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Bambini e carenza di vitamina D in inverno

8 Gennaio, 2016 9:31 am

Secondo gli esperti, la metà dei bambini italiani sono soggetti a carenza di vitamina D, essenziale per il fissaggio del calcio nelle ossa e per lo sviluppo neuro-muscolare.

Sono lontani i tempi in cui i bambini erano soggetti a problemi di rachitismo, la responsabilità era da attribuire alla cattiva alimentazione e scarsa esposizione alla luce solare. Il sole fondamentale per garantire un adeguato approvvigionamento di vitamina D. A distanza di anni la carenza della vitamina per la salute delle ossa non è migliorata. Secondo quanto denunciato dai pediatri nel corso di una conferenza organizzata dalla Società Italiana di Pediatria e dalla e della Società Italiana di Pediatria Preventiva e sociale – SIPPS, in collaborazione con la Federazione Medici Pediatri – FIMP, nel nostro paese almeno la metà dei bambini continuano ad avere una carenza di questa importante vitamina.

L’importanza della vitamina D
Secondo gli esperti, in media la carenza di vitamina D colpisce un bambino su due, ma in certe zone del nostro paese, specie quelle più al nord, con scarsa irradiazione solare, si raggiungono punte del 70%. Il problema riguarda bambini piccoli, ma anche ragazzini in età scolare e in adolescenza. Si tratta di un problema non da poco, perché la vitamina D svolge una serie di funzioni insostituibili nell’organismo. Questa sostanza aiuta l’organismo a fissare nelle ossa gli ioni calcio introdotti con l’alimentazione, attraverso i cibi che ne sono ricchi: latte e formaggi, verdure a foglia verde e pesce. L’organismo umano per utilizzare il calcio ha la necessità avere a disposizione un buon quantitativo di vitamina D, infatti, la sua carenza impedisce alle ossa di fissare il calcio, anzi, verrà addirittura eliminato dal sistema. Inoltre, la vitamina D aiuta a prevenire malattie autoimmuni, forme di asma e sembra anche che un inadeguato apporto sia collegato all’insorgenza di alcune forme tumorali, in età adulta.

A cosa è dovuta la carenza della vitamina D
Le cause che portano all’insufficiente quantitativo della vitamina posso essere molte, una di queste è la scarsa esposizione alle radiazioni Ultra-Violette emesse dal sole. Nel nord Italia l’autunno inizia presto e la primavera tarda ad arrivare, quindi sono pochi i giorni in cui un bambino può esporsi adeguatamente al sole. Ma anche tanti piccoli che vivono al sud o nelle isole rischiano la carenza di questa sostanza, la tendenza dei bambini è di passare molto tempo davanti ai qualsiasi tipo di monitor e quindi restare tra le pareti di casa. I bambini hanno bisogno di giocare ma all’aperto, nei giardini, nei cortili.. ovunque purché all’aperto e irradiati dal sole. La carenza della vitamina delle ossa è evidente anche tra i numerosi figli degli immigrati del Nord e centro Africa, infatti, la pelle scura funge da filtro ai raggi solari che restano schermati e quindi non riescono a raggiungere in profondità gli strati cutanei, dove avviene la sintesi della vitamina D.

Come procurarsi abbastanza vitamina
Fortunatamente è possibile invertire il bilancio negativo della vitamina D, è sufficiente modificare lo stile di vita per aumentarne nell’organismo la quantità. In primo luogo, è bene approfittare dei mesi estivi per fare una buona scorta di esposizione al sole. Se si resta a torso nudo, per esempio in spiaggia o in maglietta e pantaloncini viene sintetizzata una buona quantità di vitamina D, ovviamente utilizzando un solare adeguato per non ustionare la pelle. La quantità di vitamina prodotta in eccesso viene immagazzinata nel fegato, come scorta per i mesi invernali quando la luce solare è minore. Ma anche in autunno e in inverno, nulla vieta di uscire di casa, anzi, lo stare fuori per un’oretta, con il viso e le mani esposte al sole, aiuta a far produrre all’organismo la vitamina D necessaria. Infine, il cibo ne è una buona fonte: il latte, i formaggi, lo yogurt, il pesce, soprattutto il salmone e il tuorlo dell’uovo ne sono ricchi. Questi cibi devono quindi comparire regolarmente sulla tavola dei bambini. L’integrazione di vitamina D è necessaria solo nel caso in cui il malassorbimento è dovuto a malattie autoimmuni, in quel caso sarà il pediatra a stabilire cosa e come prendere.

Giorgia Andretti

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