfati, purtroppo a torto. Queste sostanze sono molto diffuse negli alimenti perché ne esaltano il sapore, rendendoli quindi più appetibili oltre a contribuire alla loro buona conservazione.  Secondo la Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare, l’assunzione nei bambini e negli adolescenti supera i livelli di sicurezza.

 

Troppi fosfati nei menù quotidiani

L’assunzione totale di fosfati dagli alimenti può superare i livelli di sicurezza tra minori e adolescenti, andrebbero invece introdotti limiti per il loro impiego come additivi negli integratori alimentari. I fosfati sono nutrienti essenziali che possono essere presenti naturalmente negli alimenti, ma sono anche aggiunti come emulsionanti o conservanti in un’ampia gamma di prodotti.  Secondo gli esperti, gli additivi contribuiscono dal 6 al 30% dell’assunzione totale di fosfati attraverso la dieta. L’Efsa ha individuato una dose accettabile giornaliera per queste sostanze, ha indicato che questa nuova dose può essere superata più facilmente da minori e adolescenti, e raccomandato alle istituzioni Ue di introdurre limiti, oggi inesistenti, per i fosfati usati come additivi negli integratori alimentari.

 

Fosfati, rischi per la salute

L’accumulo nel corpo di questi componenti è stato collegato al rischio di ipertensione e malattie cardiovascolari. Tutto dipende dai livelli dell’ormone FGF23, che si alza in seguito a una dieta ricca di fosfati. I cibi naturalmente ricchi di fosfati sono il formaggio fuso : formaggini, fette e simili, il formaggio grana – o parmigiano – le bevande tipo Cola, il lievito e altri cibi. In quantità modeste non fanno male. Se però si ingeriscono grandi quantità di fosfati viene stimolata la produzione dell’ormone FGF23 che sembra avere un effetto negativo sul sistema cardiovascolare. Alcuni ricercatori dell’unità di Fisiologia, Fisiopatologia e Biofisica presso l’Università Vetmeduni di Vienna hanno scoperto che l’FGF23 controlla il riassorbimento nei reni del sodio filtrato. Al contrario se non è presente il FGF23 viene espulsa una maggiore quantità di sodio con le urine, con conseguente abbassamento della pressione sanguigna. I soggetti con alti livelli di FGF23 presentano alti livelli di sodio nel sangue e una conseguente elevata pressione sanguigna. FGF23 controlla anche i livelli di calcio. Al pari del sodio, il calcio è filtrato nei reni e riassorbito nel corpo. Ma se questo riassorbimento non avviene, il corpo perde il calcio. In più, alte concentrazioni di FGF23 portano a un aumento dei depositi di calcio da parte dei reni che si traduce in calcificazione vascolare.

 

I fosfati causano anche iperattività

Secondo altre ricerche, i fosfati in eccesso sarebbero responsabili anche della ADHD,   ossia il disturbo da deficit di attenzione, causando nei più piccoli problemi del comportamento che vanno da instabilità emotiva ad aggressività, passando per impulsività, tic, insonnia e difficoltà psicomotorie. Un eccesso di fosfati infatti rende difficile la produzione della noradrenalina, un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali che hanno il compito di regolare gli impulsi nervosi verso il cervello. Inoltre questo ormone ha il compito di collegare la sede del pensiero con il cervello limbico, che presiede alle emozioni. Attenzione quindi a non eccedere con i cibi troppi ricchi di fosfati: se alcuni alimenti sono utili,  possono essere evitati proponendo ai bambini cibi già pronti, dove queste sostanze sono utilizzate come conservati.

È il caso dei prodotti industriali, dalle merendine agli snack e alle bibite. Individuarli non è semplice perché spesso nella lista degli additivi sotto forma di coloranti, aromi ed esaltatori di sapidità. Anche in questo caso, cibi più naturali significano cibi più poveri di fosfati.

 

Lina Rossi

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