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Sale, i nostri bambini ne consumano troppo

marzo 20, 2018 10:00 am

I bambini italiani, come anche i loro genitori, purtroppo, consumano troppo sale: non solo come sale aggiunto ai cibi, ma anche contenuto in alimenti lavorati dalle industrie alimentar

Agli italiani piace mangiare salato: decisamente troppo salato, come ha di recente sostenuto il Ministero della Salute, in occasione della Settimana mondiale di sensibilizzazione per la riduzione del consumo alimentare di sale, in programma dal 12 al 18 marzo. Esagera con il sale aggiunto il 90% degli adulti e il 91% dei bambini tra i sei e i diciotto anni. I soggetti ipertesi, coloro che come prima misura curativa dovrebbero ridurre la dose di sodio, esagerano nell’85% dei casi. Questi valori sono ben lontani dal fabbisogno e significa che i 5 grammi giornalieri raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità vanno ben oltre. La Settimana mondiale di sensibilizzazione, promossa dalla World Action on Salt & Health – Wash, vuole incoraggiare le multinazionali alimentari a ridurre il sale nei loro prodotti e a sensibilizzare i governi sulla necessità di un’ampia strategia per la riduzione del consumo di sale nella popolazione.

 

Una quantità davvero eccessiva

In Italia, secondo i dati del ministero, il 95% degli uomini e l’85% delle donne consuma rispettivamente più di 10 e 8 grammi di sale al giorno. Tra gli ipertesi superano i 5 grammi giornalieri oltre il 90% degli uomini e l’80% delle donne, mentre tra i 6 e i 18 anni il 93% dei ragazzi e l’89% delle ragazze consumano rispettivamente 7,4 e 6,7 grammi di sale giornalieri. Il troppo sale ha impatto negativo non solo sulla pressione arteriosa del sangue, che aumenta a sua volta il rischio di patologie cardio-cerebrovascolari come infarto e ictus, ma anche per i tumori dell’apparato digerente, dell’osteoporosi e delle malattie renali. Il killer bianco, così viene definito il sale, deve essere eliminato prima di tutto riducendo il consumo domestico. Proviamo a diminuire l’aggiunta di sale nell’acqua di cottura della pasta, riso, verdure e minestre. Evitiamo di aggiungere sale aggiunto a tavola sui piatti di pesce, carne e uova, questi possono tranquillamente essere insaporiti con spezie ricche di antiossidanti. Gli alimenti conservati sotto sale vanno consumati con moderazione, quindi salumi, formaggi stagionati, cibi in scatola, acciughe e altri similari non dovrebbero essere consumati più di una volta la settimana. Attenzione agli insospettabili: il sale abbonda nel pane industriale, nei dolci e nei biscotti, ma anche nei piatti già cucinati, dove ha anche una funzione di conservante.

 

Le indicazioni dell’OMS

Secondo gli esperti, il 64% del sale che assumiamo proviene infatti dai prodotti presenti sul mercato, soprattutto pane, prodotti da forno, formaggi e salumi o è naturalmente presente in alcuni alimenti. Il sale aggiunto a casa, in cucina e a tavola, sebbene fondamentale, influisce invece solo per il 36%. Per ridurre il consumo di sale fino al valore massimo raccomandato dall’OMS, di 5 grammi al giorno, sono indicate 5 azioni concrete. La prima è quella scolare e sciacquare sotto acqua corrente tutti i cibi in scatola: legumi e verdure e mangiare più frutta e verdure fresche. La seconda è di provare a diminuire gradualmente l’aggiunta di sale ai piatti preferiti, in modo da far adattare il palato al nuovo gusto. Terzo in cucina per dare sapore, al posto del sale usare erbe, spezie, aglio e limone e tenere il sale e le salse salate lontano dalla tavola, in modo da non far prendere ai giovani l’abitudine di aggiungere sale. Da ultimo controllare le etichette dei prodotti alimentari prima di acquistarli e scegliere quelli a minor contenuto di sale. Le buone abitudini però vanno acquisite fin dall’infanzia: se si attende di essere adulti è difficile modificare le consuetudini e, nel frattempo, i danni alla salute si sono già insediati. Sono fin troppi i bambini e ragazzi che soffrono di problemi di ipertensione arteriosa.

 

Sahalima Giovannini

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