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Frutta, verdura e… pesticidi

maggio 27, 2004 12:00 pm

Il rapporto annuale di Legambiente conferma i rischi nascosti nel piatto: ecco come possiamo difenderci Fragole, mele, uva, insalata, peperoni e… pesticidi. Nonostante allarmi e divieti ogni giorno in Italia, grandi e piccoli, continuano a mandare una consistente quantità di residui di antiparassitari, erbicidi e fungicidi. Spesso superiore alle soglie considerate a rischio per la…

Il rapporto annuale di Legambiente conferma i rischi nascosti nel piatto: ecco come possiamo difenderci

Fragole, mele, uva, insalata, peperoni e… pesticidi. Nonostante allarmi e divieti ogni giorno in Italia, grandi e piccoli, continuano a mandare una consistente quantità di residui di antiparassitari, erbicidi e fungicidi. Spesso superiore alle soglie considerate a rischio per la salute. E’ quanto afferma il rapporto “Pesticidi nel piatto 2004” curato da Legambiente e presentato nei giorni scorsi in una conferenza stampa organizzata da Salute & Gusto, lo sportello sulla sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino. Il rapporto di quest’anno rileva che sostanzialmente nulla è cambiato nei dati generali riguardanti i pesticidi residui su frutta e verdura, rispetto ai dati dell’anno scorso. Secondo le analisi di laboratorio effettuate da Asl, Arpa e altri enti, ed elaborati da Legambiente “se è vero che la percentuale dei campioni di frutta in cui la quantità di pesticidi rilevata ha superato il limite fissato dalla legge è rimasta invariata rispetto allo scorso anno (il 2%), su un totale di 3.860 campioni di frutta analizzati, oltre il 50% (1.937 campioni tra irregolari, regolari con un unico residuo e regolari con più residui) sono contaminati da principi attivi adoperati in agricoltura”.

Meno rischi con la frutta italiana
Il rapporto sostiene però che la frutta di produzione italiana risulta migliore di quella importata, infatti sono per lo più campioni di frutta provenienti dall’estero a rivelarsi ‘fuorilegge’. Un po’ meno a rischio la verdura, con il 78,1% di campioni senza residui, su un totale di 3.893. Sul 14,1% dei campioni analizzati (549) è stata rilevata la presenza di un pesticida, mentre il 6,1% (237) presenta più pesticidi nello stesso prodotto. Il dato positivo rilevato dal rapporto è “la maggiore attenzione dei laboratori regionali che, rispetto al 2003, hanno effettuato più controlli, mentre non vi è però nessuna novità legislativa che regoli la presenza di multiresidui, un vero buco nella legislazione sulla sicurezza alimentare. E dal rapporto emergono non pochi casi eclatanti di frutta e verdura in cui si rileva la presenza di più pesticidi contemporaneamente e complessivamente nel 15,2% dei campioni analizzati si trovano tracce di più di un principio attivo, in alcuni casi fino a 5 contemporaneamente”.

I ritardi della normativa
“La nostra legislazione – sottolinea Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente – è, vecchia di oltre 30 anni. Continuano a non esistere limiti di legge alla compresenza di principi attivi negli alimenti. Nella più completa ignoranza del principio di precauzione, dunque, oltre a consentire lþimpiego di sostanze come per esempio il captan, il dimetoato, il metidation o il procimidone e il vinclozolin, tutte indicate dall’Epa (Environmental protection agency) come possibili cancerogeni, la nostra legge non tiene minimamente conto dei rischi legati alla compresenza di più sostanze nella frutta e nella verdura. Gli effetti sulla salute umana della miscela di pesticidi impiegati in agricoltura rimangono unþincognita contro la quale non è prevista tutela”. “Per fortuna la crescita culturale degli agricoltori nel nostro Paese continua Ferrante – negli ultimi anni è servita a ottenere una forma di autoriduzione significativa nell’uso della chimica in agricoltura e infatti oggi i rischi per i cittadini provengono molto spesso da prodotti importati dall’estero, ma i buchi nella legislazione italiana continuano a permettere pratiche che andrebbero invece vietate”. E’ il caso dei rischi associati all’impiego di fungicidi, e in particolare dei fungicidi ditiocarbammati (ethylene-bis-dithiocarbamates, EBDC), tipo Mancozeb e Maneb Ora, in Italia, nell’area di produzione del prosecco di Valdobbiadene il Mancozeb viene distribuito sui vigneti direttamente dagli elicotteri. E tutto ciò in aree fortemente abitate”.

Come possiamo difenderci
La prima e fondamentale regola per difendersi dai residui dai pesticidi è quella di lavare accuratamente
qualunque alimento fresco. Per quanto riguarda la frutta, andrebbe privilegiata quella a buccia “dura”, come mele e pere, perché l’agente chimico utilizzato per la coltivazione spesso non riesce a oltrepassare la barriera costituita appunto dal rivestimento esterno del frutto. Sarà quindi molto più agevole eliminare, almeno parzialmente, il rischio di ingerire queste sostanze, sbucciando la frutta. Tutta la frutta, prescindendo dalla tipologia e dalle caratteristiche, va comunque lavata con l’aggiunta di sostanze naturali come aceto e bicarbonato o amuchina ed euclorina, se si vogliono utilizzare agenti sintetici. In questo modo si elimina fino al 99% dei pesticidi presenti. Per la verdura è sempre consigliabile sottoporla a cottura, procedimento che consente di rimuovere dal 70% al 90% dei residui chimici.

In Rete:
Legambiente

Matteo De Matteis

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